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La battaglia di Muni: un hotel speciale per il futuro del figlio autistico

La battaglia di Muni: un hotel speciale per il futuro del figlio autistico

«Tutto semplicemente meraviglioso», esclama Muni Sigona, tra i palloncini azzurri, stretta al figlio Toti, vent’anni, autistico. Siamo a Marzamemi, piccolo centro in provincia di Siracusa, a due chilometri da Pachino e a venti da Noto.

Un borgo legato al mare, alla pesca, già set del film “Sud” di Gabriele Salvatores e ora location del battesimo della prima barca etica. Si chiama Blue Cafe, quest’ultima, ed è stata assegnata in affido giudiziario all’associazione siciliana La Casa di Toti Onlus perchè abbia una nuova vita, dopo essere stata sequestrata nel canale di Otranto alla tratta dei migranti.

E perché doni nuova vita.

La storia di Muni e di Toti

Muni Sigona è una donna minuta con una storia dolorosa dietro le spalle.

Il padre, Felice Sigona, dirigente di una concessionaria pubblicitaria e poi imprenditore in proprio in Sicilia sempre nel settore della pubblicità, si suicida nel 1990, strangolato dal pizzo e dai debiti contratti con tassi d’usura. «Stavo andando a un matrimonio con mia madre, ci chiamarono, lo trovai io.

Mi aveva lasciato una lettera, in cui mi chiedeva di prendermi cura della mamma. MI crollò il mondo addosso».

Muni sognava di aprire un albergo, si trovò a dover lavorare per onorare i debiti del padre. «Ci sono riuscita in dieci anni».

La vita va avanti. Il matrimonio con Michele Lanza («Siamo insieme da 33 anni»), la nascita di Toti (arriverà anche Francesco).

«Era un bambino meraviglioso, molto iperattivo. Noi non ci preoccupammo, perchè anche mio padre mi dicevano che fosse stato molto monello da piccolo».

Quando ha due anni e mezzo al bambino è riscontrata una grave forma di autismo, con un lieve ritardo cognitivo. «Lo abbiamo fatto seguire dai migliori medici, centri all’avanguardia.

A 15 anni è entrato in una comunità, per un anno lo abbiamo visto solo nei weekend, è stato doloroso, anche perché quella soluzione non si rivelò opportuna. Un parcheggio.

E non era quello che volevamo per lui».

Quattro anni fa, la luce.

«Una notte sogno la nostra masseria di Modica..

.».

Da qui, nasce l’idea di trasformare la casa delle vacanze di famiglia in un hotel con personale disabile. Personale che avrebbe avuto una propria casa, con tutor, a fianco della struttura.

«La nostra preoccupazione era ed è quella di riservare un futuro a nostro figlio. Che fargli fare dopo la scuola? Lui ha completato gli studi da geometra.

..

E che farà dopo che noi non ci saremo più? Pensieri che ci tormentavano. Per questi ragazzi come lui in Italia al di fuori della famiglia spesso c’è il nulla».

.

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