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Infermieri garanti della cura: aspetti di psicologia della salute

Infermieri garanti della cura: aspetti di psicologia della salute

Alcune teorie psicologiche possono aiutare a capire come comunicare i messaggi di promozione della salute in modo efficace tra le persone, nei gruppi e nella comunità. L’impatto di un messaggio volto a modificare l’atteggiamento di un individuo è condizionato dalle caratteristiche della fonte e del ricevente oltre che dal contenuto del messaggio (paura o emozioni piacevoli). Conoscere alcuni modelli teorici di psicologia della salute per gli infermieri può rappresentare uno strumento utilissimo in più per formulare i messaggi rilevanti per la salute tarandoli su ciascun assistito.

Infermieri garanti della cura: aspetti di psicologia della salute

Non dovresti curare gli occhi senza curare la testa o la testa senza curare il corpo. Così anche non dovresti curare il corpo senza curare l’anima. Questo è il motivo per cui la cura di molte malattie è sconosciuta ai medici, perché sono ignoranti nei confronti del Tutto che anch’esso dovrebbe essere studiato, dal momento che una parte specifica del corpo non potrà stare bene a meno che non stia bene il Tutto.

Platone (428-348 a.c.) in un dialogo con l’amico Carmide

Si deve a Ippocrate, tra il quinto e il quarto secolo prima di Cristo, e al suo seguace Galeno, nel secondo secolo a.c., lo sviluppo di una concezione che ancorava la malattia nel solo corpo e la rendeva indipendente dalla mente.

Galeno, in particolare, considera la malattia un disequilibrio tra le componenti calde, fredde, secche ed umide del corpo, corrispondenti ai quattro umori (liquidi) che fluivano nel corpo: il sangue (caldo-umido) che proviene dal cuore, il flemma (freddo-umido) che si diffonde dal cervello, la bile gialla (caldo-secco) secreta dal fegato e la bile nera (freddo-secco) che si riversa dalla milza allo stomaco.

La dimensione prevalentemente interna e interazioni tra individuo e ambiente caratterizzano le concezioni sulla salute sia prima che successivamente al periodo classico, fino ai giorni d’oggi. Una seconda tensione, anch’essa ricorrente nella storia della medicina, è tra la visione ippocratica della malattiaintesa come disequilibrio di una condizione naturale che rinuncia implicitamente ad una vera e propria differenziazione nosologica delle malattie – e l’idea di una specificità clinica delle malattie.

Uno sviluppo importante per la psicologia della Salute si ha a partire dal 1978 quando viene fondata la divisione 38 dell’American Psychiatric Association (APA) e venne successivamente redatto il primo manuale per la fondazione della disciplina.

Kaptein e Weinman (2004) propongono di distinguere la psicologia della salute da altre discipline simili e di chiarire le loro relazioni, collocandole in uno spazio biodimensionale.

Di cosa si occupa la psicologia della Salute

La psicologia della salute si occupa dell’analisi e dello studio dei processi psicologici implicati nella salute nella malattia e nella cura; anche il personale sanitario (Infermieri, Medici, Ostetriche, Oss etc.) è immerso in questo mondo e indirettamente, attraverso la presa in cura dei pazienti e il processo di assistenza infermieristica, svolge un ruolo cruciale anche nella sfera psicologica degli assistiti.

In linea generale vengono individuate quattro aree all’interno della disciplina stessa (Matarazzo 1980):

Promozione e mantenimento salute. Nell’ottica derivata dall’approccio bio-psico-sociale. Comprendere quindi i processi attraverso i quali la salute è costruita socialmente e le sue rappresentazioni soggettive e sociali per intervenire su di essi
Prevenzione e trattamento delle malattie gli interventi che sono rivolti ad individui considerati a rischio di sviluppare determinati disturbi
Lo studio e l’individuazione dei correlati eziologici e diagnostici della salute e della malattia
I sistemi di tutela della salute e le politiche per la salute
Modello biopsicosociale

Rispetto alla medicina la psicologia della salute ha un’impostazione differente. Si passa infatti da un modello biomedico, basato sulla visione della malattia come una deviazione rispetto alla norma biologica, al modello biopsicosociale, che tiene conto di fattori biologici, psicologici e sociali nel valutare lo stato di salute.

Per il modello biomedico la malattia deve essere trattata come entità indipendente dal comportamento sociale, tenendo conto delle deviazioni comportamentali attraverso processi somatici, enfatizzando così la funzione del medico e una visione passiva del paziente.

Per il modello biopsicosociale la valutazione dello stato di salute di un individuo viene contestualizzata all’interno dell’ambiente psicosociale, attraverso un approccio sistemico. Tale approccio sottolinea la complessità della salute, valorizzando l’importanza dell’interdisciplinarità.

