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Minorenni di origine straniera: sono un milione (metà donne) e affrontano discriminazioni per la loro origine

Minorenni di origine straniera: sono un milione (metà donne) e affrontano discriminazioni per la loro origine

Parlano l’italiano e la lingua d’origine, crescono con il piede in due scarpe, quella della famiglia e quella della società italiana; la maggioranza di loro è nata in Italia e le ragazze sono quelle più a rischio perché non si sentono sufficientemente ascoltate e comprese. A fare la fotografia dei minorenni di origine straniera in Italia è il Garante per l’infanzia che stamattina a Roma ha presentato il documento L’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata. Focus sulla condizione femminile. L’Italia sta diventando sempre più multietnica: secondo i dati raccolti un minorenne su dieci ha genitori di origine straniera. Si tratta di un milione di under 18 che crescono all’incrocio tra due mondi. Spesso sono ragazzi che si trovano a fare da mediatori culturali, che affrontano discriminazioni e malintesi a causa della provenienza della loro famiglia.

“Tra i minorenni di nuova generazione – cita la ricerca – le adolescenti costituiscono la categoria più a rischio, perché è su di loro che si concentrano le aspettative delle famiglie, in termini di mantenimento dei ruoli e delle tradizioni. Nello stesso tempo non mancano osservazioni critiche da parte delle stesse giovani sugli standard che la società occidentale pone alle donne: ad esempio l’aspetto fisico e la realizzazione personale e professionale”. Le 500mila minorenni di origine immigrata non si sentono sufficientemente ascoltate e comprese dalle loro famiglie e vivono spesso situazioni conflittuali nei rapporti con i genitori a causa delle amicizie, delle relazioni sentimentali, della gestione del tempo extrascolastico. Allo stesso tempo, si sentono a disagio nei confronti delle coetanee a causa delle diverse condizioni economiche che non permettono loro di seguire la moda, di frequentare con assiduità luoghi di socializzazione, di avere gli stessi margini di autonomia.

Guardando i dati raccolti oltre sette su dieci sono nati in Italia ma se nel 2008 le nascite da genitori stranieri erano 72.472, nel 2017 sono scese a 67.933. Guardando al pianeta scuola il 30,4% degli studenti stranieri delle scuole secondarie di primo e secondo grado è nato in Italia; il 23,5% è arrivato prima dei sei anni; il 26,2% è entrato nel nostro Paese tra i sei e i dieci anni e il 19,9% è arrivato a undici anni e più. Quasi il 25% dei ragazzi nati in Italia parla in famiglia una lingua diversa dall’italiano mentre il 24% parla solo italiano. Tra i nati nel Bel Paese o arrivati in età prescolare la quota di coloro che dichiarano di pensare in italiano è del 75%. Un numero che si riduce al 62% per i ragazzi arrivati tra i sei e i dieci anni e al 36% per quelli giunti a undici anni o più. Dati che hanno fatto seguito ad alcune raccomandazioni da parte della Garante Filomena Albano: “È necessario sensibilizzare tutto il personale delle scuole di ogni ordine e grado, anche attraverso apposita formazione, al rispetto delle specificità culturali dei bambini e dei ragazzi di origine immigrata; bisogna favorire, sin dalle scuole dell’infanzia, l’attuazione di progetti e di iniziative di integrazione, come ad esempio ‘la settimana culturale dei popoli’; le scuole devono curare la comunicazione anche attraverso l’uso di traduzioni, mediatori linguistici e culturali in sede di colloquio con i genitori, realizzando strategie di facilitazione”.

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