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Comitato San Timoteo, congelate dimissioni presidente. “Fare accordi con ginecologi Vasto”

Comitato San Timoteo, congelate dimissioni presidente. “Fare accordi con ginecologi Vasto”

Il Direttivo del Comitato San Timoteo ha congelato le dimissioni di Nicola Felice da presidente e chiede interventi celeri per rinforzare i reparti dell’ospedale maggiormente a rischio.

Nella riunione del direttivo di ieri, 8 luglio, il direttivo “pur comprendendo e condividendo l’amarezza del Presidente Nicola Felice, tacciato più volte di falso allarmismo rispetto a quanto da anni si stava profilando per la Sanità molisana e deluso da una classe politica che mai ha mostrato di voler concretamente contrastare lo smantellamento della rete ospedaliera pubblica regionale che si andava attuando, conducendo anzi solo battaglie di retroguardia che inevitabilmente portavano alla sconfitta, ha chiesto all’ingegner Felice di ritirare le proprie dimissioni ritenendo indispensabile ed insostituibile, proprio nei frangenti di questi giorni, la sua competenza, più volte dimostrata”.

Da parte sue l’ingegner Felice, accogliendo in parte l’invito del Direttivo, ha al momento ritenuto solo di “congelare le dimissioni, rendendole comunque esecutive all’esito delle azioni che i vari Enti, ognuno per le proprie competenze, porranno in essere per scongiurare l’azzeramento dell’Ospedale San Timoteo di Termoli e della Sanità molisana e delle ulteriori proposte che il Comitato stesso avanzerà nei prossimi giorni”.

Il Comitato ha chiesto anche al Sindaco di Termoli “un incontro urgente al fine di poter illustrare nei dettagli le proprie proposte, maturate nel corso dell’azione pluriennale del Comitato stesso, in vista soprattutto dell’elaborazione del Piano operativo sanitario 2019-21 e del nuovo Patto per la Salute, unici atti giuridicamente validi che possono scongiurare l’ulteriore ridimensionamento se non addirittura la chiusura del nosocomio termolese e non solo”.

Il Comitato rimarca che “anche in caso di sentenza di merito del Tar favorevole alla riapertura del Punto nascite – ed al netto di ricorsi al Consiglio di Stato che sarebbe proprio interessante vedere chi li propugnerebbe – bisognerà comunque ricostruire tutta la struttura operativa e funzionale del reparto di Ostetricia e Ginecologia del San Timoteo, proprio per ripristinare quelle condizioni di sicurezza la cui “inesistenza” era alla base del decreto di chiusura, in primis dotare l’unità operativa complessa di personale sanitario in numero e specialistiche necessario per legge. Occorrerà bandire, oltre a quelli già disposti per i dirigenti medici, anche quello di Primario, che si poteva già bandire nel 2018 essendo disposto da un Decreto del Commissario ad acta dell’epoca, è che inspiegabilmente non è stato fatto dall’Asrem a tempo dovuto”.

Felice e i suoi ribadiscono la possibilità di “un accordo con la Regione Abruzzo al fine di favorire la mobilità dei ginecologi di Vasto, invertendo cioè il flusso: non più le pazienti che si muovono, ma i medici.

Ciò, oltre a ridurre i costi attualmente generati dalla mobilità passiva, avrebbe poi l’auspicato effetto di far risalire immediatamente il numero dei nati nell’ospedale di Termoli, ricollocandolo nei limiti del famigerato Decreto Balduzzi, e quindi chiedere al Ministero della Salute di rivedere la decisione di chiusura del Punto nascite.

Questo va sicuramente rivisto, ma è puro velleitarismo proporre, come ha fatto di recente il Governatore Toma, un limite di 300 nati, per molti ritenuta una “proposta indecente”, fatta da chi sostiene di avere “ben studiato” il problema sanità regionale”.

Inoltre il Comitato ritiene “immediatamente praticabile il richiamo in servizio dei dottor Nicola Occhionero, già Primario del reparto Ginecologia e Ostetriche di Termoli, e Vincenzo Bifernino, ginecologo in quel reparto fino al pensionamento, e che, ci risulta, hanno manifestato la propria disponibilità anche a titolo di puro volontariato.

In caso di rigetto del ricorso in sede di udienza di merito, le nostre proposte resterebbero comunque valide e praticabili, poiché starà allora proprio e sempre alla politica e agli Enti e organi competenti, comunque ricreare quelle condizioni di sicurezza, che essi stessi hanno prima compromesso, affinché un intero territorio rinasca (e non è una metafora).

Da evidenziare che la proposta del Commissario Giustini di richiamare medici in quiescenza, bocciata per il Molise, è stata invece fatta propria ed attuata per vari reparti in Veneto, Piemonte, Sicilia. Perché due pesi e due misure? Perché per il Molise no? Può la risposta essere che così fa comodo a qualche burattinaio che vuole lo smantellamento della sanità pubblica molisana?

Tali proposte, naturalmente, sono applicabili anche ad altri reparti ed unità operative. Non va dimenticato, infatti, che la drammaticità della sanità molisana non la si riscontra solo nella chiusura del punto nascita del San Timoteo. Interi reparti sono stati ridimensionati o smantellati (Urologia, Otorino, Ortopedia). Senza dimenticare Oculistica, vera eccellenza molisana, che da Larino doveva essere trasferita a Termoli e che invece è letteralmente scomparsa.

Non ci si illuda che tutto ciò non interessi anche il Veneziale di Isernia. Smantellare Termoli e privare un intero territorio in cui non solo risiede oltre un terzo della popolazione molisana, ma su cui gravitano anche comunità extraregionali, era il compito più difficile; riuscita l’operazione con il San Timoteo, vero e proprio apripista, tutto sarà più facile. L’Alto Molise ed anche Campobasso non si illudano. È sul contrasto a questo disegno nefasto e scellerato che si misurerà allora la reale capacità e volontà politica, aldilà delle dichiarazioni di principio, di ruolo e di facciata, di ridare un futuro al nostro territorio ed alla nostra gente”.

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