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Famiglia e lavoro a Roma, gli ostacoli per le mamme

Famiglia e lavoro a Roma, gli ostacoli per le mamme

Under 40, mediamente con due figli sotto gli 11 anni, laureate, lavoratrici non per scelta ma per necessità: è l’identikit delle mamme della Capitale che emerge dal sondaggio on line “Essere mamme a Roma” promosso dal Forum delle associazioni familiari del Lazio e presentato sabato 9 febbraio all’Istituto Sacro Cuore a via Marsala. L’occasione: l’VIII Congresso del Forum che nella stessa giornata ha eletto la nuova presidente Alessandra Balsamo, 41 anni, moglie e mamma di due bambini, avvocato di diritto di famiglia e minorile.

Al sondaggio hanno risposto 1.015 mamme, 8 su 10 lavoratrici e, per il 56%, con un contratto dipendente a tempo indeterminato. Oltre la metà di loro ha dichiarato di dover lavorare per esigenze economiche e di avere avuto problemi sul lavoro a causa dei figli per malattie, visite mediche o riunioni a scuola. Ancora, oltre l’80% lamenta la mancanza di strumenti per la conciliazione famiglialavoro come flessibilità, benefits o asilo aziendale.

Tuttavia sono mamme «che hanno saputo organizzarsi – ha evidenziato commentando i dati Emma Ciccarelli, presidente uscente alla guida del Forum per 8 anni – perché meno della metà delle intervistate trascorrere circa due ore al giorno in macchina con i figli e una per andare al lavoro: bilancio tutto sommato positivo per una metropoli quale è Roma». Altri risultati positivi si rilevano sul fronte familiare: i papà sono altamente collaborativi nel 71,2% dei casi e «condividono il lavoro di cura per visite mediche, colloqui con gli insegnanti, accompagnamento dei figli alle attività ludico-sportive – ha affermato Ciccarelli – ma si attivano anche per la spesa e le pulizie domestiche» mentre i nonni «restano un baluardo di welfare: il 48% delle mamme romane può contare su di loro». Inoltre, giudicata buona e proficua da 7 mamme su 10 la collaborazione con gli insegnanti nell’educazione dei figli.

Le note dolenti riguardano invece i servizi sussidiari: per quasi la metà delle mamme, nel proprio quartiere gli spazi pubblici per bambini non sono adeguatamente gestiti o curati e quasi all’unanimità viene segnalata la mancanza di ambienti idonei per effettuare un cambio pannolino o fermarsi ad allattare. Per l’85% delle intervistate, poi, non ci sono luoghi di confronto e mutuo aiuto nonché forme sperimentate di baby-sharing. Scarseggiano anche servizi e sportelli di supporto alla famiglia o, se presenti, non vengono adeguatamente pubblicizzati: oltre l’86% delle donne non sa quali attività propongano.

«Il passo più lento è quello delle politiche sociali – ha osservato la sociologa Elisa Manna -; da questo sondaggio emerge chiaramente che la famiglia non è affatto destrutturata come istituzione, anzi: laddove le mamme hanno rilevato una solitudine nella cura dei loro figli, ciò è chiaramente dovuto all’assenza di servizi pubblici». Come rappresentanti delle istituzioni, Valentina Grippo, consigliera della Regione Lazio, e Sabrina Alfonsi, presidente del municipio Roma 1 Centro, hanno assicurato l’impegno «a mappare più adeguatamente i servizi presenti sul territorio intervenendo anche sulla comunicazione, che deve essere più efficace affinché si lavori davvero ad un cambiamento». Per Gianluigi De Palo, presidente del Forum nazionale delle famiglie, «sbagliamo ad avere un approccio assistenzialista rispetto alle politiche familiari perché lo Stato deve riconoscere i bisogni dei cittadini mentre la sussidiarietà viene umiliata quotidianamente perché non si riesce a trasformare in sintesi operativa l’analisi teorica dei problemi».

Il vescovo Gianrico Ruzza, segretario generale del Vicariato, auspicando «sempre maggiore sinergia e capacità di fare rete tra le diverse società educative», ha osservato come «di fronte a queste domande di bisogno delle famiglie» la comunità cristiana «gioca un ruolo di supporto importante che, però, non deve sostituirsi a quello delle istituzioni». Il presule si è fatto anche portavoce di un messaggio che il cardinale vicario Angelo De Donatis ha voluto inviare al Forum delle associazioni familiari del Lazio: «Ringraziandovi per l’energia e l’impegno profuso – ha scritto il porporato -, vi consegno il ministero della comunione affinché possiate essere lievito potente nella società. Non esiste una pastorale che non sia familiare perché tutte le realtà umane e sociali fanno capo alla famiglia».

Dalle risposte aperte del sondaggio, è emersa una lista di priorità che è stata consegnata alle istituzioni presenti: in cima, i temi della conciliazione famiglialavoro; a seguire, i servizi professionali – dalle baby sitter comunali al supporto psicologico -, la sfera del welfare con gli aiuti economici anche per attività extrascolatiche. Ancora, i servizi pubblici: dai trasporti alle strade più praticabili con i passeggini e più pulite, dai parchi attrezzati ai posti nei nidi, dai luoghi di aggregazione alle scuole aperte durante le vacanze e nel pomeriggio. «Ora, l’obiettivo del Forum – ha concluso Ceccarelli – è trasformare questo sondaggio in uno strumento di lavoro, in sinergia con gli organi competenti cui chiediamo di non lasciare sole le famiglie. Per rilanciare il tema della natalità occorre cominciare ad ascoltare le donne e i loro bisogni: c’è in ballo il nostro futuro».

11 febbraio 2019

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