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“Impossibile trovare un dettaglio di troppo”: intervista a Fulvia Farolfi

“Impossibile trovare un dettaglio di troppo”: intervista a Fulvia Farolfi

«Stefano Anselmo, il mio maestro, è stato il truccatore di Mina dagli anni Settanta in poi. Hanno lavorato insieme per quarant’anni, dando forma a quelle immagini folli che caratterizzano le cover dei suoi dischi. Insieme al fotografo di Mina Mauro Balletti, su di lei hanno realizzato vari libri, arrivando a livelli di creatività, costruzione e decostruzione del trucco assolutamente dirompenti». Fulvia Farolfi, una delle più celebri make-up artist internazionali, ricorda così il lavoro del suo maestro con Mina. «Lei era molto avanti per i tempi e totalmente senza paura. Una donna capace di accettare look che altre non avrebbero mai osato. La sua audacia la rende icona, come la capacità di sperimentare».

Tratto distintivo del trucco?
Rasare le sopracciglia per rialzare gli occhi, però senza ridipingerle, come faceva la Loren, ma lasciandole glabre. E poi naturalmente gli enormi occhi che discendevano verso le tempie fin sotto gli zigomi; autentica firma di Mina.

L’occhio nero declinato in mille versioni richiamava la teatralità e a volte anche l’inquietudine di donne come la marchesa Casati o l’attrice del cinema muto Francesca Bertini, che ne pensa?
Tutte donne audaci, che avevano capito quanto il trucco esteso verso il basso potesse allargare l’occhio rendendolo profondamente espressivo. Quello di Mina chiaramente non è un nero sfatto come nelle foto di Peter Lindbergh, ma perfetto e assolutamente tridimensionale, ricco di tanti punti luce e sfumature; poteva arrivare ad allargare l’occhio anche di 1/5.

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Unreality Check

by Contributor

Photo Vogue Festival 2018

Che tecniche particolari si usavano all’epoca?
Purtroppo molte che oggi sono sparite, a cominciare dalle più semplici come temperare una matita. Erano unicamente di legno e venivano affilate con il taglierino, questo consentiva di avere punte sottilissime e rettangolari, quindi una precisione della linea assoluta e ormai irraggiungibile.

Come descriverebbe la fisicità di Mina?
Viene da una famiglia benestante e questo si traduce in un certo modo di porsi alla gente; la sua eleganza, il modo di muovere il corpo, la gestualità delle mani, tutto era di una bellezza fuori dai canoni: eccentrica ma elegantissima; nel trucco mai banale, ma non eccessiva: impossibile trovare un dettaglio di troppo. Parlerei di eleganza innata. In un vecchio articolo, la Aspesi esalta la luminosità lunare della pelle di Mina rispetto alla dozzinale abbronzatura che cominciava a essere di moda… Ha sempre avuto una pelle eccezionale, dal candore e dalla luminescenza unici, che ha contribuito a creare la sua sofisticatissima allure. Sul piano del trucco, non credo sia mai andata in scena “a pelle nuda”, altrimenti tutte quelle sfumature di ombretti opachi non sarebbe stato possibile ottenerle.

Perché è una bellezza ancora attuale?
È come vedere una foto di Avedon o di Marella Agnelli: sono dei classici, non c’è mai nulla di sbagliato. In questo senso è stata unica e perfetta.

Tra le donne contemporanee, chi le somiglia o potrebbe interpretarla? Come carisma Tilda Swinton. Meryl Streep per le proporzioni del viso. Forse anche una Stella Tennant. Mina ha una presenza che prevale su tutto: quando appariva, non guardavi più il trucco, i capelli o l’outfit, ma lei nella sua interezza. Un personaggio impossibile da replicare.

Foto Tess McMillan @ Muse NYC: ombretti e eyeliner CHANEL. Make-up Fulvia Farolfi for Chanel. Hair Joey George @ Management + Artists. 

Vogue Italia, ottobre 2018, n.818, pag. 258

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