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Melissa Panarello “Il primo dolore: il lato oscuro della maternità

Melissa Panarello “Il primo dolore: il lato oscuro della maternità

Melissa Panarello presenta “Il primo dolore” ed La Nave di TeseoMelissa Panarello presenta a Roma il nuovo libro, Il primo dolore. Attraverso la storia di due donne, madre e figlia, racconta le due facce della maternità.

Ne suo nuovo libro edito da La Nave di Teseo, Il primo dolore, Melissa Panarello racconta il travagliato rapporto tra madre e figlia e il loro diverso modo di affrontare la maternità.

La storia è quella di una madre Agata e di sua figlia Rosa, che alla
soglia dei 40 anni sta per diventare madre anche lei e si chiede se sarà adatta a ricoprire quel ruolo.
Ne “Il Primo dolore” la madre che racconta Melissa Panarello non è quel personaggio amorevole e quasi perfetto a cui siamo abituati, ma è negativo, oscuro, in grado di odiare o, peggio ancora, di portare rancore verso il figlio. L’autrice si discosta quindi dalla figura mitizzata della buona madre, che viene sostituita da una imperfetta, ma più vicina alla realtà. Spega Melissa Panarello:

“La madre oscura è un personaggio, un archetipo, con cui spesso nella vita reale e nella scrittura mi sono scontrata. Come tutte le cose cerco sempre il lato negativo per dissolverlo e liberarmene, ed è quello che ho cercato di fare anche ne Il primo dolore”.

L’idea di scrivere questo romanzo nasce quasi per caso quando una notte nella testa dell’autrice si presenta, come in un sogno, un personaggio mai incontrato nella vita reale. Quasi come un parto, dopo 9 mesi nasce “Il prmo dolore”, che esplora il tema della maternità in profondità, indagando sui suoi lati più oscuri:

“La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho iniziato a scrivere questo libro”, racconta Melissa Panarello,”è stata la figura di Rosa. Era una notte di due anni fa, più o meno di questo periodo, quando ho avuto questa visione di donna molto diversa da me: bionda, alta, teutonica ed in procinto di diventare madre. Mi sono detta: ‘è raro che ti vengano a trovare dei personaggi’, così ho cercato di capire chi fosse questa donna. La storia si è poi dipanata nel corso di 9 mesi, proprio come una gestazione, durante ho scoperto chi fosse Rosa e la parte oscura della maternità, sua madre”.

Agata e Rosa sembrano incarnare due mondi opposti che si confrontano e scontrano: la madre con la figlia, il lato cattivo e quello buono, ma in realtà lo scontro è solo apparente. Queste due donne rappresentano le due facce della stessa medaglia, perché come nell’una può esserci una parte dell’altra: in ogni donna possono convivere i due opposti:

“Credo che Rosa e Agata, siano le due nature di donna che ognuna di noi ha dentro. Spetta poi a noi la scelta se nutrire l’una o l’altra parte. Per me è stato importante conoscere Agata perché ho sempre detestato la mitizzazione della figura materna e della figura femminile in generale, perché ci costringe ad una prigionia rispetto al nostro evolverci in madri ci costringe a una perfezione irraggiungibile da cui poi non usciamo. Si innesca così un circolo vizioso: la società chiede alle donne che diventano madri di essere perfette e loro, a loro volta, proiettano questa pretesa perfezione sui figli”.

Il primo dolore è ambientato in due epoche diverse:gli anni ’70 per Agata e gli anni contemporanei per Rosa. Nonostante si tratti di due archi temporali differenti i problemi che affrontano i due
personaggi, come madri e donne, sono gli stessi. La scrittrice arriva infatti a riflettere su un concetto molto importante, la libertà, chiedendosi cosa sia per loro, ed attraverso Agata e Rosa cerca di trovare una risposta:

“Penso che sia una cosa che stiamo sperimentando ancora adesso. C’è un passaggio nel mio libro in cui sottolineo questa cosa, facendo riferimento a quando noi donne ci ritroviamo in sala parto in
procinto di partorire: ‘Voleva stare in piedi ma non glielo permettevano’. È una cosa che nelle sale parto succede spesso. Se si va in un ospedale normale, a far partorire una donna è spesso un uomo
che lei non conosce, che la fa mettere in posizione supina e con le gambe divaricate per farla partorire. Erroneamente le dirà che sarà un’agevolazione per lei, quando in realtà lo sarà soltanto
per sé stesso. Se la donna non viene rispettata nella sua biologia, che è quella di muoversi e stare in piedi per facilitare la fuoriuscita del neonato, non ha la possibilità di padroneggiare il suo corpo
neanche quando sta facendo una delle cose più naturali e che più le competono, figuriamoci quando si trovi in altre occasioni! Per me questa è una cosa terribile. Questa impossibilità di padroneggiare il proprio corpo coinvolge tutto il resto perché una volta che non sei padrona di quello, non lo puoi essere nemmeno delle tue idee, dei tuoi ideali, ecc. Questa prepotenza è una cosa con cui noi donne siamo cresciute, e per questo ci sembra del tutto normalem e neanche ce ne rendiamo più conto”.

Il primo dolore è più che un romanzo sulla maternità e sull’essere madri: è un viaggio che i due personaggi femminili, attraverso il diventare madre, fanno dentro se stesse. Un viaggio introspettivo che si conclude con il raggiungimento della presa di coscienza di sé, grazie alla nascita di un figlio.
È un romanzo maturo nella sua costruzione e che riflette la maturità acquisita dalla scrittrice. Dopo Cento colpi di spazzola, il libro erotico e caso letterario dell’esordio, a 17 anni, quando si firmava solo Melissa P., la scrittrice di strada ne ha fatta. E questo nuovo libro lo dimostra:

“Ogni nascita è collegata ad un lutto, quello della parte di se che hai conosciuto fino ad adesso e a cui sei molto legato. Quindi il primo dolore non è solo quello fisico, ma anche quello di perdere
quella parte di se a cui ti sei affezionato e con cui hai vissuto fino a quel momento finché non ti rendi conto che devi dare vita ad una nuova parte di te, che è quella dell’essere madre. È dare forma ad una verità su te stessa che fino a quel momento avevi soltanto immaginato. Tutti noi abbiamo due madri, una immaginaria e una reale. Lo stesso accade nella gravidanza con il figlio che la madre ha in grembo e quello che sogna potrebbe essere”.

Con un romanzo nuovo, che tratta una tematica tanto delicata quanto attuale, Melissa Panarello conferma il suo stile controcorrente che sebbene sia maturato la riporta al suo punto di partenza, come lei stessa conferma:

“Ho sentito il bisogno di raccontare qualcosa anche se non l’ho vissuta in prima persona. Non ho ancora partorito ma mi sono connessa a quella parte istintiva che tutte noi donne abbiamo e mi sono riappropriata del mio fuoco, della mia verità. Sono tornata a raccontare
solo quello che mi interessava senza preoccuparmi degli altri. Sono tornata ad essere quella che ero, anche se oggi sono più matura rispetto al passato”.

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