All posts in Bambini

Festa dei Nonni a Lanuvio con i bambini dell’asilo comunale – Il …

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su Festa dei Nonni a Lanuvio con i bambini dell’asilo comunale – Il …

Tanta partecipazione e divertimento alla “Festa dei Nonni” promossa dalle operatrici del funzionale asilo nido comunale di Lanuvio. Il tutto si è svolto nel week end presso la centrale piazza Carlo Fontana, nell’area adiacente la Fontana degli Scogli. Una manifestazione dedicata agli “Angeli custodi di tutti i bambini” che ha visto giocare insieme nipotini e nonni il tutto tra colori, intrattenimenti, giochi ludici, gare di abilità e distrazioni varie. A fine evento soddisfazione piena per le educatrici dell’asilo nido comunale “Anghingò” di Lanuvio (con sede in via Salvo D’Acquisto) che proseguono sempre con grande dedizione la loro attività educativa verso i piccoli iscritti. Da quest’anno presso la struttura c’è anche la possibilità di iscrivere bambini non residenti, mentre l’asilo rimane aperto dalle 7.00 alle 17.30 con persona qualificato presente a sufficienza.

Porta a Lucca, scoperto asilo nido abusivo: chiuso

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su Porta a Lucca, scoperto asilo nido abusivo: chiuso

E’ stata firmata questa mattina, 29 settembre, dal Dirigente del Suap un’ordinanza di immediata chiusura di una struttura registrata e autorizzata come circolo ricreativo dall’Associazione ‘Il Circolo dei Bambini ASDAPS’ a Porta a Lucca che in realtà si è rivelata essere un asilo nido ‘abusivo’.

E’ l’amministrazione comunale ad annunciare il fatto, spiegando che “i controlli sulla struttura sono scattati a metà settembre dopo la segnalazione di un cittadino che aveva notato una frequentazione di bambini piccoli insolita per un circolo”. Sul posto si sono recati per un sopralluogo i Funzionari della Direzione Servizi Educativi e della Direzione Suap. E’ stato così evidenziata “l’esistenza di un’attività di servizio educativo nella quale vi era la presenza continuativa e quotidiana di bambini di età compresa fra 3 mesi e 3 anni affidati a educatori”, ha specificato l’assessore Chiofalo.

Il successivo controllo degli atti presso gli uffici comunali ha permesso di rilevare l’assenza di atti autorizzativi idonei alla regolarità della struttura educativa, che è invece registrata come circolo ricreativo. Per avere la possibilità di esercitare infatti le richieste di attività per asili nido privati devono passare da un’apposita commissione zonale, dagli uffici dei servizi educativi e dalla ASL. In questo caso nessuna richiesta per l’attività di servizio educativo era stata presentata, ma solo una richiesta come circolo ricreativo.

Al momento dell’ingresso dei funzionari durante il sopralluogo erano presenti 21 bambini/e, di età compresa tra i 7 mesi ed i 3 anni. Lo stabile ha evidenziato anche carenze strutturali ed igieniche. In particolare “sono stati trovati locali non igienicamente trattati, con ambienti chiusi e maleodoranti; arredi e giocattoli non adeguati alle normative. Analoghi rilievi sulla zona refettorio in cui vengono consumati i pasti provenienti dall’esterno” è il bilancio descritto dal Comune.

L’ordinanza di chiusura ha esecuzione immediata e verrà trasmessa, come di prassi, alla competente Procura della Repubblica di Pisa per gli accertamenti o per qualsiasi altro atto che vorrà intraprendere, così come sarà informata l’Agenzia delle Entrate.

Asilo nido illegittimo: diffidata l’associazione Calimero Club

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su Asilo nido illegittimo: diffidata l’associazione Calimero Club

gonews.it  è un prodotto editoriale di XMedia Group S.r.l – Via Edmondo De Amicis, 38, Empoli – info@xmediagroup.it P.IVA-C.F.: 05096450480
gonews.it, quotidiano on line registrato presso il Tribunale di Firenze al nr. 5854 del 25/10/2011

© 2016. Tutti i diritti riservati.

