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Calcio femminile, è arrivata l’ora di pensare al professionismo

Calcio femminile, è arrivata l’ora di pensare al professionismo

Avviso ai naviganti: vietato lasciar disperdere il patrimonio di credibilità ed entusiasmo che l’Italia sta costruendo in Francia insieme alla narrazione di un Mondiale al di sopra delle più rosee aspettative: «Eravamo arrivate per rosicchiare punti alla Giamaica, ci ritroviamo agli ottavi con un turno di anticipo» ammette Bertolini. Forse è presto per lanciare l’allarme, ma qualche segnale di preoccupazione c’è.

Che l’euforia, cioè, alla fine dell’avventura non si rispecchi nel cambiamento che le ragazze chiedono a gran voce da anni.

Prima con pochi argomenti a favore, oggi con un dossier sotto il braccio che nella notte del 5-0 alla Giamaica, a cena a Reims con la squadra, ha spinto il presidente della Federcalcio Gravina a sbilanciarsi: «L’apprezzamento e il consenso trasversale per le ragazze mondiali andrebbe adesso accompagnato da un progetto che individui l’equilibrio tra il nuovo status lavorativo che tutto il movimento rivendica e le criticità economiche».

Una legge sul professionismo con sgravi fiscali ad hoc per il lavoro femminile, che riformi l’ormai obsoleta (a prescindere dalla questione di genere) 23 marzo ‘81 n. 91, rischia di arrivare oltre ogni tempo limite.

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