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Le Donne della Scienza: intervista alla prof.ssa Emma Zavarrone

Le Donne della Scienza: intervista alla prof.ssa Emma Zavarrone

Con l’istituzione della Giornata Mondiale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, evento promosso dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015, si è voluto sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema ancora da affrontare in modo chiaro e deciso: sconfiggere i pregiudizi e gli stereotipi per raggiungere la piena parità di genere anche in campo scientifico.

Per questa occasione,  ieri, 11 febbraio 2019, abbiamo voluto intervistare Emma Zavarrone, Professore Associato di Statistica Sociale nella Facoltà di Comunicazione, relazioni pubbliche e pubblicità  presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, sede di Milano.

SP: Cosa consigli alle donne che sognano di diventare scienziate?

EZ: Credere in se stesse e spostare l’asticella sempre un po’ più in là. Scienziate si diventa anche allenandosi a farlo, e costa fatica che è ampiamente ricompensata quando riesci a trovare un modello che interpreti correttamente la realtà.

Non dire sì a qualsiasi proposta di lavoro se non riflette il tuo valore; si è innescato un circolo vizioso che tende al ribasso.

SP: Recentemente hai organizzato un evento sulle donne ed i big data. Pensi che l’Europa abbia un’attenzione maggiore dell’Italia alla voce femminile in questioni tecnico-scientifiche e politiche?

EZ: Ci sono alcune realtà europee in cui nella scena politica uomini e donne sono comprimari, cosi come nelle STEM (Science, technology, engineering, and mathematics), e queste realtà fanno da traino ai restanti Paesi. L’Italia ha una singolarità: abbiamo  brave ricercatrici e una tradizione plurisecolare, e mi vengono in mente due riflessioni:

a) esiste una statua per il primo uomo laureato al mondo? A Padova abbiamo la statua di Elena Cornaro Piscopia, la prima donna al mondo a ottenere il dottorato, nel 1678
b) quante scienziate STEM hanno trovato opportunità in Europa e non in Italia?

Consapevole di rientrare in un tema più ampio, quello della fuga dei cervelli, tuttavia le storie di donne STEM nei paesi di cultura mediterranea  sono più soggette a spostamenti.

SP: Dicci 3 parole che guidano il tuo approccio alla ricerca

EZ: Curiosità, Ibridazione, osservazione obiettiva della realtà (a questo punto ricorderei  l’approccio Garbage In, Garbage Out: se utilizzi dati distorti piegati alle circostanze il risultato non sarà che ambiguo ed errato

SP: Che ci faceva una donna ‘statistico’ nel sud Italia di 25 anni fa?

EZ: Una contraddizione in termini: già a partire dalla professione, sei sei donna fai la ‘statistica’, non so se è un problema di associazione maschile/femminile o di sostanza ma di certo mi vedo male essere definita come ‘una tabella’ poiché la statistica restituisce l’immagine di una tabella. Scherzi a parte, essere una donna STEM è faticoso poiché è un mondo complesso le sfumature e i pregiudizi noti. Tuttavia, in un contesto di donne STEM si diventa subito solidali, si crea network e questo molte volte ripaga delle battaglie.

SP: Ci sono ancora 11 anni per poter rimediare a uno sviluppo miope e sbilanciato, cosa hai da dire in merito, tu che conosci i numeri?

EZ: In un mondo in cui i cambiamenti sono molto più veloci rispetto al passato, per cui si auspica il raggiungimento della parità anche se l’Italia ad esempio negli ultimi 10 anni non ha raggiunto risultati cosi strabilianti in termini di contenimento del gap, su 144 paesi ci troviamo sempre intorno a metà classifica se si fa riferimento  all’indicatore GGG sviluppato dal WEF.

SP: È interessante come tra gli obiettivi ci sia quello anche di riequilibrare il tempo dedicato alle cure della famiglia, aspetto che fino a poco tempo fa non era assolutamente contemplato e che conduce a una visione di benessere e qualità della vita molto più centrata sul valore della donna.

EZ: Uno statistico, che insegna e fa ricerca, a fatica convive con le disparità e con l’assenza di sensibilità verso i temi della sostenibilità, declinata sotto diverse dimensioni. In quest’ottica, la discriminazione delle donne sul lavoro ma anche nella società si presta ad essere misurata ma molte volte è anche sottostimata in quanto non esiste un sistema di misure ad hoc ma solo un aggregato di indicatori ‘prestati’ alla causa della disparità.

SP: Per ritornare alla seconda domanda: il contributo femminile alla scienza, è un fiore non colto?

EZ: Il contributo non è mancato, solo che non è stato valorizzato poiché dato per scontato. Ciò cui mira la direttiva è l’attivazione di una consapevolezza del valore della donna, che come un diamante presenta tante sfaccettature che non si possono isolare, poiché tutte insieme fanno luce su come le donne, risorsa a lungo segregata in ogni direzione, hanno qualità complementari a quelle maschili. Le loro carriere però non sono proporzionali alla loro consistenza anagrafica: nella mia università, ad esempio, su 101 docenti , 18 sono ordinari maschi e 3 ordinarie femmine. Se poi contiamo quante sono le ‘prof. Associato’, gli uomini sono almeno quattro volte maggiori, cosi come al Politecnico, con numeri diversi ma coerenti con questo trend.

 

A cura di Silvia Pettinicchio

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