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Lupus e gravidanza: un connubio possibile, a patto che... - Sanihelp.it

Lupus e gravidanza: un connubio possibile, a patto che… – Sanihelp.it

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Sanihelp.it – Nel 2016, Selena Gomez, cantante e attrice statunitense, dopo che le è stata diagnosticato il lupus ha deciso di ritirarsi dalle scene accendendo i riflettori su questa malattia autoimmune sistemica di cui non si conoscono ancora le cause e di cui ancora troppo poco si parla. Le persone affette da lupus eritematoso sistemico sono 5 milioni in tutto il mondo, tra cui 60.000 in Italia. Per lo più donne, nella misura di 9 a 1, tra i 13 e i 55 anni.

Nonostante non abbia ancora una cura definitiva, è una malattia che grazie alla diagnosi precoce può essere ben tenuta sotto controllo grazie ai farmaci immunosoppressori, all’idrossiclorochina, e al cortisone, e non è di impedimento all’arrivo di una gravidanza. Alcune malate, ancora convinte che i farmaci facciano male, sospendono l’idrossiclorochina senza consultare il medico. Ma questo è un farmaco sicuro durante la gestazione, lo dimostrano gli studi scientifici. Ed è importante per tenere sotto controllo la malattia, premessa fondamentale per il benessere del feto.  

Un punto fondamentale prima di cercare un figlio è che la malattia sia in fase di remissione, che si ottiene grazie al trattamento farmacologico, e che si valutino gli autoanticorpi materni che possono avere un impatto negativo sulla gravidanza, in modo da implementare strategie preventive o di diagnosi precoce delle complicanze.

Una donna affetta da lupus ha una probabilità più alta delle altre di interruzione spontanea della gravidanza, di morti o rallentata crescita intrauterine, e nascite pretermine. Le perdite fetali nelle lupiche variano dall’11 al 24% dei casi, le nascite pretermine prima della 37esima settimana, che possono avvenire con una frequenza compresa tra il 24 e il 59%, sono ben seguiti dagli esperti della neonatologia.

Oggi, l’85% delle gravidanze, se programmate insieme al reumatologo, all’immunologo, al ginecologo, agli ostetrici e al neonatologo, vanno a buon fine. La programmazione è importante, perché insieme a una équipe di esperti, si può fare una stratificazione del rischio, ossia valutare tutte le possibili complicanze a cui si potrebbe andare incontro. 

Si stima che un terzo delle donne malate non parli al medico né di maternità né di contraccezione. I metodi contraccettivi che possono utilizzare le donne con il lupus sono tanti, ma è bene parlarne con gli esperti. Bisogna considerare la presenza degli anticorpi antifosfolipidi che possono mediare problemi come trombosi vascolari.  

FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:
Collegio Reumatologi Italiani

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