Dalla strada alla casa passando per la parrocchia: Don Luca …

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su Dalla strada alla casa passando per la parrocchia: Don Luca …

Situazione temporanea doveva essere e situazione temporanea è stata. Dopo essere stata ospitata per tre anni presso la parrocchia di San Savino di Faenza, la famiglia rom del Paradiso abbandona camper e roulotte e passa a una casa vera e propria: un passo fondamentale per fare richiesta della residenza e quindi avere possibilità di trovare un lavoro in regola. La nuova abitazione faentina, in cui la famiglia si è trasferita da sabato 8 ottobre 2016, è stata ottenuta da un privato. La rete di volontariato che si è attivata in questi anni attorno a questa esperienza continuerà a monitorare il percorso di questa famiglia che attualmente conta cinque elementi: due genitori e tre bambini.

Don Luca: “Un percorso costruito da tante persone”

Un percorso che ha prodotto piccoli ma importanti passi quello fatto dalla famiglia rom all’interno della comunità del Paradiso, in cui fondamentale è stato il rapporto umano e il dare un volto e un nome a quelle persone che tante volte vengono semplicemente etichettate con la propria nazionalità: questo il bilancio di don Luca Ramaglia, parroco di San Savino. Era l’ottobre 2013 quando don Luca ricevette una chiamata da parte di un operatore della Giovanni XXIII in cui si chiedeva la disponibilità, da parte del parroco, di accogliere temporaneamente la famiglia rom che in quel momento si trovava letteralmente sulla strada. Si trattava di un padre, una madre, due bambini e una anziana invalida; una famiglia di origine bosniaca, ma solo l’anziana era nata nella ex-Jugoslavia, gli altri sono tutti nati e cresciuti in Italia. Da quel “sì” pronunciato per telefono è iniziato un cammino che la comunità parrocchiale ha intrapreso assieme a questa famiglia. «Quello fatto in questi tre anni – spiega don Luca Ravaglia, parroco di San Savino – è stato un percorso condiviso con tante persone attorno a questa famiglia: dai volontari a famiglie della parrocchia e non, fino ai servizi sociali che non hanno preso in carico la famiglia in quanto non residente ma l’hanno comunque attenzionata e ne hanno seguito il percorso per la presenza dei minori e dell’anziana. Si è venuta a creare una vera e propria rete in questa parrocchia che a volte si allargava a volte si restringeva, ma una rete c’è sempre stata».

“Ogni parrocchia deve essere luogo di accoglienza”

Nel corso di questi tre anni di accoglienza la comunità parrocchiale ha portato avanti normalmente le sue attività. Tre anni vissuti tra confronti, momenti ricchi di soddisfazioni e di criticità. «La parrocchia – commenta il parroco – offre una vita di condivisione dove questa famiglia è stata accolta, aiutata, controllata e corretta. È stato un percorso certamente fatto anche di conflittualità». Un giorno due passi avanti e quello dopo uno indietro. Le feste assieme alla comunità, i progressi scolastici dei bambini, l’attenzione vicendevole. Ma anche le difficoltà causate da “invasioni” di parenti (in particolare quando è venuta a mancare l’anziana della famiglia) e dai riflettori dei media spesso puntati sulla parrocchia. Il bilancio complessivo? «Lo rifarei sicuramente – risponde don Luca – ma in realtà è una cosa che facciamo sempre con tutti qui in parrocchia: la vita della Chiesa è questo. Papa Francesco dice che “la parrocchia deve essere un ospedale da campo”. Noi siamo tutte persone ferite: dall’anziano solo, al ragazzo problematico, al povero che dorme in strada, alla famiglia in difficoltà… Nella parrocchia troviamo e offriamo accoglienza e cura vicendevole. Ogni parrocchia deve essere un luogo dove gli altri sono visti come fratelli».

La famiglia rom ha partecipato a due udienze dal Papa

Arrivata in cinque, sempre in cinque la famiglia rom è partita. Nel frattempo, a gennaio 2016, è scomparsa l’anziana, ma la famiglia si è arricchita della nascita di un altro bambino. Nel corso dei tre anni al Paradiso la famiglia rom ha preso parte a due udienze del Papa a Roma. Una di queste è avvenuta il 28 ottobre 2015 durante la giornata dell’incontro tra Papa Francesco e i rom e sinti d’Europa. «Cari amici – ha invitato Bergoglio durante l’incontro – non date ai mezzi di comunicazione e all’opinione pubblica occasioni per parlare male di voi. Voi stessi – ha detto ancora il pontefice – siete i protagonisti del vostro presente e del vostro futuro. Come tutti i cittadini, potete contribuire al benessere e al progresso della società rispettandone le leggi, adempiendo ai vostri doveri e integrandovi anche attraverso l’emancipazione delle nuove generazioni».

