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Boldini, il Diamanti si fa atelier tra "divine" e abiti d'epoca

Boldini, il Diamanti si fa atelier tra “divine” e abiti d’epoca




Le donne parigine non erano alla moda, loro erano la moda. E facevano a gara per essere ritratte da Boldini, che dettò i gusti dell’epoca come oggi farebbe un influencer. Il suo rapporto con la nascente industria del glamour è il filo conduttore dell’affascinante mostra “Boldini e la moda” che dal 16 febbraio al 2 giugno trasforma palazzo dei Diamanti in un vero e proprio atelier di classe dove abbinare i magnetici ritratti del maestro ferrarese ai favolosi abiti di lusso dell’epoca.

Ed è stato proprio l’abito a rappresentare la fortuna di Giovanni Boldini, definito non a caso il “pittore dell’eleganza“, che in questa sua enfatizzazione della bellezza femminile e della sensualità dirompente tra Otto e Novecento è riuscito a ispirare anche gli stilisti contemporanei come la maison Dior che gli ha dedicato l’haute couture dell’autunno-inverno 2005, influenzata dal quadro di Madame Charles Max.

La nuvola di tulle ricamato è solo la prima di una serie di abiti d’epoca che costella il percorso espositivo, dall’abito da amazzone affiancato alla sella Hermès ai vestiti neri da sera ultra chic, dai corsetti stringati ai ventagli piumati fino a una foresta di cappelli di ogni forma e colore. Una passerella in cui scorre tutto il meglio della collezione boldiniana che aveva fatto della rappresentazione di questa eleganza opulenta e raffinata il suo tratto distintivo.


“Aver saputo attraverso l’abito, il gesto e il portamento delle sue modelle, restituire il sapore stesso di quell’epoca così modana e sofisticata è il segreto del suo potere di incanto che ci suggestiona ancora oggi” spiega la curatrice Barbara Guidi che conduce i primi visitatori all’anteprima della mostra, in un viaggio d’alta moda tra le sue “divine“, così chiamava le signore dell’alta borghesia- descritte come “animali di lusso” – a cui sceglieva addirittura l’outfit per esaltare la loro silhouette durante i ritratti.

“Abbiamo approfittato dei musei chiusi per studiare Boldini, per capire come raccontare di nuovo i nostri artisti, come fatto con Antonioni e De Pisis” ricorda la direttrice di Ferrara Arte Maria Luisa Pacelli, partita dalla corrispondenza del pittore per indagare il legame fondante con la moda che l’ha reso molto amato dal pubblico e dai suoi committenti europei, russi e americani, ma che gli è costato anche qualche critica, oggi come allora, perché accusato di essere “troppo alla moda”.

Raffigurazioni che al tempo fecero scandalo – non fu raro che qualche marito troppo geloso fece ‘aggiustare’ i quadri, coprendo di più la propria consorte – ma che oggi fanno sognare, attraverso abiti d’epoca “difficili da reperire – racconta Pacelli -. È un ambito complesso per via delle lunghe richieste e dei controlli sullo stato conservativo, ma siamo riusciti a ottenere prestiti importanti dal Musée des Arts Décoratifs di Parigi e dalla collezione romana di Tirelli. Anche la vestizione è durata ore, se non giorni”.


Il percorso – composto da quasi 130 opere tra dipinti, disegni e incisioni di Boldini e dei colleghi Degas, Manet, Sargent, Seurat, Blanche ed Helleu – è ordinato in sezioni tematiche, ciascuna patrocinata dai letterati ‘modaioli’ – da Baudelaire a Wilde, da Proust a D’Annunzio – in un intreccio tra arte, moda e letteratura che lascia senza fiato, mentre si fissa negli occhi due ‘celebrities’ come Cléo de Mérode e la marchesa Casati. O mentre si sfoglia con il pensiero La Mode, la prima rivista di moda del tempo, antenata dei moderni Vanity Fair e Vogue. O mentre si studiano i vetri soffiati realizzati da Nives Widauer, in mostra allo spazio Offside e, quando riaprirà, al museo Boldini.

A essere intrigato da queste donne iconiche è anche il vicesindaco Massimo Maisto che vede questa “esposizione straordinaria, innovativa e doverosa perché Ferrara custodisce la più importante collezione di Boldini al mondo” come “conclusione di questi dieci anni di legislatura con Ferrara Arte che organizza grandi mostre e valorizza il nostro patrimonio: competenze e qualità tecniche non si comprano in giro, nonostante le polemiche”.

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