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Bollate, i detenuti sognano da stilisti: «Borse di studio per ripartire»

Bollate, i detenuti sognano da stilisti: «Borse di studio per ripartire»

A furia di tagliare e cucire qualcosa è cambiato. Dietro resta un passato di quelli che non si cancellano neanche se ci metti sopra una toppa grande come una casa.

Gli anni dietro alle sbarre a Bollate. Poi la scommessa di partecipare a un laboratorio di sartoria.

Una delle attività più legate all’universo femminile. Al Teatro della Moda ieri gli hanno messo il tappeto rosso.

Hanno aspettato che scendessero dal pullman speciale, che poi è quello della Polizia Penitenziaria. Sono arrivati direttamente dal settimo reparto del carcere di Bollate, quello che ospita i colpevoli di reati sessuali.

Una delegazione dei 27 che hanno partecipato al progetto. C’erano da assegnare le due borse di studio messe a disposizione dalla scuola per premiare i due migliori allievi dei laboratori in carcere.

Domenico e Alessandro vincono così l’iscrizione al prossimo anno accademico del corso di sartoria. Che poi significa lasciare il carcere per frequentare le lezioni mescolandosi agli altri.

«Da piccolo vedevo mamma cucire: non avrei mai pensato che sarei ripartito da qui», racconta Domenico, 28 anni e 8 alla scarcerazione. Non usciva da una vita.

Sembra non realizzare nemmeno che fra qualche mese inizierà a muovere i primi passi verso l’esterno. Un po’ come quando ti rimetti in moto dopo un lungo infortunio.

Più insicuro che entusiasta. «La realtà è che sono entrato qui dentro che non sapevo fare nulla.

E ora non vedo l’ora che lo sappia la mia famiglia», aggiunge Alessandro, 26 anni e 5 all’alba.

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