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Hidden: Senza via di scampo, recensione del film dei registi di ...

Hidden: Senza via di scampo, recensione del film dei registi di …

Ray, Claire e la loro figlia Zoe, ancora una bambina, sono rinchiusi da oltre trecento giorni in un rifugio antiatomico. Quasi un anno prima infatti un virus di origine sconosciuta ha infettato la popolazione, mutando i contagiati in ipotetiche creature mostruose. La famiglia vive così da mesi senza vedere più la luce del sole, riuscendo a sopravvivere grazie alla scorta di provviste e a un collegamento con l’acquedotto. Un giorno però un topo si intrufola nella struttura, cominciando a divorare i barattoli di pesche e di fagioli: una minaccia apparentemente semplice da eliminare che però, durante il tentativo di cattura, darà via ad una serie di eventi che potrebbero mettere a repentaglio la rassicurante, seppur monotona, sicurezza quotidiana.

The truth is out there

Un anno prima dello strepitoso successo di pubblico e di critica di Stranger Things, Matt e Ross Duffer (meglio conosciuti come i The Duffer Brothers) esordiscono sul grande schermo con un intenso thriller apocalittico in cui il mondo in superficie è stato vittima di una devastante epidemia. Un film intimo nella prima parte, pregno di pagine di dolente e malinconica tenerezza, che nella seconda metà dà il via ad un crescendo di suspense che svela il mistero sull’identità dei “Breathers” (così sono chiamati dai protagonisti gli individui ritenuti infetti) conducendo ad un cliffhanger forse non originalissimo ma incredibilmente riuscito all’interno della narrazione, che ammanta situazioni e dialoghi precedenti di nuovi significati. Hidden – Senza via di scampo è un’operazione chirurgicamente giocata sui dettagli, dove nulla viene lasciato al caso, dall’entrata in scena del roditore alla costante presenza della bambola parlante (unica “amica” della piccola Zoe) fino alle regole da rispettare alla lettera per salvaguardare la propria incolumità, e in cui anche l’inserimento dei flashback atti a raccontare il giorno zero avviene in modo graduale e ragionato, permettendo alla storia di crescere in contemporanea all’approfondimento dei personaggi. I giochi di luci e ombre all’interno del rifugio trasmettono un senso di profondo decadimento fisico e morale e le sporadiche sequenze in spazi aperti restituiscono quel fascino post-apocalittico tipico del filone, creando un’atmosfera verosimile anche all’interno di un contesto pur smaccatamente di genere. Al resto pensa l’efficace trio di protagonisti, con Alexander Skarsgard e Andrea Riseborough a donare grande intensità ai due protettivi genitori e la piccola Emily Alyn Lind dotata di un sorprendente e toccante range di sfumature emozionali.

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