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“À la mode francaise”, ma non è solo moda

“À la mode francaise”, ma non è solo moda

Vigo di ton. La moda come espressione per antonomasia di un universo femminile esclusivamente capriccioso e civettuolo? Sarebbe farle un torto! Soprattutto da quando nel XIX secolo diventa specchio delle complessità di una società in veloce trasformazione. La prova? La sua interazione, per esempio, con le arti. Come non pensare a Emma Bovary o ai ritratti, i cui protagonisti sono spesso gli abiti, più che i soggetti effigiati?

A partire dall’Ottocento, e per molti decenni, è Parigi ad avere la leadership nel settore e la Francia è il solo Paese a presentare la moda alle Esposizioni universali. Le riviste tematiche, poi, rigorosamente edite in Francia, conoscono ampia diffusione in tutta Europa e, attraverso le loro illustrazioni, mostrano non solo abiti, ma anche comportamenti “globalizzati” di una ritualità regolata da norme ferree che non concedono deroghe. A ogni momento della giornata, infatti, corrispondeva una tenuta ben precisa (oggi si direbbe outfit), così come per ogni circostanza. Per esempio, si richiedevano toilette differenti quando ci si recava a colazione, piuttosto che a pranzo o a cena oppure se si passeggiava a piedi o in automobile o, ancora, se si partecipava a una riunione in giardino o nel salotto di casa. Ecco perché un viaggio di pochi giorni, soprattutto per una donna, poteva trasformarsi in un “trasloco” da incubo!

Nelle riviste, immagini di grande formato, accompagnate da testi ridotti a poche righe, vanno incontro alle richieste di un pubblico sempre più vasto, anche aristocratico, desideroso di tenersi aggiornato su quanto succedeva nella capitale della moda. In territorio trentino lo dimostra la presenza all’interno della Biblioteca Thun (conservata, insieme all’archivio della famiglia, presso l’Archivio provinciale di Trento) di un’importante raccolta di riviste di moda di anni compresi fra il 1857 e il 1900. Venti, per esempio, sono le annate de “La mode française” e molti i numeri de “La mode illustrée” e de “La Novità”, edita da Sonzogno a Milano, che permettono di seguire il percorso della storia della moda dalla crinolina alla Belle époque. Adesso alcune di queste riviste ritornano dov’erano conservate, cioè nel locale della torre di Castel Thun a Vigo di Ton, dove un tempo era ospitata la ricca biblioteca della famiglia Thun, nucleo centrale del percorso espositivo della mostra “À la mode française” che verrà inaugurata oggi 14 giugno alle ore 18 e sarà visitabile fino al prossimo 27 ottobre. «Le riviste raccolte nella biblioteca Thun – spiega la curatrice, la storica dell’arte Emanuela Rollandini – appartenevano alle figlie di Matteo Thun, Giovanna, Maria Teresa e Maria Antonia, nate a metà Ottocento, ovvero dopo gli anni della disillusione politica e, per Matteo, del declino economico. Il tenore della famiglia era cambiato e le contessine per le loro mise non si rivolgevano più ai grandi atelier della moda di Parigi o Milano, come facevano la mamma e la nonna. Erano, quindi, le tavole illustrate delle riviste a tenerle aggiornate e a fornire modelli per abiti all’ultima moda da farsi confezionare dalle modiste trentine». Vere e proprie chicche della mostra sono, fra gli oltre cento rinvenuti nella Biblioteca Thun, i venti figurini, restaurati per l’occasione dal laboratorio dell’Ufficio Beni archivistici della Soprintendenza della Provincia di Trento, e i variopinti modelli da ricamo a mezzo punto o punto croce, che costituivano gli allegati, degli inserti a colori, delle edizioni di lusso delle riviste. Accanto, infatti, a quelle dal costo contenuto, di ampia accessibilità, ne venivano pubblicate altre più raffinate, con figurini realizzati a incisione (inizialmente all’acquaforte, poi sono xilografie e infine litografie, tutte acquerellate a mano), indispensabili basi per la realizzazione di cartamodelli per abiti da affidare alla mano paziente ed esperta di modiste abili nel combinare sete e merletti a fuselli, taffetà e fiocchi, per risultati di ottima qualità sartoriale, come l’abito delle Collezioni del Castello del Buonconsiglio, icona della mostra, indicativo della qualità della sartoria trentina dell’epoca, forma d’arte a tutti gli effetti. Gli stessi abiti dal taglio impeccabile di sobria eleganza sono indossati dalle contessine Thun nelle stampe fotografiche all’albumina della metà degli anni Sessanta e degli inizi dei Settanta dell’Ottocento che contestualizzano e proiettano in una dimensione concreta le immagini a stampa delle riviste, che altrimenti rischierebbero di essere considerate soltanto eleganti rappresentazioni di un mondo artificiale.

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