La famiglia rom continuerà a essere seguita da volontari

Ora le prospettive offerte dalla possibilità di abitare in casa: una progettazione vista con auspicio anche dal comune di Faenza che ha già inserito altre tre famiglie rom all’interno di abitazioni. «Un passo da tempo auspicato – conclude don Luca – e ora reso possibile: l’ingresso in una casa privata. È una opportunità che apre la strada alla richiesta della residenza e quindi alla possibilità di un lavoro in regola. E speriamo che, come per la casa anche per il lavoro, qualcuno “rischi” e provi a dare un’opportunità lavorativa a questi ragazzi. Da parte mia non credo che “integrazione” significhi per loro diventare come noi, non essere più rom, rinunciare a una tradizione e a una cultura che ha tanti valori e che potrebbe arricchire la nostra società. L’integrazione che è una parola grossa e che richiede generazioni, intanto passa dal rispetto delle regole, dallo stare assieme in una casa, in una classe, dal conoscersi, dal cominciare a parlarsi. Certamente rimangono aspetti problematici e ulteriori passi da fare. Per questo anche nel futuro, come è avvenuto per tutto questo lungo periodo, la famiglia continuerà ad essere seguita da volontari».

Vaccini, Renzi: "Negli asili il modello Emilia"

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su Vaccini, Renzi: "Negli asili il modello Emilia"

“Ci sono più soldi nella sanità: alcune malattie particolari vengono ormai guarite, penso all’epatite c. Quando le persone vivono più a lungo, fortunatamente, bisogna essere conseguenti nell’organizzazione dei servizi. C’è poi il tema dei vaccini: l’esempio assunto dall’Emilia Romagna è serio. Negli asili nido deve esserci chiarezza, basta con alchimisti e stregoni, i nostri asili devono avere i bimbi vaccinati”. Così il premier Matteo Renzi oggi ai sindaci a Bari ha ripreso il modello che la Regione sta introducendo: bambini all’asilo solo se con il libretto delle vaccinazioni in regola.

“Son contento delle dichiarazioni del premier, se il presidente del consiglio apprezza il lavoro delle regioni non posso che essere soddisfatto”, replica l’assessore regionale alla sanità Sergio Venturi che ha fortemente voluto, con la collega al welfare Elisabetta Gualmini, il provvedimento inserito nella nuova legge sui servizi per l’infanzia che entro fine anno sarà approvata. “Abbiamo tempo per fare formazione agli operatori, ma soprattutto informazione con i genitori, abbiamo bisogno di spiegare le nostre ragioni alle famiglie”, continua Venturi. “E’ una battaglia di civiltà. Dobbiamo garantire nelle comunità chi non può essere vaccinato, come i piccoli immunodepressi, per questo è necessario che tutti gli altri bambini siano vaccinati”.

L’obbligo in Emilia Romagna entrerà in vigore da settembre 2017 e riguarderà i seguenti vaccini: difterite, tetano, poliomielite ed epatite B. Un provvedimento pioniere in Italia, ma che altre regioni sono intenzionate a replicare. L’annuncio del premier arriva nel giorno in cui a Bologna si registra il caso di un neonato ricoverato per pertosse. Col conseguente appello dei medici: “Vaccinate”. Un modello, quello dell’Emilia Romagna, che ha fatto discutere e scatenato l’opposizione del popolo antivax con petizioni e l’annuncio di ricorsi. “Nell’introdurre l’obbligatorietà dei vaccini non vogliamo essere dirigisti, agiamo perchè abbiamo a cuore la salute dei nostri bambini”, il pensiero del governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

La posizione di Renzi è ”pienamente condivisa” dal presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi: ”La via migliore sarebbe quella dell’informazione e persuasione, ma ormai siamo in un tale stato di pericolo elevato legato al calo delle vaccinazioni in Italia che non ci possiamo permettere di non proteggere i nostri bambini”. Un dato su tutti: ”Negli ultimi anni – afferma Ricciardi – si sono registrate alcune migliaia di morti per complicanze a causa delle mancate vaccinazioni su tutta la popolazione, mentre tra i bambini i decessi a causa di vaccinazioni non fatte sono stati alcune decine”.