Il modello biopsicosociale si orienta verso la salute globale promuovendo la salute intesa come realizzazione di sé, attribuendo importanza alla prevenzione e considerando vari livelli di analisi del paziente, gestendoli in associazione ai vari ruoli professionali nel campo medico.

Verso la fine degli anni Settanta del secolo scorso, lo sviluppo del pensiero e delle pratiche della medicina, l’ampliamento degli orizzonti epistemologici e degli scenari epidemiologici esplicita un cambiamento nel pensiero sulla salute e il dibattito sembra appunto focalizzarsi nel confronto tra un approccio biomedico tradizionale, centrato sulla salute intesa come conformità rispetto alle norme di variabili biologiche misurabili, e un nuovo approccio emergente, biopsicosociale, che colloca la salute in una dimensione sistemica e multilineare.

L’assunzione fondamentale del modello bio-psico-sociale è che ogni condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali (Engel, 1977, 1980; Scwartz, 1982).

La concettualizzazione del modello muove innanzitutto dalla consapevolezza di diversi punti di debolezza del modello biomedico.

Engels (1977) rimprovera innanzitutto la difficoltà di comprendere le relazioni causali tra condizioni somatiche e malattia. In molte condizioni epidemiologicamente rilevanti, ad esempio, l’esposizione a un agente contagioso conduce solo in una percentuale di casi (e non nella totalità) allo sviluppo della malattia.

Il modello biomedico ignora i fattori sociali e psicologici che possono modulare l’efficacia della risposta del soggetto. Infine esso ignora completamente l’importanza della relazione tra medico e paziente nei processi di diagnosi e terapia come fattori che invece influenzano fortemente gli esiti terapeutici.

Superamento del dualismo mente-corpo

La rinnovata visione della salute umana apportata dal passaggio dal cosiddetto modello “biomedico” a quello “biopsicosociale” è alla base della nascita di questa disciplina.

Il dualismo mente-corpo viene superato, perché il corpo e la mente non sono considerate due entità separate, ma dimensioni dinamiche e integrate della persona, entrambe coinvolte nelle variazioni di salute e malattia.

Il benessere o malessere della persona risiede non solo nell’organismo biologico, ma anche nella qualità delle sue relazioni con l’ambiente e nella capacità di affrontare e risolvere i problemi in maniera soddisfacente e flessibile all’interno del proprio contesto e ambiente sociale.

Esistono alcune modalità che spiegano l’influenza della dimensione psicologica e comportamentale, nello stato di salute e malattia attraverso:

i mutamenti biologici (es: stress)
i comportamenti personali
i comportamenti personali associati a una malattia o alla possibilità che questa si verifichi.
Modello delle credenze di controllo e di salute

Il modello delle credenze di controllo ipotizza che le persone che si sentono in grado di controllare la propria salute nel loro futuro, con probabilità metteranno in atto comportamenti di protezione.

In particolare secondo questo modello esistono tre sfere di controllo:

Controllo interno: quando si ritiene che le condizioni di salute costituiscono l’esito di propri comportamenti (es: sono io la causa del mio male)
Controllo da parte di “altri”: la salute è vista sotto il controllo di altri (es: il medico o il sistema sanitario)
Controllo attribuito alla fortuna o caso: fattori incontrollabili sono la causa di malattie

Le persone che hanno una credenza di controllo di tipo “interno” tendono maggiormente ad adottare pratiche di protezione della salute.

Secondo Bandura, i comportamenti umani sono il frutto di un processo di apprendimento e di esposizione a modelli comportamentali esterni.

L’apprendimento può verificarsi attraverso l’esperienza diretta (learning by doing) o indirettamente, osservando e modellando le proprie azioni su quelle di altri in cui ci si identifica (apprendimento vicario o modeling).

Il modello delle credenze di salute si è sviluppato negli anni 50 ed è stato rivisto da autori come Becker e Rosenstock.

Alcune credenze personali possono modificare la probabilità con cui una persona adotta un comportamento ritenuto rilevante per la propria salute, ovvero:

la gravità percepita in termini di rischio di mortalità, conseguenze sociali, la pericolosità attribuita a una patologia
la suscettibilità percepita, quindi il rischio personale di contrarre una malattia
la percezione dei benefici che scaturiscono dal comportamento preventivo (es: se pratico l’autopalpazione ogni mese posso prevenire tumori)
la percezione degli ostacoli associati al comportamento preventivo (es: l’autopalpazione mi fa solo perdere tempo)
Locus of Control e capacità di Coping

Altri modelli che possiamo elencare riguardano il Locus of Control e la capacità di Coping.

