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“Mio figlio maltrattato all’asilo di Ariccia. Tornava a casa con lividi. Mi davano della pazza”

“Mi hanno persino detto che ero una pazza, invece è tutto vero: mio figlio, ma anche altri bambini, quelle maestre e quella bidella, li maltrattavano: insulti, spintoni, schiaffi”. Michela è una madre di 24 anni. Suo figlio frequenta l’asilo nido San Giuseppe ad Ariccia, alle porte di Roma. Ed è lì che l’ 8 gennaio sono state arrestate 3 maestre ed una bidella per maltrattamenti ai bambini. Gli inquirenti hanno parlato di “sopraffazione sistematica”. Michela ha raccontato al Messaggero come ha scoperto dei maltrattamenti subiti dal figlio ed i suoi compagni.

“Mio marito e io siamo choccati. Mi rimbombano nella mente le parole della preside che al saggio di Natale elogiava queste collaboratrici. Mi ha chiamato un’altra mamma prima, in lacrime, dopo avere visto anche il suo bambino nel video dei carabinieri. Mi ha chiesto perché non l’avessi avvisata, ma non potevo perché c’erano le indagini in corso. Il mio, col grembiulino azzurro, veniva lanciato per terra dalla maestra“.

Le indagini sulle maestre sono iniziate ad ottobre, grazie alle segnalazioni di alcuni genitori. Michela è stata una delle prime a denunciare l’accaduto. “Il 3 ottobre il primo segnale […] Mio figlio è caduto nel cortile della scuola, l’ho visto io dalla finestra che affaccia proprio sul giardino. Piangeva e aveva la faccia sporca di sangue, sono corsa sotto e le sue maestre nemmeno se n’erano accorte”. Un altro episodio è accaduto a poco tempo di distanza, precisamente il 10 ottobre: “Mi chiamano da scuola questa volta. Il bambino ha la bocca piena di sangue. Mi dicono che è caduto ancora. Ma lui mi ripeteva: «Maestra picchia». E poi un compagno me lo ha confermato: Gli ha dato le botte la maestra“.

Da quel giorno iniziano a montare i sospetti, mentre si accumulavano i casi in cui i bambini tornavano con ferite e lividi vari. Così Michela si è fatta forza, ed è andata dai Carabinieri.”Se non fosse stato per il comandante e per il maresciallo Diego, sarei crollata, forse avrei commesso una sciocchezza”. Non ha potuto avvisare le altre mamme, a causa del segreto istruttorio. Gli agenti hanno potuto raccogliere le prove necessarie grazie alle registrazioni delle telecamere e alle registrazioni ambientali.

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