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Paola Cortellesi sulla discriminazione femminile

Paola Cortellesi sulla discriminazione femminile

Giovanna a un certo punto teme di deludere la figlia che immagina la mamma come una super-eroina…
È una dinamica molto delicata. Ci siamo documentati parlando con chi in passato aveva lavorato nei servizi. Senza entrare nei dettagli, ovviamente, ci hanno descritto l’aspetto privato di questa vita e le difficoltà di conciliare la professione, che spesso prende il sopravvento, e la maternità.

Con ironia il film denuncia anche la discriminazione di genere…
Ci sembrava importante parlare anche di questo argomento. C’è una scena in particolare: Giovanna durante una missione finge di essere un tecnico informatico ed è accolta da un maggiordomo che, come ammette, si aspettava un uomo.

Non è la prima volta che lei affronta queste tematiche.
Sì, è un tema che abbiamo trattato moltissimo in altri film. In Scusate se esisto!, per esempio, interpretavo un’architetta che, a parità di competenze, veniva considerata addirittura invisibile. La protagonista era Serena Bruno ma chiunque valutasse un suo progetto pensava automaticamente che a firmarlo fosse stato l’architetto Bruno Serena. Per tutti era naturale che lei, donna, fosse una assistente e non la titolare dello studio.

Fuori dal set si è mai scontrata con differenze di genere?
Nel ruolo di autrice che svolgo ormai da 20 anni ho lavorato in squadra con altri uomini. Quando proponevo una idea a un team composto per il 90% al maschile, la risposta veniva data a loro e non a me. Insieme ne ridevamo, però ci interrogavamo sui motivi di questo atteggiamento. La verità è che troppo spesso le donne sono invisibili.

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