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Nove lune e mezza

Nove lune e mezza

L’attrice e autrice Michela Andreozzi debutta alla regia con Nove lune e mezza, un film tutto al femminile dove protagoniste sono due sorelle che, nei loro pregi e difetti, si proteggono da tutto e da tutti, a prescindere dai legami di sangue. Un film che strizza l’occhio al grande cinema di Ettore Scola e Mario Monicelli, ma che sorprende con diverse citazioni cinefile. Dopo Monolith, seconda pellicola distribuita dal nuovo distributore italiano Vision Distribution.

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La bellezza di una “maternità tardiva”

Un viaggio alla scoperta delle differenti sfumature femminile ma anche sul significato di essere madre, genitore. Una pellicola che affonda le sue radici nella disperazione di chi vorrebbe ma non può avere figli, delle gravi condizioni sull’adozione in Italia, ma anche sull’indipendenza femminile. Non volere essere madre non vuol dire non essere donna, così come non poter avere figli non vuol dire essere donna a metà. Al tempo stesso Nove lune e mezza indaga anche sulla componente maschile, totalmente inglobata da queste tenere, imperfette e caotiche donne, e sull’essere genitori a prescindere dal sesso o corredo genetico.

“Come la mia protagonista sono una primipara attempata!” afferma la regista e interprete Michela Andreozzi, per la prima volta dietro alla macchina da presa. Un figlio molto importante. Una commedia fresca e semplice che sa parlare a un vasto target, permettendo con una risata, una situazione presa dal reale e le dinamiche dei rapporti di tutti i giorni, di riconoscersi all’interno della storia. “Primipara attempata” perché l’opera prima da regista per l’Andreozzi arriva proprio come un parto in età adulta, ironicamente riprendendo la stessa vicenda che lega le due protagoniste, Tina e Livia (Claudia Gerini).

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Per amore di una sorella

Tina è una quarantenne dalla vita ordinaria. Per un posto fisso come vigile urbano ha messo da parte la laurea e vive con il compagno Gianni (Lillo Petrolo), nella speranza che prima o poi, la fatidica domanda, possa arrivare. Ma il sorriso di Tina è sempre avvolto da un’ombra di tristezza: la consapevolezza di non poter avere figli. Tina, infatti, ha un fibroma che non le permette di portare avanti una gravidanza.
All’opposto c’è Livia: donna ribelle, libera. Violoncellista dall’orecchio assoluto, che vive i suoi quaranta come se fossero i venti e che pur avendo una fertilità da far invidia, non ha nessuna intenzione di avere figli. Livia, in fondo, ha tutto: la sua carriera, la sua libertà e l’amore di un uomo con il quale sembra sempre di avere sedici anni, Fabio (Giorgio Pasotti).

“Livia è una donna che sta bene nella sua pelle, non è lo stereotipo di una donna frustrata, è libera, ribelle ma vive nel senso di colpa nei confronti della sorella.” afferma la sua stessa interprete, Claudia Gerini, durante l’incontro con la stampa che si è tenuto a Milano lo scorso 10 Ottobre. L’amore, infatti, che Livia nutre nei confronti di Tina la spingerà a “prestarle” il suo utero. Livia sarà la pancia che Tina non ha mai potuto avere, fungendo da incubatrice per l’ovulo e lo sperma della sorella e del compagno. Ad assistere all’operazione, la quale deve restare nascosta per chiunque facendo passare effettivamente come donna incinta Tina, c’è il ginecologo Nicola (Stefano Fresi), sposato con un altro uomo, Manfredi (Massimiliano Vado). Ed è proprio la relazione con il suo compagno e il ricordo del lungo percorso per avere figli, che spinge Nicola ad aiutare Livia e Tina.

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La forza di una semplicità straordinaria

Generalmente una gravidanza dura dieci lune, ma Nove lune e mezza è la storia di una gravidanza straordinaria. Di un solido rapporto speciale tra due sorelle, che nei loro difetti e pregi affronteranno i propri limiti, e scavalcheranno quegli ostacoli mai superati nel corso della propria esistenza. Una commedia dal ritmo brillante, dove non solo è molto semplice empatizzare con le travolgenti protagoniste, ma non si può fare a meno di simpatizzare per i poveri protagonisti maschili, “vittime” degli stravolgimenti d’umore delle proprie compagne.
Ma l’amore per gli altri, per se stessi e, soprattutto per i figli, è anche questo: sacrificio e pazienza. Comprendersi, aspettarsi, aiutarsi. Nove lune e mezza nella sua semplicità riesce a trasmettere tutto questo, affermando Michela Andreozzi non solo come una brava attrice ma anche come una brava regista.

Un’impeccabile esordio alla regia che nella sua semplicità sa essere efficace e divertente, potendo anche fare affidamento su un ottimo cast. In primis Claudia Gerini, una vera forza della natura, che cattura perfettamente le armonie e disarmonie nel rapporto tra sorelle assieme all’Andreozzi. Due personaggi reali ed adorabili, che nonostante “l’età” adulta continuano a crescere, a imparare dai propri sbagli e a poter contare, nonostante le svolte inaspettate, l’una sull’altra.
Nove lune e mezza nel suo ordinario sa essere un prodotto cinematografico straordinario, conquistando con la sua spensieratezza e natura genuina, ma riuscendo anche a far riflettere su tematiche a cui, ancora oggi, non viene dato nella realtà il giusto peso.

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