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Chi sono i nomadi digitali: veri viaggiatori o semplici influencer?

Chi sono i nomadi digitali: veri viaggiatori o semplici influencer?

«Spendi i tuoi soldi in viaggi, non in oggetti» è un consiglio che si sente spesso ultimamente. È il motto dei nomadi digitali, cioè coloro che, giovani o meno giovani, hanno deciso di trasformare il viaggio in una filosofia di vita e lavorare in giro per il globo grazie all’ubiquità che internet permette. 

I più illustri rappresentanti di questa categoria sono certamente i travel influencer, che esplorano il mondo con apparente entusiasmo, postando su Instagram le foto di tutti gli angoli sperduti che visitano e ponendosi quasi in contrapposizione rispetto agli altri influencer, quelli che riempiono i loro profili di scatti che li ritraggono con abiti e accessori costosi. 

Un dubbio sorge però spontaneo. E cioè che dietro la superiorità morale di cui  si ammantano i travel influencer, ben espressa dalla massima «un viaggio vale più di un oggetto», si nasconda un vizio di fondo. Accumulare viaggi non è come accumulare beni? C’è davvero differenza fra collezionare esperienze privilegiate e beni di lusso?

Se scorriamo i profili Instagram dei più importanti esponenti di questa categoria ci troviamo di fronte a una serie di foto meravigliose scattate in tutto il pianeta: Indonesia, Francia, California, Finlandia, India, Singapore, Giappone, Brasile. Lo snorkeling in Nuova Zelanda un giorno e lo sci sulle Ande quello seguente, la villa a Bangkok e poi lo chalet alle Svalbard. 

A scomparire del tutto sono le storie dei posti in cui viaggiano, le differenze, le contraddizioni. Ragione per la quale è legittimo chiedersi se i travel influencer siano dei veri viaggiatori oppure, appunto, degli influencer che hanno scelto di promuovere un tipo di prodotto invece che un altro (su alcuni profili non mancano i post sponsorizzati da aziende e catene alberghiere). 

Messi in fila a casaccio sui loro profili Instagram i luoghi finiscono per diventare meri sfondi, semplici scenografie per i sorrisi e per i selfie. Non è importante dove sono stato, ma che ci sono stato, e soprattutto dire al mondo che ci sono stato: ecco il messaggio che comunicano le loro fotografie. Il rischio è viaggiare ovunque senza vedere (e capire) niente, con l’unica vera soddisfazione di aggiungere una puntina alla mappa del proprio mondo/parco giochi: posto un nuovo Paese e prendo nuovi like, il gioco è un po’ questo.

Forse oltre alle foto patinate ci piacerebbe sapere qualcosa di più dei continenti che i travel influencer visitano, dei sacrifici e dei momenti di difficoltà che una vita sempre in viaggio sicuramente comporta. In questo modo, le foto dello snorkeling in Nuova Zelanda oggi e dello sci sulle Ande domani sarebbero ancora più entusiasmanti.

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