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Legittimazione contrattuale del padre per i danni post natali. La sentenza

Legittimazione contrattuale del padre per i danni post natali. La sentenza

Una negligenza medica provoca la morte di un feto e la nascita di un bambino con grave handicap cognitivo. Esiste la legittimazione contrattuale del padre nei confronti dell’Ospedale per i danni post natali?La vicenda

Parto gemellare: accusato il medico in servizio presso il reparto di ostetricia e ginecologia, per non aver tempestivamente diagnosticato la sofferenza fetale della gestante; cosicché la donna partoriva soltanto uno due neonati, ma con grave handicap cognitivo.

Nel 2014 la corte d’appello di Caltanissetta, accoglieva parzialmente la domanda presentata da due coniugi, in proprio e in qualità di esercenti la potestà sulla figlia minore, nei confronti dell’Azienda Ospedaliera, nonché del medico curante, al fine di ottenere il risarcimento dei danni neonatali subiti dalla propria figlia, nata nel reparto di ginecologia del medesimo Ospedale.

La corte di merito aveva confermato la responsabilità del ginecologo in servizio presso il suddetto reparto di ostetricia e ginecologia, per non aver sottoposto la gestante a tutti gli esami strumentali necessari ed imposti dai dati obiettivi, per accertare la grave sofferenza di un feto e le condizioni dell’altro, in parto gemellare, e consentire un rapido trasferimento della donna presso altra struttura attrezzata.

Grazie alla CTU medico legale espletata in giudizio, era stato possibile accertare il nesso di causalità materiale tra la condotta omissiva colposa dei sanitari – consistita nel non aver praticato il parto cesareo all’insorgere della sofferenza fetale connessa alla crisi di bradicardia, che i predetti neppure avevano diagnosticato ed il danno, “essendosi la suddetta condotta posta come antecedente logico idoneo a generarlo, in base al criterio di probabilità relativa del più probabile che non”.

La sentenza della corte d’appello aveva tuttavia, escluso la legittimazione contrattuale del padre nei confronti dell’ospedale per i danni post natali, laddove – a sua detta – anch’egli avrebbe dovuto ritenersi tra i soggetti protetti dal contratto, nei cui confronti la prestazione dal medico era dovuta. Seguiva pertanto, il ricorso per Cassazione.

Il giudizio di legittimità

La corte territoriale con motivazione coerente e immune da vizi aveva già ampiamente ricostruito la vicenda sul piano fattuale. Nessun dubbio era emerso in ordine all’asserita responsabilità dell’ospedale.

Come noto, la struttura sanitaria risponde a titolo contrattuale dei danni patiti dal paziente: a) per fatto proprio, ex art. 1218 c.c., ove tali danni siano dipesi dall’inadeguatezza della struttura medesima; b) per fatto altrui, ex art. 1218 c.c., ove siano dipesi dalla colpa dei sanitari di cui essa si avvale.

La responsabilità contrattuale della casa di cura non rimane neppure esclusa in caso di insussistenza di un rapporto contrattuale che leghi il medico alla struttura sanitaria, in tale ipotesi operando il principio dell’appropriazione o dell’avvalimento dell’opera del terzo. Vale la regola sancita dall’art. 1228 c.c. secondo cui il debitore che, nell’adempimento dell’obbligazione si avvale dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.

La legittimazione contrattuale del padre

Ma è stato anche affermato che la responsabilità contrattuale del medico e della struttura sanitaria oltre che nei confronti del paziente è configurabile anche relativamente ai soggetti terzi cui si estendono gli effetti protettivi del contratto, e in particolare ai prossimi congiunti, tra cui il padre, anche qualora il contratto sia stato stipulato tra una gestante e la struttura sanitaria e/o un medico, avente in particolare ad oggetto la prestazione di cure finalizzate a garantire il corretto decorso della gravidanza.

I giudici della Cassazione hanno pertanto, cassato la sentenza impugnata con rinvio alla corte d’appello per un nuovo esame di merito alla luce dei principi di diritto sopra richiamati.

Dott.ssa Sabrina Caporale

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SI AL MANTENIMENTO DELLA FIGLIA MAGGIORENNE CHE NON VUOLE LAVORARE COL PADRE

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