Fondamentale è vaccinare tutti i bambini, ma soprattutto, avverte Ricciardi, ”quelli che per questioni di malattia non possono invece accedere alle vaccinazioni, come nel caso dei circa 1500 bimbi leucemici in Italia che tuttavia devono avere il diritto di poter andare a scuola senza rischiare”. Il punto, prosegue, è che ”con questi tassi di copertura vaccinale per morbillo, rosolia e parotite non possiamo permetterci di fare andare a scuola non protetti i nostri bambini”. Dunque, commenta, ”bene hanno fatto Regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana, che stanno per adottare norme sull’obbligatorietà delle vaccinazioni ai nidi,

e sulla stessa linea si collocherebbero anche Marche e Veneto”. E che la situazione sia preoccupante lo dimostra il dato che per ”tutte le vaccinazioni, le coperture sono sotto il 95% e per il morbillo addirittura sotto l’80%”: ciò vuol dire, avverte il presidente Iss, che ”c’è un pericolo reale e sono a questo punto prevedibili centinaia di casi di morbillo, con rischi di complicanze gravi e di morte in un caso su 10mila”.

La Nostra Famiglia compie 70 anni | Cronaca | www.avvenire.it

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su La Nostra Famiglia compie 70 anni | Cronaca | www.avvenire.it

«Quando un ospite verrà in casa sarà trattato come un membro di essa, ed egli dovrà sentirsi come in famiglia ». Era il 28 maggio 1946 quando don Luigi Monza vide questo concetto, espresso anni dopo, materializzarsi tra le mani, sotto i suoi occhi. Due bambini, Umberto e Vera, vennero accolti da quel prete varesino non ancora cinquantenne nella casa di Vedano Olona, primi ospiti di un popolo di piccoli affetti da ogni forma di disabilità. Da quel giorno per 70 anni il semplice gesto di accoglienza si è ripetuto innumerevoli volte, con lo stesso cuore, fino ai 35mila piccoli pazienti accolti e curati nel 2015 nelle 29 sedi – in 6 regioni: Lombardia, Veneto, Liguria, Friuli, Campania, Puglia – della «Nostra Famiglia». Perché di «famiglia», e di case, si tratta: è l’impronta indelebile che don Luigi – beatificato a Milano 10 anni fa – ha impresso a un’istituzione divenuta esempio di capacità di ascolto clinico e umano e di risposta competente ed efficace, perché arriva da un’anima che si appassiona del destino delle persone più fragili.

Fedele allo spirito del fondatore, per i suoi primi 70 «La Nostra Famiglia» ha scelto un profilo discreto illustrando ieri mattina al Circolo Filologico Milanese il primo «Bilancio di missione», relativo al 2015, e lasciando la ribalta ai ‘lavori in corso’, ovvero le opere con le quali i 2.180 dipendenti (al 90% a tempo indeterminato, e già questo lascia capire quale sia lo stile delle relazioni nella grande sede centrale di Bosisio Parini e nelle altre minori in giro per l’Italia) garantiscono un milione di prestazioni riabilitative ogni anno nelle 10 aree di trattamento, poggiando sulle spalle della ricerca di avanguardia assicurata dall’Istituto scientifico Eugenio Medea: dalla logopedia alla fisioterapia, dalla psicomotricità alla riabilitazione neurovisiva. È la «presa in carico globale del bambino insieme alla sua famiglia», con «la scienza e la tecnica messe al servizio della carità», che nelle parole della presidente Luisa Minoli fanno della «Nostra Famiglia» una risorsa determinante per genitori con bambini provati da menomazioni motorie o cognitive. 

