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Il turbante di GO5 che aiuta a vivere le donne

Il turbante di GO5 che aiuta a vivere le donne

Una collaborazione tra donne per alleviare le pene sia di quelle che vivono in carcere che di quelle che invece devono affrontare un tumore. Il tutto grazie a uno strumento, il turbante che, come spiegano le ideatrici del progetto, «ha effetto taumaturgico».

L’iniziativa si chiama “La vita sotto il turbante” e ha preso vita circa due anni fa grazie all’associazione “GO5 – per mano delle donne”, onlus che aiuta le pazienti in cura al reparto di Ginecologia Oncologica dell’Istituto dei Tumori di Milano, e la cooperativa “Alice per Sartoria San Vittore” che invece coinvolge le detenute nella creazione di abiti. Le donne in carcere cuciono i turbanti, coloratissimi e di varie fantasie, che poi vengono indossati dalle donne in cura: il ricavato delle donazioni libere viene poi utilizzato per finanziare la ricerca per il tumore ovarico.

Una iniziativa che è stata presentata oggi pomeriggio a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, e a cui ha preso parte anche il sindaco Giuseppe Sala: «Quando avevo 39 anni e ero amministratore delegato della Pirelli Pneumatici mi sono ammalato di cancro e mi sono sottoposto a cicli di chemioterapia anche molto pesanti», ha ricordato il sindaco. Che ha poi aggiunto: «Per questo oggi ho scelto di essere qui, perché penso che la vita sia una composizione di momenti e la vita con il cancro è comunque vita.

Il cancro è un passaggio nella vita di una persona e noi dobbiamo aiutare le persone a passare attraverso questo momento». Quello del turbante non è, ha precisato Sala, importante in quanto «simbolo in sé ma come oggetto che ti fa sentir parte di un qualcosa».

E parlando da persona che ha affrontato la malattia, Sala ha invitato tutti a « guardare chi indossa un turbante in modo diverso, senza pietismo».

Per Francesco Raspagliesi, primario dell’unità di Oncologia ginecologica dell’Istituto dei Tumori, i copricapo realizzati dalle detenute «sono un simbolo di una battaglia di cui a volte le donne si vergognano».

«Per questo – ha aggiunto – mi ha colpito il contributo di queste donne a rompere il muro del silenzio». I turbanti si possono richiedere alla mail o alla pagina Facebook di GO-5 in cambio di una offerta libera.

Che aiuta la ricerca, le detenute e le donne in generale. Il prossimo 26 giugno l’iniziativa sarà presentata sulla terrazza dell’Istituto dei Tumori mentre l’11 luglio appuntamento nel giardino del carcere di San Vittore.

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