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Io viaggio da sola: Loredana Scaiano a 50 anni fa il giro del mondo in solitaria

Io viaggio da sola: Loredana Scaiano a 50 anni fa il giro del mondo in solitaria

Loredana Scaiano a 50 anni fa il giro del mondo in solitaria

Di Enza Petruzziello

 

Una donna che insegue un’altra donna ma che soprattutto cerca se stessa, in un viaggio lungo 5 mesi e 5 continenti. Loredana Scaiano, insegnante di Lettere e Latino di Tricarico, in provincia di Matera, a cinquant’anni, ha deciso di lasciare tutto per compiere il giro del mondo in solitaria. Seguendo le orme di una donna, Ida Pfeiffer, che quello stesso tragitto lo aveva percorso nell’Ottocento e da cui Loredana ha tratto ispirazione.

Una vita di corsa, la sua. Ad appena 23 anni si sposa e a 26 è già mamma di due figli. Il matrimonio finisce, ma resta l’amicizia con il suo ex. Così dopo essersi dedicata alla famiglia e all’insegnamento sceglie finalmente di dedicarsi a se stessa, viaggiando. Si regala un anno sabbatico e un biglietto aereo.

Prima tappa: Vienna, la stessa dell’esploratrice austriaca. E poi: Londra, Brasile, Argentina, Cile, Isola di Pasqua, Polinesia, Nuova Zelanda – ma solo per poche ore -, Hong Kong, Singapore, Sri Lanka, India, Oman, Dubai, Iran, Armenia, Georgia, Turchia e Grecia.

Non solo Ida. Ad ispirare Loredana è stata anche un’altra donna Tiziana Cantone, suicidatasi dopo che un suo video intimo aveva fatto il giro del web.

Dietro al suo viaggio c’è, insomma, molto di più. C’è la voglia di dimostrare che una donna può vivere sola, senza un uomo che la supporti, e può vivere oltre i pregiudizi maschilisti e falsamente moralisti in cui le donne sono relegate, dalla società italiana particolarmente.

«C’è la ricerca di me stessa, – spiega Loredana sul suo blog -, del mio personale progetto di cambiare vita, che devo necessariamente compiere prima che sia troppo tardi, in un’età in cui probabilmente per la maggior parte delle persone è già veramente tardi.

Ne sono consapevole, ma ho scoperto sulla mia pelle che prima o poi la vita ti chiede il conto e in un momento tutte le scelte fatte adeguandosi scientemente ad un sistema precostituito ti vomitano addosso la loro effimera pesantezza».

Loredana, quando e perché a un certo punto hai deciso di lasciare tutto e partire da sola?

«L’idea di un anno sabbatico mi frullava in mente da molto tempo. Alla base c’era la necessità di un cambiamento radicale della mia vita. La spinta è arrivata quando ho capito che avrei dovuto lavorare forse fino a 67 anni, visto che la pensione stava diventando sempre più un miraggio, così un giorno ho deciso: avrei preso un’aspettativa dal lavoro mentre ero ancora piena di energie, non sapendo cosa il futuro avrebbe avuto in serbo per me».

Ad ispirare il tuo progetto, come scrivi sul tuo blog, Ida Pfeiffer e Tiziana Cantone. Due esempi molto diversi tra di loro eppure entrambe vittime di una società fortemente patriarcale. Che cosa rappresentano per te queste due donne?

«Ida Pfeiffer è per me un ideale a cui aspirare. Più leggo la sua biografia e le sue imprese e più mi innamoro di lei. Era una donna minuta, quasi insignificante nell’aspetto ma fortissima, coraggiosissima e con una forza di volontà fuori all’ordinario. Ida ha precorso i tempi, è stata una femminista ante litteram, tutta la sua stessa vita è un’icona del femminismo. Tiziana Cantone l’ho conosciuta mentre stavo pensando al viaggio. Ero in macchina per andare al lavoro quando ho sentito al giornale radio la notizia del suo suicidio. Non sapevo nulla di questa donna e ho chiesto agli alunni. Il quadro che ne è uscito, e che credo sia noto a tutti, mi ha devastato. L’idea che nel 2017 una giovane donna sia indotta al suicidio perché i suoi video intimi diventano virali e chiunque si permette di insultarla pesantemente è un abominio di cui tutti noi dobbiamo sentire addosso la responsabilità. Stavo studiando il viaggio di Ida, che nel 1800 ha fatto il giro del mondo da sola sfidando i pregiudizi sessisti e mi devo arrendere all’evidenza di vivere, due secoli dopo, in una società che fa del sessismo la sua bandiera. Ho fatto il mio viaggio anche per Tiziana, perché non ci siano più Tiziana Cantone in futuro, perché tutte le donne possano un giorno essere veramente libere di compiere le proprie scelte senza combattere contro i pregiudizi».