Vedere ieri alcuni ragazzi curati alla «Nostra Famiglia» e lì avviati al lavoro occuparsi con professionalità e tatto del catering per gli ospiti della giornata milanese è forse il segno più eloquente di come nei centri ispirati all’intuizione del beato Luigi Monza si impari a camminare nella vita, con i propri piedi (anche grazie ad applicazioni sperimentali come il Grail, che ricorre alla realtà virtuale) e mettendo a frutto tutti i talenti, per pochi che siano. Il Bilancio di missione curato da Marco Grumo, direttore Non profit della scuola Altis dell’Università Cattolica, è un album che mostra come un instancabile cuore di samaritano generi senza sosta servizi all’altezza delle esigenze più profonde delle famiglie. È anche per far conoscere meglio questa relazione singolare tra istituzione e pazienti che «La Nostra Famiglia» ha scelto di festeggiare con il tour nazionale «Incontrarti», protagonisti la ballerina Simona Atzori, che danza senza braccia con una grazia commovente, e il violinista Matteo Fedeli, celebre per i suoi Stradivari. Dal debutto a Como il 6 novembre fino all’estate 2017 nel Salento, il tour porterà in 10 luoghi l’inconfondibile capacità di incontro della Nostra Famglia, ‘casa’ per tanti, come 70 anni fa.

Renzi ei vaccini: «Obbligatori per i bambini che vanno all’asilo»

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su Renzi ei vaccini: «Obbligatori per i bambini che vanno all’asilo»

Iss: «Dobbiamo proteggere i nostri bambini»

Una posizione «pienamente condivisa» dal presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi: «La via migliore sarebbe quella dell’informazione e persuasione, ma ormai siamo in un tale stato di pericolo elevato legato al calo delle vaccinazioni in Italia che non ci possiamo permettere di non proteggere i nostri bambini». Un dato su tutti: «Negli ultimi anni – afferma Ricciardi – si sono registrate alcune migliaia di morti per complicanze a causa delle mancate vaccinazioni su tutta la popolazione, mentre tra i bambini i decessi a causa di vaccinazioni non fatte sono stati alcune decine». Fondamentale è infatti vaccinare tutti i bambini, ma soprattutto, avverte, «quelli che per questioni di malattia non possono invece accedere alle vaccinazioni, come nel caso dei circa 1500 bimbi leucemici in Italia che tuttavia devono avere il diritto di poter andare a scuola senza rischiare». Il punto, prosegue, è che «con questi tassi di copertura vaccinale per morbillo, rosolia e parotite non possiamo permetterci di fare andare a scuola non protetti i nostri bambini». Dunque, commenta, «bene hanno fatto Regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana, che stanno per adottare norme sull’obbligatorietà delle vaccinazioni ai nidi, e sulla stessa linea si collocherebbero anche Marche e Veneto».

Malato di Tbc uno stagista dell’asilo. Controlli per bambini ed …

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su Malato di Tbc uno stagista dell’asilo. Controlli per bambini ed …

Sesto Fiorentino (Firenze), 14 ottobre 2016 – E’ ALLARME a Sesto Fiorentino per un caso di tubercolosi. L’episodio, accertato per uno studente che ha frequentato uno stage per cinque giorni nel mese di giugno all’asilo nido Querceto e non è più presente all’interno della struttura per la prima infanzia, è stato comunicato lo scorso 10 ottobre al Comune di Sesto dal servizio di Igiene e sanità pubblica Zona Nord Ovest della Asl 10. Una segnalazione, dunque, scattata quando la malattia è stata diagnosticata, ma che arriva a diversi mesi di distanza dalla permanenza nell’asilo della persona affetta da Tbc.

A titolo precauzionale e preventivo è stata però predisposta dalla Asl una campagna di controlli rivolta ai 53 bambini (fra loro anche quelli che hanno già concluso l’esperienza del nido quattro mesi fa) e ai circa 20 tra educatori e operatori che erano presenti nel nido lo scorso mese di giugno. Per questo motivo l’ufficio servizi educativi all’infanzia del Comune di Sesto ha contattato telefonicamente tutte le famiglie interessate che riceveranno, attraverso gli operatori scolastici o dalla Asl, una specifica comunicazione con tutte le indicazioni contenenti i tempi e le modalità degli accertamenti a scopo precauzionale. TUTTE le prestazioni sono gratuite.

