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Imprese, donne al comando

Imprese, donne al comando

La caduta dei muri

Insomma, Piovesana è oggi un simbolo dell’imprenditoria femminile nordestina. Un esempio per tutte le ragazze, di ogni età, che sognano di affermarsi con un’idea vincente e un’attività autonoma.

Nello stesso tempo, la punta dell’iceberg di un fenomeno in continua crescita. Secondo le rilevazioni di Unioncamere- Infocamere, sono 97 mila le imprese femminili in Veneto (con 213 mila «imprenditrici») e 23 mila quelle in Friuli Venezia Giulia.

Per imprese femminili si intendono realtà dove le donne sono titolari, oppure rappresentano la maggioranza dei soci o delle quote di partecipazione, o dove siedono nelle posizioni operative di vertice. A livello italiano il cosiddetto tasso di femminilizzazione (1 milione 331 imprese su un totale di 6 milioni e 100) è del 21,86%.

Il Veneto si ferma al 19,83%, il Friuli arriva al 22,34. Certo, la distanza uomo-donna rimane pesante, ma non c’è da stupirsi in un Paese che si colloca al 70esimo posto nel Global gender gap, dietro Honduras e Montenegro e davanti a Tanzania e Capo Verde.

Per non parlare di un dato semplice semplice: il tasso di occupazione femminile rimane 20 punti inferiore a quello maschile, all’interno dell’Unione Europea solo Malta fa peggio di noi. In questo scenario, il costante aumento delle imprese femminili non può che apparire un segnale estremamente positivo.

L’ultimo bando della Regione Veneto per il sostegno alle Pmi a prevalente partecipazione femminile (oltre 3 milioni stanziati) ha registrato un boom di 400 domande, contro le 300 dell’anno precedente. Non finisce qui.

Ormai non esistono più settori tabù: donne al timone si trovano anche nel metalmeccanico e persino nelle costruzioni. «Il nostro è un lavoro dove bisogna mettersi la tuta blu, le scarpe antinfortunistiche e ci si sporca le mani» sorride Luana Sartor che, insieme con la sorella Ilenia, gestisce la Cma Piave Group di Mel (Belluno), 3 milioni di fatturato, 13 dipendenti.

Fondata dal padre Loris a fine anni Settanta come Carpenterie metalliche e affini (da cui l’acronimo Cma), l’azienda attualmente sforna lamiere per i colossi della climatizzazione, Mitsubishi in testa. Quando nel 2012 papà Loris e mamma Antonia sono andati in pensione, le due figlie hanno continuato l’attività «senza nessuna paura».

«Perché – sottolinea Luana – io ho cominciato occupandomi di contabilità, ma ben presto mi sono messa a guidare i muletti e ho voluto sapere tutto del funzionamento delle macchine. Mentre Ilenia si è indirizzata verso la logistica.

Gli unici problemi li abbiamo avuti con qualche manager, naturalmente maschio, convinto che una donna non potesse capire un disegno tecnico». Parola d’ordine: affidabilità.

E mai un’ora di cassa integrazione. «Noi abbiamo portato il valore aggiunto della flessibilità e della rapidità di risposta al cliente.

Caratteristiche che più femminili non potrebbero essere. Nostro padre partiva dicendo che una cosa non si poteva fare.

Per me e Ilenia è il contrario: non c’è niente che non si possa fare». Un’altra storia di passione e di tenacia è quella di Isabella Monti.

Dal 1985, e per più di trent’anni, a Bassano del Grappa, lei e la madre Giuliana hanno portato avanti la Cpe Eredi Monti. «Mio padre Roberto – racconta Isabella – aveva creato nel 1973 la Cpe, Centro perforazione elaborazione, una società di informatica ante litteram.

Era il momento della prima meccanizzazione delle aziende e degli enti pubblici. Ricordo le enormi apparecchiature della Ibm.

Inserivamo dati nelle schede perforate per conto terzi. Quando mio padre è mancato, improvvisamente, io e la mamma non abbiamo avuto alcuna difficoltà ad andare avanti.

Siamo sempre rimaste al passo con l’evoluzione delle tecnologie. Progressivamente ci siamo specializzate nel settore bancario: gestivamo in outsourcing tutta una serie di operazioni, dai bonifici alle cambiali, ai modelli F24».

Peccato che sia arrivato il crac di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, i due principali committenti. Addio alle armi? Niente affatto.

«Ho ricominciato da capo costituendo una nuova società – s’inorgoglisce Isabella Monti -. Alcuni piccoli istituti di credito ci hanno confermato la loro fiducia.

E il bello è che come socia, al posto di mia madre, stavolta c’è mia figlia».

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