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La Nazionale, ma c’è di più

La Nazionale, ma c’è di più

Sotto le granate / Torna l’appuntamento con la rubrica di Maria Grazia Nemour: “E non sbaglia Mancini, Sirigu si impensierisce pochissimo, Belotti non si risparmia nel suo solito gioco generoso, se non è in attacco, è dietro che recupera palloni”

Tutti pronti, si canta l’inno di Mameli con la birra in mano, gioca la Nazionale.

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Mancini ha decine di petali nella sua rosa, e alla fine contro la Grecia decide per due granata,  li schiera nelle due parti opposte del campo, uno come estremo difensore, l’altro attaccante. Petali granata di cui noi conosciamo bene il profumo. E non sbaglia Mancini, Sirigu si impensierisce pochissimo, Belotti non si risparmia nel suo solito gioco generoso, se non è in attacco, è dietro che recupera palloni.

L’epica Atene non offre gioco in campo, lo stadio vuoto per metà e l’incapacità di organizzare una difesa onorevole sembrano qualcosa di più di una partita di qualificazione persa, un popolo alla disperata ricerca di strategia. Il calcio racconta contemporaneamente una fila di storie, meglio fermarsi a quelle che hanno come protagonista un pallone che rotola.

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E poi di nuovo in campo ieri sera. La squadra si costruisce a partire dalla porta, Mancini e l’Italia tutta hanno preso atto che ci sono forse una manciata di portieri al mondo più forti di Sirigu, ma Donnarumma non è tra questi. Il portiere è fiducia e serietà, due sinonimi di Sirigu.

Comunque una cosa è chiara, l’azzurro è tanto più bello se è colorato di granata.

Ma c’è di più. L’Italia del calcio femminile, c’è.

Ragazze dal gioco esuberante che hanno tenuto ben chiaro in mente il monito “Partita finisce quando arbitro fischia” di boskoviana memoria, vincendo 2 a 1 nel recupero contro l’Australia. Ed ora, pronte con la Giamaica!

Questi mondiali femminili sono stati un’occasione per chi aveva voglia di esternare il meglio delle castronerie da web, tastieristi coraggiosi che si sono sentiti oltraggiati dall’immagine della Nazionale italiana che, con evidenti intenti sobillatori, mette al centro della squadra una ragazza nera. Evidente messaggio subliminale pro-migrazione. Altri che lo hanno dovuto dire a chiare lettere, ‘ste ragazze farebbero meglio a infilarsi una calza a maglia e orientarsi a una carriera da ballerine, non è roba per le femmine, il calcio. Eppure Tavecchio, qualche anno fa, aveva cercato di spiegarlo – con parole sue, certo, da uomo semplice –che le donne non sono handicappate…

Insomma, quando i razzisti si accompagnano ai sessisti davvero non si sa chi scegliere, il meglio del materiale di scarto dell’umanità.

Naturalmente la foto della Nazionale femminile italiana ritrae Sara Gama al centro della squadra perché Sara Gama è la Capitana. Una Capitana nera estremamente italiana, molto più italiana di chi i in italiano corretto, non li sa proprio scrivere. Una Capitana diplomata a pieni voti e laureata. Una Capitana bella, pure. Se guardi attentamente le espressioni di quelle ragazze in fotografia, ti accorgi che se sei donna e vuoi giocare a calcio, devi essere una persona estremamente determinata, disposta ai massimi sacrifici e con passione da vendere a tutto il paese. Le ragazze che oggi rappresentano l’Italia ai mondiali, sono cresciute in una serie A dilettantistica, di giorno lavoravano e di sera si allenavano. Fino a poco tempo fa, nessuna copertura sanitaria, nessuna previdenza, nessuna maternità. Già, perché le donne hanno questo problema della maternità che al momento appare irrisolto, in quanto non si riscontra in natura altro metodo per evitare l’estinzione della specie umana se non che una donna rimanga incinta.

Quando mio figlio giocava a calcio, in squadra c’era una ragazzina bionda, carina quanto mordace. In una foto di gruppo il mister chiede a tutti di mettersi in posizione Dab, alla Pogba. Lei, al momento dello scatto, prende di sorpresa il fotografo, montando su in testa una cresta con la mano. Granata e sovversiva già in fasce.

Calcio femminile, c’è qualcosa che sposi più fedelmente il temperamento Toro?

Insomma, l’unica cosa su cui potrei mettermi a discutere e polemizzare non è certo il colore della pelle di Sara Gama, quanto della maglia zebrata che porta addosso quando non ha su quella azzurra, strisce di dubbia etica nell’acquisizione dei titoli sportivi.Ma…non lo farò. Non in questi giorni che va di scena la nostra Nazionale. Maschile e femminile.

Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

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