Alle famiglie interessate è stato già rivolto l’invito a partecipare a un incontro che si terrà all’inizio della prossima settimana all’interno dello stesso nido Querceto al quale prenderanno parte, oltre ai rappresentanti della Asl, il sindaco di Sesto, Lorenzo Falchi, e medici del reparto malattie infettive dell’ospedale pediatrico Meyer. Obiettivo della riunione, rispondere alle domande dei genitori ma anche dare notizie sulla malattia e sulle eventuali cure da poter mettere in atto. La forte preoccupazione comunque, soprattutto nelle famiglie dei bambini del nido, è comprensibile in attesa degli esiti dei controlli a cui i piccoli saranno sottoposti e che permetteranno di accertare se vi sono altri episodi di Tbc. Nella stragrande maggioranza dei casi, il contatto con il batterio non porta a contrarre la malattia: la maggior parte delle persone, infatti, si ‘positivizza’, cioè è in grado di combattere i batteri e arrestarne la crescita. Soggetti con Tbc latente spesso non si ammalano e non sviluppano alcun sintomo. I tempi di incubazione della malattia sono di alcune settimane, dalle quattro alle dodici, quindi nel caso di Sesto il periodo massimo di tre mesi dovrebbe essere già concluso. La paura comunque è tangibile anche perché i dati legati ai casi di Tbc in Italia sono in notevole aumento: il report dell’Organizzazione mondiale della Sanità 2016 diffuso proprio ieri parla di 10 nuovi casi al giorno nel nostro Paese.

Obesità. “Si combatte da bambini, a scuola, in famiglia e dal …

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su Obesità. “Si combatte da bambini, a scuola, in famiglia e dal …

stampa

Presentato ieri, alla Camera dei Deputati, il progetto per invertire il fenomeno preoccupante del sovrappeso in età infantile, in costante aumento in Italia. Coinvolte finora 9mila classi, 12mila insegnanti, 260mila tra bambini e genitori e 7.500 studi pediatrici.

12 OTT – “L’obesità si combatte da bambini, a scuola, in famiglia e dal pediatra”. È questo il motto di SALTAinBOCCA, l’iniziativa gratuita rivolta alle scuole primarie d’Italia, ideata da CSE Italia e patrocinato da Camera dei Deputati e Senato della Repubblica Italiana, FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e Ministero della Salute. L’obiettivo di quest’iniziativa presentata ieri alla Camera è “fornire ai bambini ed ai genitori le informazioni necessarie per una corretta e responsabile alimentazione, che eviti lo spreco alimentare e sappia favorire invece, oltre ad un riciclo del cibo, un’adeguata e giusta alimentazione corredata da una sana attività fisica”.
 
“Vi faccio i miei migliori auguri per il vostro lavoro che ha uno spessore scientifico notevole ed è perciò preziosissimo. Ieri era la giornata mondiale della salute mentale e l’obesità, specialmente sui bambini, ha purtroppo molto spesso una forte incidenza sui disturbi del comportamento. SALTAinBOCCA permette di recuperare il senso dell’alimentazione e la sua dimensione di relazione sociale in quanto è attraverso la condivisione del cibo che si costruisce la personalità” ha sottolineato la deputata Paola Binetti, della Commissione Affari sociali e Sanità della Camera dei deputati.

 
“Non posso che ringraziare CSE Italia per questo progetto al quale abbiamo convintamente deciso di aderire. Ci occupiamo di ristorazione da 40 anni ed abbiamo creato un settore specifico, quello della ristorazione scolastica, perché il pranzo a scuola è per i bambini un momento non solo di socializzazione, ma anche formativo e di acquisizione di quei principi che portano ad una vita più sana ed equilibrata” ha così dichiarato Luca Pedaso, direttore della Divisione sviluppo ristorazione scolastica Dussmann Service, mentre  Giorgia Falessi, addetta servizio dietetico Dussmann Service, ha portato la sua esperienza concreta sul campo.
 
“A meno di una settimana dalla Giornata mondiale dell’Alimentazione, che verrà celebrata il prossimo 16 ottobre, non possiamo distogliere la sguardo da quella che, nel nostro Paese, è diventata una delle grandi emergenze sanitarie: l’obesità infantile con un costo stimato per la sanità pubblica pari a 10 miliardi di euro l’anno. Per debellarla la campagna SALTAinBOCCA ha messo in piedi una vera e propria sinergia tra le scuole, le famiglie e gli istituti pediatrici” ha dichiarato Patrizio Vanessi, Presidente di CSE Italia srl, organizzatrice e ideatrice del progetto.
 
