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Europee e liste. La guerra dei partiti al femminile. Moda o furbizia?

Europee e liste. La guerra dei partiti al femminile. Moda o furbizia?

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Quando cominciano a girare i nomi eccellenti dei candidati, oltre alle solite mappe geografiche, cibo ambito per palati poco raffinati, bisogna capire che dietro le scelte c’è sempre una ratio.
Sì, perché i ripescati, i testimonial, i prodotti delle scuderie, i resti delle nomenklature, i tromboni e trombati, vecchi e giovani che siano, addirittura i parenti, sono figli di un’unica strategia tesa ad occupare ogni spazio.

E allora, in vista delle Europee, tutto è utile al fine di raccogliere i voti. Anche di quel poco che serve a far scattare il seggio o superare il 4%.

Caio Giulio Cesare Mussolini (il nome un programma) calza a pennello, ad esempio, per rispondere ad Alessandra Mussolini, nella contesa dinastica, che vede contrapposti due partiti che dovrebbero essere alleati. Ma, in vista del voto di maggio, considerando il sistema proporzionale e la necessità di stravolgere il centro-destra berlusconiano, il fine giustifica i mezzi. E la dice lunga sul riposizionamento azzurro che ricorre a nomi nostalgici e populisti, pur di arginare la deriva salviniana.

Dopo le dolorose defezioni della Gardini e la quasi fuga di Toti che a Genova, durante la convention della Meloni, ha detto a chiare lettere che lì “c’era il suo mondo”, bisognava reagire.
La preferenza femminile, del resto, in casa forzista è una vecchia moda. Non solo limitata alle vicende private di Berlusconi.

Già da un po’ la sua classe dirigente è in rosa: la Bernini, la Gelmini, la Casellati, la Carfagna, la Ronzulli, la Ravetto (molto in ombra invece, la ultralaicista Prestigiacomo). E non si sa se l’onda al femminile serva o non serva per arginare o per fare ombra a Tajani. Una cosa è certa: all’allegra brigata si è aggiunta la ripescata Irene Pivetti, decenni fa, presidente leghista della Camera, vandeana e cattolica. Un’altra etichetta anti-Salvini.

E se Fi punta sulle quote rosa nostalgiche, Fdi vince la corsa della storia (oltre al già citato rampollo Mussolini). Storia intesa come retaggio solido e credibile. Come spiegare altrimenti la discesa in campo del “sociologo dell’amore e dell’innamoramento”, Alberoni, oggi novantenne, che si è giustificato citando la vittoria del veterano Radetzky sul giovane re Carlo Aberto? E chi sarebbe il giovane Carlo Alberto? Salvini, Di Maio o Renzi? Sicuramente il Capitano. Sembra unicamente una battaglia per l’egemonia destra.

In casa dem, l’onda rosa-rossa non è una novità: basti ricordare le Moretti, le Bonafè, le Picierno e il 40% del partito nell’era renziana. Ma stavolta Zingaretti ha tirato l’asso dalla sua manica: Caterina Avanza, stretta collaboratrice di Macron, tanto per non smentire la vocazione globalista, europeista ed elitaria del Pd, “partito dei primi” e non più “partito degli ultimi”.

Dulcis in fundo, le donne grilline: reclutate non dalle aziende berlusconiane, non dalle sezioni, nemmeno stavolta dalla rete, ma dalla rete di Di Maio: Alessandra Todde, capolista nel collegio Isole, Sabrina Pignedoli, capolista del Nord-Est e la Danzì, capolista nel Collegio Nord-Ovest.
Saranno tutti scontri tra capoliste al femminile, per partiti forse al capolinea.

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