Locus of Control o “Luogo di Controllo” indica la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti da suoi comportamenti o azioni, oppure da cause esterne indipendenti dalla sua volontà.

Il costrutto del “luogo del controllo interno/esterno” fu sancito per la prima volta nel 1954 da Julian B. Rotter, uno psicologo statunitense che sviluppò le teorie del Social learning theory e del Locus of control, diventati importanti sistemi di riferimento della psicologia, in relazione allo studio della personalità degli individui.

Sono state individuate due tipologie di locus of control:

Inoltre con il termine coping (termine inglese traducibile con “strategia di adattamento”) si indica l’insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi personali ed interpersonali, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress ed il conflitto(LINK).

Come gestire e comunicare la malattia

Secondo il modello di Leventhal quando una persona si confronta con uno stato di salute compromesso o in pericolo, sviluppa alcune strategie per ristabilire uno stato di normalità attraverso modalità definite “istintive di autoregolazione”.

Tre sono i processi messi in campo:

Interpretazione (dare significato)
Strategie di coping (fronteggiare il problema)
Valutazione (verificare i risultati e adeguatezza delle strategie adottate)

In una prima fase di interpretazione vi è una specie di assegnazione di “senso” al vissuto di malattia e si presenta generalmente attraverso due processi:

la rappresentazione del problema di salute in termini cognitivi
il cambiamento dell’esperienza emozionale (aumento dell’ansia o della paura)

Generalmente la rappresentazione cognitiva della malattia si articola in dimensioni tra loro correlate:

Identità della malattia: dare un nome alla malattia (garantisce un quadro di riferimento per le diverse reazioni emotive e comportamentali)
Decorso della malattia e del trattamento: rappresentare la propria malattia come di breve o lunga durata, (cronica o acuta)
Conseguenza della malattia: i soggetti sviluppano idee riguardo alla conseguenza di una malattia che è stata loro diagnosticata o temono di aver contratto
Le cause della malattia: le persone hanno bisogno di una spiegazione convincente della propria malattia, anche se non scientificamente valida. La percezione delle cause di malattia è un fattore importante nell’autoregolazione della propria risposta alla malattia; in base alle cause supposte, si cercherà un aiuto esterno e una cura corrispondente
La curabilità (controllabilità): le persone si rappresentano la malattia in termini di possibili cure o trattamenti e di controllo che loro stesse o gli altri possono esercitare nell’influenzare l’andamento.

Alcune teorie psicologiche che possono aiutare a capire come comunicare i messaggi di promozione della salute in modo efficace tra le persone, nei gruppi e nella comunità prevedono le teorie della persuasione.

L’impatto di un messaggio volto a modificare l’atteggiamento di un individuo è condizionato dalle caratteristiche della fonte e del ricevente oltre che dal contenuto del messaggio (paura o emozioni piacevoli).

Caratteristiche della fonte – Modulano l’effetto di un messaggio persuasivo di tutela della salute su un individuo o un gruppo attraverso l’attrazione fisica, la credibilità, il potere attribuitogli o la somiglianza con il target (es: testimonial).

Caratteristiche del contenuto – In generale possiamo formulare i messaggi rilevanti per la salute attraverso due modi:

Gain frame (centrato sulle acquisizioni) sottolinea i vantaggi e i benefici
Loss frame (centrato sulle perdite) mette a fuoco gli svantaggi e i costi

Alcune ricerche confermano che un messaggio loss frame è più indicato per indurre le persone a dedicarsi a una pratica non facile ma cruciale nel breve termine (es: screening).

Un messaggio gain frame è adeguato nei casi di comportamenti poco impegnativi ma protettivi rispetto al rischio futuro di malattie (es: uso di creme solari per evitare il tumore della pelle).

Caratteristiche del ricevente – Le caratteristiche sociopsicologiche del ricevente possono spiegare il motivo per cui uno stesso messaggio, nelle stesse condizioni, possa avere effetti diversificati.

Pietrantoni, L. (2001). La psicologia della salute, Carocci, Roma.
Majani, G. (1999). Introduzione alla psicologia della salute, Erickson, Trento
Zani, B., Cicognani, E. (2004). Psicologia della salute, Il Mulino, Bologna
P. Benvenuti, (2000) “Psicologia e Medicina”, Carocci Editore, Roma
Fischer G.N. (a cura di) (2006) Trattato di psicologia della salute, Borla, Roma.
Converso D. (2012) Benessere e qualità della vita organizzativa in Sanità, Edizioni Espress, Torino
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Infermieri, Professione

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