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Famiglia è... tornare a casa la sera e trovare qualcuno che ci aspetta

Famiglia è… tornare a casa la sera e trovare qualcuno che ci aspetta

Famiglia è tornare a casa la sera e trovare qualcuno che ci aspetta. Magari nella baraonda generale, con la cena ancora da preparare e le stanze infestate da mine antiuomo sotto forma di oggetti non identificati sparpagliati sul pavimento.

Una specie di day after da bombardamento nucleare che ci fa rimpiangere di non essere ancora in ufficio, ma che poi ci manca terribilmente in quei giorni d’estate in cui tutti sono al mare e a noi tocca aspettare le ferie, nella casa vuota e in ordine, finalmente silenziosa. Troppo silenziosa.

Troppo in ordine.

Famiglia è avere qualcuno con cui condividere il divano e litigare per il telecomando.

Scaldarsi i piedi sotto al piumone. Decidere le vacanze, portare fuori il cane, fare la spesa il sabato mattina, dividersi i turni di apparecchio-sparecchio, rubarsi il primo posto in bagno.

Famiglia è un abbraccio a sorpresa quando ti senti proprio giù. Stare in silenzio senza bisogno di parlare.

Capirsi al volo. O non capirsi mai, ma amarsi lo stesso, non si sa per quale strano algoritmo o elica genetica o pazienza senza fondo.

È mettersi il muso per giorni e poi fare la pace, senza ragioni apparenti, solo per abitudine o scarsa resistenza, che a stare arrabbiati ci vuole energia e in fondo è una perdita di tempo.

È avere ricordi comuni e crescere nella stessa terra, chi per toccare il cielo, chi per restare vicino all’erba, piante diverse con le medesime radici.

È quel pensiero molesto che ti prende un attimo prima della riunione – o durante – azzerando grafici e dati, paralizzando le sinapsi: chi doveva recuperare il bimbo a scuola? Avrà finito l’esame? Come sarà andata la tac? È essere qui e altrove, sempre. Sdoppiati in due cuori e in due teste.

O in tre o in quattro o in cinque..

. Gioire e soffrire in modalità multipla.

Perché non si è più soli quando si diventa famiglia, nel bene e nel male, neppure le volte che si vorrebbe.

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Famiglia è tante cose diverse, e per quanto si provi a dargli un nome (tradizionale, allargata, monogenitoriale, arcobaleno..

.) ce ne sarà sempre qualcuna che sfugge a titoli e classificazioni.

E per quanto ci si sforzi di infilarla dentro perimetri precisi, avrà sempre variabili impazzite che schivano le regole e i teoremi. Non esiste una sola definizione di famiglia, ha risposto il 40 per cento delle intervistate alla società di ricerca Lexis, cui Elle ha affidato il grande sondaggio “a capitoli” Cosa voglio di più.

Dopo aver indagato sul lavoro, sul corpo e la percezione di sé , la nostra ricerca si è spostata sulle relazioni familiari e la maternità, e ne è uscito il quadro di un Paese più aperto e moderno di quel che pensavamo, almeno sul fronte femminile. Per il 32 per cento delle italiane, famiglia è “due persone che si amano e condividono un progetto di vita”.

Senza precisazioni. Quello che conta non è la forma ma la forza dei sentimenti.

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In questo numero abbiamo provato a raccontarli tutti, o quasi, questi nuovi modi di sentirsi o di essere famiglia.

Partendo dal regista Pedro Almodovar (intervistato da Piera Detassis, autorevole signora del cinema e new entry nella squadra di Elle): omosessuale, celibe, ma fin dai suoi esordi patriarca di un clan che ha tutti i requisiti di una parentela reale pur senza legami di consanguineità. I suoi attori feticcio, con cui quest’anno ritorna a Cannes, sono i compagni di una vita, le sorelle e i fratelli “honoris causa”, le madri immaginarie, gli alter ego.

Farà lui da apripista alle varie famiglie a geometria variabile che vi presentiamo nelle prossime pagine.

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Abbiamo pensato che non c’era modo migliore per commentare i dati dell’inchiesta che ascoltare le loro storie. Tra i vari dati emersi, quello che mi ha colpito di più è che il 53 per cento delle interpellate è disposta a fare un figlio senza partner.

È stato lo spunto per raccontare i nuovi modi offerti dalla scienza per avere un bambino, ma anche per parlare di adozioni, separazioni, mamme single e fratelli acquisiti. Sforzandoci di non dare mai giudizi, ma solo di raccontare l’Italia in cui viviamo.

Un’Italia che sa già di futuro. E che chiede alle istituzioni di allungare il passo.

Perché la vita scappa, i desideri non aspettano e sull’amore non si può legiferare.

Scrivetemi pareri, , consigli a direttoreelle@hearst.

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