Sei partita a 50 anni, facendo il giro del mondo da sola. Cinque mesi intensi e carichi di emozioni. Raccontaci come è iniziata la tua avventura.

«Prima di partire per il Brasile, che è stata la prima tappa, sono passata da Bologna e da Londra per salutare i miei figli. È stato per me commovente questo passaggio da cui non potevo prescindere. Poi a Vienna per conoscere i luoghi di Ida e sentirla più vicina. Da lì tutto il resto…».

Una scelta, la tua, non facile da comprendere. C’è stato qualcuno che ha cercato di dissuaderti e al contrario chi ti ha appoggiato?

«Il mio più caro amico di sempre, mi ha detto che ero pazza. L’ho chiamato il giorno di Natale per fargli gli auguri e raccontargli del mio progetto, mi ha risposto: “Sentiamoci domani perché oggi è nato Gesù Bambino e non posso bestemmiare!”. Ma alla fine è stata una scelta accettata da tutti e sono stata incoraggiata da amici ed estranei che hanno seguito tutte le tappe dal blog e dalle pagine Fb e Instagram».

In che modo hai organizzato tutto? Penso alle tempistiche, agli spostamenti, alla ricerca dei voli e dei posti in cui dormire?

«L’organizzazione è durata quanto il viaggio. Tutti i giorni studiavo gli spostamenti: avevo da un lato il libro di Ida e dall’altro l’atlante, per capire dove andare (in due secoli anche i nomi geografici cambiano!). Ho preso contatti col Ministero degli Esteri per capire dove potevo e dove non potevo andare (per es. ho eliminato l’Iraq, per ovvie ragioni) . All’inizio volevo organizzare tutto prima della partenza ma, andando avanti, ho capito che era impossibile e avrei dovuto inevitabilmente lasciare anche qualcosa al caso».

Dal punto di vista economico come sei riuscita a sostenere questo viaggio in giro mondo?

«Sapevo che avrei fatto questo viaggio, così ho risparmiato abbastanza per permettermi di mantenermi in giro per il mondo 5 mesi, e senza stipendio. Il viaggio è stato fatto in completa economia. La spesa maggiore è stata quella dei voli che ho preso tutti insieme (per lo meno quelli principali da uno Stato all’altro) e con un paio di mesi di anticipo, così da risparmiare. Una volta in giro, ho risparmiato su tutto, mangiando cibo da strada, dormendo dove trovassi ospitalità o negli ostelli, ma un paio di volte anche in aeroporto. Insomma ho ridotto all’osso le spese e ce l’ho fatta a restare nel budget che mi ero prefissata. Sono stata fortunata e ho trovato anche due sponsor che mi hanno aiutata un pochino nel sostenere una parte delle spese».

Una donna sola in giro per il mondo. Che cosa significa viaggiare sola?

«Amo viaggiare da sola. Anche prima del giro del mondo, approfittavo di ogni spostamento, per esempio di lavoro, per esplorare luoghi nuovi in solitudine. Viaggiare da soli è per me l’espressione più alta della libertà, che per me è un valore imprescindibile. Ma viaggiare da soli non significa stare in solitudine, perché ci sono moltissime occasioni di incontro, significa godere della compagnia di sé stessi per gran parte del tempo e fare continuamente nuovi incontri interessanti».

Quali sono state le paure e come hai cercato di affrontarle?

«Avevo paura solo di me. Una donna in premenopausa in giro per il mondo può essere una mina vagante; per sé stessa e per la sua serenità. Sono una persona molto disordinata che però ama organizzare tutto ed ha paura degli imprevisti. Ecco, la mia paura più grande era di non saper affrontare gli imprevisti. L’ho superata quando ho avuto, per due volte, problemi di salute per cui mi sono dovuta ricoverare: dopo quello ho capito che la prova era stata superata».

Sei partita da Vienna e poi a Londra, Brasile, Argentina, Cile, Isola di Pasqua, Polinesia, Nuova Zelanda, Hong Kong, Singapore, Sri Lanka, India, Oman, Dubai, Iran, Armenia, Georgia, Turchia e Grecia. Che esperienze sono state e che cosa ti ha colpito dei Paesi che hai visitato?

