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Mondiali di calcio femminile. Alessia Cruciani: «Questa nazionale ha scritto la Storia»

Mondiali di calcio femminile. Alessia Cruciani: «Questa nazionale ha scritto la Storia»

«Ho incontrato queste ragazze prima del Mondiale. Sono giovani donne che sanno e sentono di avere una responsabilità che va al di là del fare bene in campo, del provare ad andare il più avanti possibile nel mondiale» spiega Alessia Cruciani, a poche ore dalla stupenda vittoria delle azzurre, contro la Giamaica, nella seconda partita dei Mondiali di calcio femminile in corso in Francia. «Sanno infatti che sono espressione di un movimento più ampio, quello che sta facendo crescere il calcio femminile. Sanno che grazie a loro si sta affermando il pensiero che le donne sanno giocare a calcio, e lo sanno fare anche bene».

Di calcio al femminile Alessia Cruciani ha scritto spesso, prima di tutto in quanto giornalista sportiva (dalla Gazzetta dello Sport a SportWeek), ma anche come scrittrice. Il suo ultimo romanzo (“Invasione di campo. Il gol è maschio ma la palla è femmina”, ed Il Battello a Vapore) parla di calcio femminile partendo dalle origini, ovvero da una squadra di bambine che scendono in campo con una sola parola d’ordine, divertirsi. Non potranno farlo senza affrontare stereotipi, barriere sociali e diffidenza. Stesse situazioni che quasi certamente hanno vissuto anche le nostre azzurre, da bambine.

Ma in campo, contro la Giamaica, hanno mostrato di che stoffa sono fatte: «L’Italia, come aveva già fatto intravedere con la sua prima partita contro l’Australia, ha dimostrato di non essere presente in questo Mondiale per fare la comparsa, ma la protagonista. Con una partita di anticipo ha già conquistato la qualificazione per gli ottavi di finale, un risultato davvero importante che premia il lavoro della ct Milena Bertolini ma soprattutto lo spirito di squadra, la convinzione, la serietà con cui le ragazze sono scese in campo. Sono un gruppo unito, forte, coeso, dotato di una forza di volontà molto femminile, che le farà andare lontano».

Quando lontano, esattamente?

«Questo Mondiale sarà fondamentale per il movimento del calcio femminile, in Italia, perché grazie alla crescita in termini di attenzione e visibilità, ci si aspetta che crescano anche le tesserate, soprattutto le più giovani. Da qualche anno a questa parte le principali squadre di serie A si sono impegnate nel creare le proprie divisioni femminili, c’è uno sforzo in questo senso da parte della FIGC e l’obiettivo è quello di arrivare a quota 100 mila tesserate nei prossimi 4 anni. Un obiettivo importante perché, nonostante la forte cultura calcistica nel nostro Paese, il numero di tesserate è tra i più bassi d’Europa».

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Quali sono le ragioni?

«Dobbiamo cambiare il nostro modo di affrontare il tema. Io stessa, nonostante mi occupi di calcio femminile, sono caduta nello stereotipo quando, intervistando le nostre azzurre, ho chiesto loro “come mai hai iniziato a giocare a calcio, da bambina?”. Loro mi hanno fatto notare che nessuno avrebbe fatto quella domanda ad un calciatore. Gli stereotipi ci condizionano fin da piccoli, per questo nel mio libro ho voluto rivolgermi ad un pubblico giovane, che è meno influenzato dalla visione stereotipata della società e delle sue regole».

Cosa risponde a chi dice che gli uomini, in campo, batterebbero le donne?

«Risponderei che sì, ci sono delle differenze innegabili tra uomini e donne. L’uomo è biologicamente più forte della donna. Ma un conto è una differenza di genere, mentre ben altra cosa è una differenza culturale, che viene attribuita alla donna, ma che è un prodotto sociale. Preconcetti che valgono anche al contrario, perché alla donna sono attribuite qualità che sono invece negate all’uomo, come la debolezza, la tenerezza, la possibilità di dimostrarsi fragile».

E cosa risponderebbe a chi dice che il calcio maschile è più spettacolare?

«Che non ha senso fare confronti. L’unica cosa cui dobbiamo guardare è che l’uomo ottenga il massimo e che la donna ottenga il massimo, in campo. Non ha senso paragonare le donne e gli uomini nel calcio. Non lo facciamo nello sci, nel nuoto, nel tennis. Quando guardiamo giocare Serena Williams, non stiamo guardando una “partita di tennis femminile”, ma una grande atleta che gioca. Serve tempo, ma questo Mondiale cambierà anche questo atteggiamento. E cambierà anche il peggiore degli stereotipi del calcio femminile».

E qual è?

«Lo stereotipo peggiore è quello secondo il quale quelle del calcio sono “donne diverse”, facendo così riferimento al loro orientamento sessuale. Una forma di machismo da campo assolutamente ridicola, perché ovviamente non è lo sport che decide di chi ti devi innamorare. Piuttosto sì, queste ragazze hanno spesso dovuto entrare in ambienti fortemente maschili, giocando fin da bambine in squadre di ragazzini e hanno dovuto adeguarsi, ma questo non rende accettabile una generalizzazione così grossolana. E questo è l’ennesimo stereotipo che questa nazionale fantastica abbatterà».

Cos’altro cambierà, nel calcio femminile italiano, dopo questo Mondiale?

«Senza giri di parole, questa squadra e questa allenatrice passeranno alla Storia. In appena due partite, hanno dimostrato di avere delle qualità straordinarie, di saper lottare, di sapersi impegnare fino in fondo. Milena Bertolini lo ripete sempre: queste ragazze si aiutano a vicenda, si supportano, fanno gruppo e sono unite, con buona pace di chi crede che quando le metti a lavorare insieme, le donne litigano. Le bambine questo lo vedono, le ammirano, le seguono. Questa nazionale sta influenzando e sta cambiando il futuro di tante giovani atlete italiane».

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