 “SALTAinBOCCA ha saputo coinvolgere i genitori nell’educazione alimentare dei propri figli” ha anche ricordato Maria Irene Ambrosini, biologa nutrizionista, sottolineando che “a loro spetta il paziente compito di insegnare a mangiare in modo responsabile, adeguato e giusto”.
 
“Il pediatra è fra i corresponsabili della salute del bambino” ha detto Giampietro Chiamenti, Presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri, “ed è perciò che abbiamo sposato sin da subito il progetto SALTAinBOCCA perché agisce direttamente sul bambino e sul genitore. In particolare, per lottare contro l’obesità, che è diventata una vera epidemia in Italia, bisogna puntare sull’alimentazione della mamma, sulla prevenzione primaria e sull’allattamento al seno” ha poi ribadito Giuseppe Di Mauro, segretario nazionale delle attività scientifiche ed etiche della FIMP.

12 ottobre 2016
© Riproduzione riservata

«Il nostro sì per salvare altri bambini»

Categories: Bambini
Commenti disabilitati su «Il nostro sì per salvare altri bambini»

FERRARA. «Abbiamo detto sì perché altri bambini potranno così salvarsi, lo abbiamo fatto perché era giusto farlo»: le parole vanno dritte al cuore di chi ascolta, i tanti parenti ieri ancora nella saletta della pediatria del Sant’Anna. Sono le parole di Arian Alla, lo zio di Dejvis, il piccolo di 13 anni morto all’ospedale lunedì sera e coinvolto nell’incidente di domenica in via Padova in cui era deceduta sul colpo la mamma Blerina. Hanno deciso tutti insieme, la famiglia Alla, di dare il consenso all’espianto multiorgani dopo la dichiarazione di morte arrivata lunedì a tarda sera, quando dopo una intera giornata di osservazione la Commissione sanitaria preposta ha comunicato alla famiglia la morte cerebrale del piccolo. Il consenso è arrivato subito e subito si è messa in moto la macchina dei chirurghi, con il via libera dato al centro Trapianti di Bologna che ha fatto arrivare le équipe da tutto il Nord Italia. Un espianto multiorgani, tutti quelli più importanti e vitali, sono stati prelevati dai vari gruppi di chirurghi dei 4 centri trapianti del Nord Italia, che permetteranno a tante altre persone di vivere.

«Abbiamo pensato ad altri bambini e altre persone che ne avevano bisogno, che grazie a Dejvis potranno tornare alla vita», spiega ancora lo zio Arian, con accanto il fratello, Hisen, il papà del piccolo Dejvis e degli altri due bimbi, di 2 e 16 anni, quest’ultimo operato ieri mattina: «L’operazione è andata bene, adesso sta meglio», indicavano i parenti dalla saletta della pediatria.

E adesso? «Adesso quello che più è importante per noi è chi si facciano al più presto i funerali. Perché la notizia si è diffusa su giornali e internet, anche in Albania. La nostra intenzione è fare due cerimonie, qui in città e là nel nostro paese».

Qui in città, la richiesta è stata inoltrata proprio dalla scuola media di Barco, che Dejvis frequentava: un modo per salutare il compagno di classe e di giochi da parte dei tanti ragazzi che lo hanno conosciuto. E tutti insieme, ragazzi e i loro genitori, come una grande famiglia, ora, nella scuola, stanno proponendo iniziative di solidarietà. Vi saranno anche aspetti economici da affrontare, il trasporto delle salme in Albania. «Di tutto questo ringraziamo tutti», spiegava ancora lo zio Arian a nome del papà Hisen, contattato ieri mattina dalla stessa scuola, ringraziando lui stesso chi «ci ha fatto avere questi segnali di affetto da una grande famiglia», spiega lo zio.

Una famiglia ferrarese, non solo di origini albanesi: e ricordiamo ad Arian che domenica sera uno degli inquirenti sul luogo della tragedia di via Padova rispondeva così a chi chiedeva chi e di che nazionalità fossero le vittime: «Albanesi? No, erano ferraresi», rigirando tra le mani la carta d’identità della Repubblica italiana della signora Blerina: «Sono le parole più buone – si congeda lo zio Arian – che abbiamo sentito».