«L’esperienza nel complesso è stata per me straordinaria. Cambiare Stato ogni settimana, imparare nuove leggi, nuove abitudini, cambiare clima e natura, visitare città diversissime tra loro, entrare in contatto con culture agli antipodi, e tutto così in fretta, mi ha fatta vivere costantemente al massimo. Ero felice e lo vedo ancora oggi se mi guardo nelle foto che mi sono scattata. Una felicità difficilmente spiegabile e poco comprensibile da chi immagina che un viaggio sia solo una vacanza Non è facile dire cosa mi abbia colpito dei Paesi che ho visitato perché ci vorrebbe troppo tempo per descrivere tutto. Perché mi ha colpito tutto e niente, la gente, e le culture diverse, ovviamente sono le cose più interessanti da scoprire quando si viaggia».

Ricordi un episodio che ti è rimasto nel cuore?

«Una sera vado ad Ajmer per visitare il mausoleo dove pare che ogni desiderio diventi realtà, e mi trovo catapultata in un vicolo che mi sembra Spaccanapoli del dopoguerra con decine di scugnizzi. Faccio amicizia con tre di questi bambini meravigliosamente furbi che mi chiedono soldi e gli offro da mangiare, non soldi. Vengo circondata da gruppi di altri bambini che mi chiedono la stessa cosa. Secondo me non avevano fame ma gli piaceva l’idea di far spendere i soldi a questa turista occidentale catapulta qui chissà da dove. Mi sono divertita molto con loro, mi sembra ancora di vederli mentre fanno dispetti a chiunque. Quei bambini, insieme a tutta l’India, sono sempre nel mio cuore».

Qual è dei tanti Paesi in cui sei stata quello che ti è piaciuto di più e perché?

«Forse il paese più bello è la Polinesia, perché è esattamente come le cartoline che vediamo di questi luoghi fantastici. Non ho mai visto nella mia vita un mare più bello di quello».

Come è stata l’accoglienza nei tanti Paesi che hai avuto modo di scoprire?

«Mi chiedo spesso se sia stata incosciente o fortunata, ma io ho avuto dovunque una buona accoglienza. Mi sono fidata della gente, cercando di non fare cose stupide, e ne ho ricevuto solo bene. Mi spiace che nel mio blog l’articolo più letto sua quello in cui parlo dell’accoglienza (in quanto donna) ricevuta nello Sri Lanka. Devo dire che effettivamente mi sono sentita molestata, seppure solo verbalmente, essendo una donna sola, e solo al mio rientro ho capito che forse pretendevo troppo da gente di una cultura diversa dalla mia e che esce fuori da periodi di grossa sofferenza. La cosa che mi è piaciuta molto è l’essere stata accolta con benevolenza, più o meno dovunque, per il fatto di essere italiana. Mi sono sentita orgogliosa di esserlo, perché molte volte ho visto negli occhi della gente che incontravo quasi un’ammirazione per l’Italia. Non sono mai stata tanto orgogliosa di essere italiana, quanto nel mio giro del mondo».

Quali sensazioni ed emozioni ti sei portata rientrando in Italia?

«Dopo un’esperienza simile, ti restano in mente, negli occhi, nelle narici, in ogni cellula del tuo corpo tutte le emozioni che hai vissuto. Sono lì indelebili da qualche parte, dormienti, e basta un pensiero, o un odore per farle riaffiorare immediatamente».

Una volta rientrata in Italia che cosa è successo? Come è cambiata la tua vita?

«Il rientro è stato abbastanza traumatico. Dal punto di vista pratico, al rientro ho dormito tantissimo, credo che avessi 4 mesi di sonno arretrato. Poi giro di parenti e amici regalini chiacchierate, ma ad un certo punto ti rassegni all’evidenza che gli altri non possono capire, e non per invidia o malafede, ma proprio perché questa è un’esperienza che puoi veramente condividere solo con chi l’ha sperimentata. Ti trovi ad incontrare gente che non ha idea di quello che hai vissuto. Persone che ti chiedono e altre a cui non interessa affatto del tuo viaggio e in mezzo ci sei tu che ti chiedi: dove sono? Dove sono stata? Ma ero io? E poi inizi a chiederti: perché sono tornata? E poi sprofondi nella routine, la stessa da cui scappavi e inizi a dubitare di averlo proprio fatto quel viaggio…».

Insomma occorrerà fare subito un altro viaggio! Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Sto scrivendo il libro. Sarà un romanzo a due voci, quella di Ida e la mia. Nell’attesa, appunto, di un nuovo anno sabbatico per riprendere a viaggiare».

Per contattare Loredana questo il blog in cui racconta di tutte le tappe del suo viaggio:

www.idaviaggiadasola.it.

La pagina fb:

www.facebook.com/LoredanaScaiano/.

Il suo account Instagram:

www.instagram.com/scailola.

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