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Gravidanza: anche una sola sigaretta al giorno può far male al tuo bambino. Il nuovo studio

Lontane dal fumo se aspettate un bebè! Alcuni medici statunitensi hanno analizzato nel dettaglio l’impatto del fumo sulle donne incinte e il risultato è che anche una singola sigaretta al giorno è già troppo, perché aumenta il rischio che un bambino muoia per la sindrome della morte improvvisa del lattante. Un ulteriore motivo per dire addio alle bionde almeno nei nove mesi di attesa.

Non solo quindi aborto spontaneo o parto prematuro, il nuovo studio condotto al Children’s Center for Integrative Brain Research di Seattle e pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics, evidenzia quanto il tabagismo nel primo anno di vita aumenta di due volte il rischio che il piccolo perda la vita.

Di contro, le donne incinte che hanno ridotto notevolmente il consumo di sigarette hanno visto diminuito il rischio di SIDS dei loro bambini del 12% rispetto alle donne in gravidanza che non lo hanno fatto. Stando ai dati, se le future mamme smettessero di fumare del tutto, il rischio diminuirebbe anche del 23%.

Insomma, il team di studiosi ha stimato che 800 dei circa 3700 decessi di SIDS che ogni anno si registrano negli Stati Uniti si potrebbero evitare se nessuna donna fumasse nelle settimane precedenti alla gravidanza e durante i nove mesi di gestazione.

“Per le donne incinte che non riescono a smettere completamente, qualsiasi sigaretta che fumano non riduce la probabilità che il loro bambino muoia improvvisamente e inaspettatamente per la morte improvvisa infantile”, spiega Tatiana Anderson, autrice principale dello studio.

Come ridurre il rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante?

La sindrome della morte improvvisa del lattante (o sindrome della morte improvvisa infantile o morte inaspettata del lattante oppure “morte in culla”) è un fenomeno che ancora non trova alcuna spiegazione presso la comunità scientifica. Provoca, appunto, la morte inaspettata di un bebè apparentemente sano e colpisce i bambini nel primo anno di vita. Si tratta della causa più comune di morte tra un mese e un anno di età e circa il 90% dei casi si verifica prima dei sei mesi di età, con il picco di casi tra i due mesi e i quattro mesi.

Se soccorsi prontamente, alcuni neonati a volte possono essere rianimati, ma in questi casi non si esclude il rischio di lesioni cerebrali permanenti.

Alcuni fattori di rischio di morte infantile improvvisa possono essere:

dormire in posizione prona
dormire nel letto dei genitori
mancanza di circolazione d’aria nel letto (attraverso coperte, cuscini, peluche)
surriscaldamento
parto prematuro
uso di droghe da parte della madre

Fumare in gravidanza è sempre stato considerato un fattore di rischio. Lo studio di oggi ci dimostra quanto sia pericoloso e quanto non vada preso alla leggere un vizio simile.

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Germana Carillo

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