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I primi 60 anni del negozio di Antonio Mautone, istituzione dello stile che non ha mai cambiato proprietario

I primi 60 anni del negozio di Antonio Mautone, istituzione dello stile che non ha mai cambiato proprietario

Non si è mai pentito per quella scelta fatta a 17 anni, quando da giovane studente del Liceo Classico di Larino ha deciso di prendere in mano la situazione, la sua vita e la possibilità che il padre Giuseppe, napoletano d’origine ma termolese d’adozione, gli aveva dato. “Mi ha detto scegli: o il bar, o la scuola o le scarpe. E così ho scelto la moda e le scarpe. Perchè? Perchè penso che vestire una donna sia il meglio che si possa avere“. E lo rifarebbe? “Sì, certo, con tutti gli errori del mondo. Io l’ho scelto per passione questo lavoro, per questo non me ne pento assolutamente. Quando invece scegli un mestiere per soldi è sbagliato e te ne puoi pentire”. Lui al negozio, il fratello più grande Lino è avvocato a Milano, mentre Ugo, il più piccolo, ha insegnato per anni.

Davanti ad una tazza di cioccolata calda con panna e biscottini, “perchè io sono goloso e pure se siamo a marzo, ci sta tutta”, iniziano i festeggiamenti di quello che è un compleanno importante. Forse un anniversario che di questi tempi in pochi possono celebrare: la sua attività, lo storico negozio di Mautone pelletteria nel centro termolese, festeggia i 60 anni di attività il 19 marzo e sempre con lo stesso  proprietario.

Ovvero lui, che di anni ne ha 77. “Forse quel giorno non sarò in città, ma vorrei fare qualcosa per fare festa e la farò è solo rimandata, non annullata”, rivela Antonio Mautone che è tutt’uno con il negozio ormai perchè a Termoli e dintorni quando dici Mautone dici Antonio, per tutti Tonino, e dici anche il suo negozio di scarpe, borse e pelletteria al civico 60 di Corso Nazionale. Due vetrine che sono lì da sempre e da 60 anni sono il riflesso di tante generazioni che si fermano davanti alle luci e all’incanto che un paio di scarpe, come anche una borsa, può suscitare. Che sia uomo o che sia donna. Dai piccoli accompagnati da mamma e papà, da adolescenti con le amiche, da fidanzate e da mogli con i mariti, magari spingendo una carrozzina e tenendo per mano un pargolo. Tutti, almeno una volta, si sono fermati davanti a quelle vetrine per immaginare dove avrebbero potuto indossare quelle scarpe dal tacco alto e con cosa abbinarle, se al lavoro o per una serata speciale.

Ma all’inizio l’attività dei Mautone non erano scarpe e pelli, bensì un bar, “Il Tre Stelle – racconta – con due camerieri fissi e molto più personale a partire da giugno e per tutta la stagione estiva. Poi papà scelse di cambiare e di aprire il negozio di scarpe perchè era un settore più libero, legato alla moda e meno impegnativo e mi ha chiesto cosa volessi fare, così ho lasciato la scuola e dal 1962 ho inserito anche la pelletteria, riprendendo un po’ anche l’attività di zia Lucrezia dell’omonimo negozio di abiti sul Corso, ho imparato grazie ad un rappresentate che mi ha messo in contatto con un pellicciaio di Napoli, don Vittorio Puzone da cui mi sono formato”.

E’ stata questa la sua felicità, dice ancora: “Realizzare capi di una certa importanza, ricordo bene quando con la prima collezione ho creato una sfilata di moda con vere modelle. Tutto si svolse in una piacevole serata alla Torre Saracena, all’inizio degli anni ’60, poteva essere il ’63 o il ’64, davanti a 150 persone abbiamo mostrato le creazioni. C’era tutta l’elite regionale, è stato bello e ci siamo divertiti e abbiamo regalato qualcosa di nuovo e particolare anche alla città. L’ultima sfilata invece l’ho fatta in piazza Monumento, era sindaco Alberto Montano. Mi sono sempre divertito a farle perchè per me la moda è femmina ed è tutto ciò che è bello“.

