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Nasce la "Rete delle Donne in Cammino", il network delle camminatrici con l'anima ecologica

Nasce la “Rete delle Donne in Cammino”, il network delle camminatrici con l’anima ecologica

La Rete delle Donne in Cammino

Segni particolari? Sono belle. Ma soprattutto, felici. Saranno i paesaggi attraversati, sarà il profumo della libertà offerto dai sentieri, saranno le endorfine: sempre più donne in Italia, scoprono la bellezza dei cammini, del passo lento, della totale immersione nel “qui ed ora”.
Che percorrano la via Francigena o le altre antiche strade dell’Europa medievale, che attraversino boschi e colline o particolari angoli delle loro città, le donne hanno un approccio tutto loro al camminare: si aiutano e sostengono a vicenda, guardano la natura con amore e cercano soluzioni per proteggerla, pensano a come declinare alcuni percorsi con i propri bambini, fanno un viaggio (spesso lungo) interiore. «Anche in questo campo, le donne sono fonte di ispirazione, esempi di resilienza, passione, intraprendenza e determinazione», spiega Ilaria Canali, promotrice della Rete Nazionale delle Donne in Cammino.

 

Il nuovo network, che ha debuttato l’8 marzo a Milano, si propone di mettere insieme le energie delle donne impegnate nel mondo dei cammini e dell’ecologia, «per offrire un punto di riferimento a quante vogliono scoprire cosa sia il camminare e si preoccupano di lasciare un mondo migliore alle future generazioni», spiega Ilaria, Canali, che è impegnata anche professionalmente sui temi della comunicazione ambientale (ha collaborato per le principali realtà italiane nel campo, da Legambiente a Earth Day Italia fino a FederTrek). «Ho pensato: cosa succederebbe se le donne, che ormai sono pioniere nell’approccio verso l’economia verde, il turismo emozionale e nell’unire in modo polifonico nuove armonie anche nella semplice ideazione di un nuovo sentiero e di una camminata, potessero essere davvero rappresentate e partecipare nei contesti decisionali (e anche ai bandi di finanziamento per i progetti!) che direttamente o indirettamente si occupano dei cammini: enti, associazioni, federazioni, parchi, case editrici, stampa?».

In occasione dell’8 marzo, le Nazioni Unite hanno ricordato che l’obiettivo delle pari opportunità si raggiunge anche (e soprattutto) facendo sì che le donne possano progettare il mondo a loro misura, con quel loro sguardo che sa essere inclusivo, attento, solidale, spesso geniale. La Rete Nazionale delle Donne in Cammino è questo e si trova in linea sia con i temi della partecipazione femminile che con gli obiettivi di sostenibilità ambientale dell’Agenda Globale Onu. «Si propone di diventare una comunità e un forum per lo scambio, la condivisione e la promozione di buone pratiche, un sostegno concreto per aiutare chi intende mettersi in cammino», prosegue la fondatrice. Il gruppo Facebook offre proprio le informazioni di aiuto e supporto alle camminatrici.


Ma chi sono le donne che camminano? “Sono persone molto particolari, hanno dai 35 anni in su, fanno professioni di ogni tipo, dal teatro all’archeologia, e sono in ricerca. Il cammino, per molte, ha offerto risposte a tante importanti domande esistenziali, per molte addirittura ha rappresentato un completo cambio di rotta professionale, oppure l’occasione per costruire qualcosa di grande e di importante per la propria comunità”. A Roma Ilaria Canali coordina un progetto di cammini urbani dedicati alle periferie, dal titolo “periferia delle meraviglie” (Comunicazione in Cammino), «perché non dobbiamo pensare che solo vivendo in campagna o in contesti naturalistici sia possibile godersi i cammini. Le città offrono moltissimo, soprattutto ci sfidano a guardarle con occhi diversi, a cercare la bellezza nell’inaspettato», spiega. Il suo progetto coinvolge e rende protagonisti gli abitanti delle periferie, che hanno tanta voglia di “riscattare” i luoghi in cui vivono.

Da Roma a Milano, l’altra promotrice della Rete è Cristina Menghini, guida ambientale escursionistica, una delle camminatrici più attive in Italia, social-blogger con più di 30 mila km di strada sotto i piedi, presidente dell’Associazione Camminando sulla Via Francigena. Ma sono tantissime le donne già impegnate in progetti sociali che sostengono la Rete: da Daniela Bianchi, portavoce di Comunità Solidali, che da consigliera regionale ha proposto la Legge Regionale istitutiva della Rete dei Cammini del Lazio, a Francesca Pucci, che ha ideato il progetto In Cammino per Camerino, per aiutare le zone colpite dal sisma del 2016, fino a Rebecca Spitzmiller, fondatrice Retake, realtà che chiama i cittadini a scendere nelle strade e a combattere il degrado.

Ma, al di fuori dell’attivismo vero e proprio, come ci si coinvolge nell’esperienza del cammino? «Sono tantissime quelle che provano una volta, insicure della propria resistenza, poi si innamorano dell’esperienza e non smettono più», conclude Ilaria Canali. «Bisogna iniziare ovviamente dai livelli di difficoltà basilari, essere abbastanza costanti, per poi accorgersi che la forma fisica migliora da sola e così la voglia di allungare i percorsi o scoprirne di nuovi. L’allenamento è tutto nella mente: la vita non ci insegna più la pazienza, invece questa esperienza la richiede, ce la regala nel passo e nello sguardo. Infine, ricordiamocelo: il cammino è una dimensione molto più introspettiva che agonistica, dalla passeggiata nelle campagne con il proprio cane al viaggio a piedi fino a Finisterrae, tutto è cammino».

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