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Addio a Catterina Arpino: l'amore per il figlio, la sigaretta di Giovanni ...

Addio a Catterina Arpino: l’amore per il figlio, la sigaretta di Giovanni …

Allegra, cordiale e solare, elegante e signorile nella sua semplicità casalinga, i grigi capelli sistemati per l’occasione, le labbra leggermente passate con il rossetto, la collana di perle che spesso toccava fugacemente con la mano destra, la voce dolce e squillante, i ripetuti “sì” e quelle piccole imperfezioni, “vedo il Biazzi Vergani in tv”, corrette dal sempre presente e amatissimo figlio Tommaso. Ad un tratto però cambiò il tono della voce e si fece seria: “Giovanni non voleva che insegnassi, preferiva che badassi alla casa e alla famiglia, ma io andai a Roma e detti il concorso”. Se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, certamente Catterina ne è stata un autentico esempio. Preferì Bra e le sue campagne a Milano e i suoi salotti – che per la verità non attrassero nemmeno Giovanni -: “Milano ci ha sempre fatto paura”. Le lasciai tra le mani diversi carteggi stampati al Giornale su suo marito o che parlavano di lui. Tra le righe lesse subito Marcello Staglieno: “Poveretto, se ne è andato anche lui. E poi c’erano quelli padre e figlio, come si chiamavano!

Come si chiamavano?”, “Granzotto mamma, Granzotto”, intervenne Tommaso. “Sì, i Granzotto, molto bravi! Mario Cervi… c’è rimasto il Biazzi Vergani che lo leggo sempre sul Giornale, bravo anche lui! Ha molti anni più di me”. E poi Bettiza ( al tempo non ancora deceduto ). “Sì, lui se ne andò dal Giornale per dissidi politici con Montanelli”. Fu snobbato come scrittore di sport? “Solitamente gli scrittori lo sport lo snobbano un po’, infatti lui era snobbato”. Perché era troppo bravo? Sorrise: “Proprio per quello”. Non faceva parte della cerchia? “Ne faceva anche parte ma dava fastidio ai più bravi…”. La fraterna amicizia con Casalegno, il passaggio di Giovanni al Giornale: “Venne a Torino il Biazzi Vergani mandato da Montanelli, doveva convincere più me che lui”. La rivalità con Gianni Brera? “All’inizio ci fu una grande amicizia tanto che lui lo chiamava il mio primo nome personale. Quando Giovanni fu chiamato da Montanelli, dove c’era Brera è cominciato un po’ di attrito…”. L’entusiasmo di Vittorini alla lettura del romanzo Sei stato felice Giovanni, l’elogio di Montale, le cene con Mino Rosso e quindi Bufalino: “Deve molto a Giovanni della vittoria del Premio Strega. Io tra l’altro avevo letto il libro e lo giudicai buonissimo!”. La collaborazione con Pannunzio: “Cercava uno che scrivesse proprio come Giovanni” e quell’incontro con Soriano in Argentina nel ’78: “Gli disse di andare a vedere un certo Maradona”. Ma come poteva essere visto in una piccola e laboriosa cittadina come Bra un così grande scrittore? “Quelli come lui erano chiamati scrivanelli”. C’è stato un momento in cui suo marito non ha scritto? “Ha sempre scritto, sempre, è nato con la penna al penna al posto del cervello”. In ogni foto c’è una sigaretta. “L’ho conosciuto che fumava e ha fumato fino alla morte”.

E questi libri di Cardarelli? “Me ne sono appassionata dopo che Giovanni è morto. Abbiamo conosciuto a Tarquinia dove abbiamo una casa un suo “nipote”, mente eccelsa”. È stato felice Giovanni? “Era un uomo angosciato, e anche adesso che rileggo tutto penso che forse dovevo essere più tenera”.

Federico Bini

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