E Termoli come è dal punto di vista della moda? “Cambiata, siamo tornati alla moda degli anni ’60, quella di Brigitte Bardot e Audrey Hepburn di Colazione da Tiffany, quest’ultima è la mia preferita perchè era grande nella sua semplicità e umile nella sua grandezza di attrice, oltre che nel vestire. Ecco, la mia Audrey di oggi indosserebbe una scarpa nera, con perle e tacco basso, il massimo dell’eleganza – afferma mentre stringe tra le mani un paio di scarpe – oppure un tacco nero, alto, meraviglioso“.

Brinda – per adesso – con una buona tazza di cioccolata, racconta la sua vita legata inesorabilmente alla sua attività che non si è mai mossa da lì, che ha affrontato cambiamenti di stile, di moda, oltre che di società. Perché in 60 anni ne ha viste di cose. E anche ora che racconta tutto, ritorna alla prima volta in cui ha alzato nel suo primo giorno di lavoro la saracinesca. E lo fa con gli occhi che sorridono per quella scelta di vita.

“Amo il progresso, dobbiamo essere al passo e chiederci cosa è attuale. Siamo andati sulla Luna e allora dobbiamo chiederci cosa va di moda sulla Luna? Mi dispiace che non ho l’età per andare sulla Luna, ma comunque vivo il tempo nella prospettiva del futuro accettando quello che sarà, con la tecnologia e i cambiamenti”. Ma quindi quando sceglie le collezioni come fa? “Vado alle fiere di settembre e marzo negli show room dove espongono e scelgo secondo la moda, secondo quello che va al momento e secondo il mio gusto personale, secondo come vestirei io la donna”. Ci prende? “Più o meno”- rivela sorridendo tra un sorso di cioccolata e un biscottino d’accompagnamento, mentre con una mano ricambia il saluto di una ragazza dall’altra parte del vetro – vedi? questo è il bello, essere riconosciuto, avere il saluto delle persone che ti sorridono quando ti incontrano, ho vestito cinque generazioni, io sono per tutti Tonino forever come mi dicono e mi salutano anche su Facebook. E poi sai, io vivo con il mio motto: non so cosa farò da grande, non so cosa farò domani, ma se i giovani vivessero momento per momento la vita che fanno, sarebbe un bel vivere”.

Cosa si augura per Termoli? “Una volta era la perla del Molise anche grazie alla politica, ora invece non lo è più perchè è stata abbandonata a se stessa dal punto di vista ambientale e turistico, i balneatori sono stati pionieri, gli albergatori e anche chi ha aperto un BB senza i quali non ci sarebbe turismo. Era una perla perchè aveva un mare stupendo che è una ricchezza, c’era una apertura mentale verso l’esterno e c’era anche tanta gente che veniva da fuori, anche l’antica nobiltà di Roma, Napoli, i molisani che arrivavano sulla costa, gli abruzzesi ma senza disdegnare la normalità e il modo di vivere gli anni ’60 in cui il riferimento era all’eleganza, alla discrezione, non era il solo apparire. A Termoli abbiamo una pinacoteca, avevamo il progetto per allungare il molo al porto e per renderlo crocieristico, turistico e anche commerciale. Me lo ricordo bene quel progetto perchè a 13 anni a casa Lapenna l’ho visto sulla scrivania, ma non è stato mai realizzato. Ecco, mi auguro che Termoli possa tornare ad essere la perla del Molise. Io penso che il Comune e il sindaco siano la famiglia della città, il sindaco è un padre del cittadino, ma se quest’ultimo vede un genitore che si comporta male cosa può imparare?

Penso anche che dobbiamo creare eventi durante tutto l’anno, imparare dai giovani, partendo dai murales e fino al quadro possiamo apprendere qualcosa; io ho sempre avuto grande rispetto del cliente, la mia storia l’ho vissuta anche grazie agli altri ed è stato stimolante il confronto e penso che lo sia in ogni settore, dialogare e capire i giovani, prendere da loro consigli. Io per molti sono zio Tonino, soprattutto per i più giovani e questo mi piace. E ti dirò di più: il confronto non manca mai, nemmeno con i colleghi che spesso mi chiedono consigli su tante cose”.

E’ un’istituzione a Termoli? “Sì, si può dire e sono contento di questo. Ho 77 anni, non mi sono mai sposato, ho due nipoti e molti mi chiamano zio. Penso che la vita sia fatta di amore, di qualunque forma essa sia, amore per la famiglia, per ogni giorno che viviamo, per gli amici e anche per il lavoro”. E allora, buon 60esimo compleanno.

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