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Parodontite in gravidanza: i sintomi ei rimedi efficaci per curarla!

Parodontite in gravidanza: i sintomi ei rimedi efficaci per curarla!

La parodontite in gravidanza è un problema che riguarda molte future mamme, ma che con la giusta prevenzione o con un trattamento mirato può essere curata. Questa patologia consiste in un’infiammazione estesa che colpisce il parodonto, ossia l’insieme di strutture preposte a sostegno dei denti. Se non trattata e trascurata, porta inevitabilmente, nel tempo, alla perdita dei denti.

A causare la parodontite sono i batteri gram-negativi, che aumentano proprio durante il periodo della gravidanza. Ecco spiegato il perché le donne incinte sono maggiormente a rischio. I batteri parodontali, inoltre, possono immettersi nel flusso sanguigno attraverso le tasche parodontali e giungere così fino al liquido amniotico, provocando un parto prima del termine e/o di neonati sottopeso.

Niente paura: per fortuna oggi la parodontite può esser curata, ed esistono anche dei trattamenti specifici non invasivi senza necessità di anestesia, senza il rischio quindi di recare danni al bambino. Prima di analizzare le cure per questa malattia, approfondiamo di cosa si tratta e quali sono le principali cause e i sintomi.

Cos’è la parodontite e quali sono i suoi sintomi principali?

La parodontite, come anticipato, è un’infezione cronica che colpisce i tessuti parodontali, causando una progressiva perdita di tessuto osseo attorno ai denti. Spesso non ci si accorge di soffrirne per parecchi anni e se ne sottovalutano i sintomi, primo tra tutti il sanguinamento delle gengive.

A soffrirne è addirittura il 60% della popolazione adulta e la sua diffusione tende ad aumentare con l’età. L’impatto negativo di questa patologia è maggiore se si soffre anche di malattie sistemiche come l’aterosclerosi e il diabete.

Oltre al sanguinamento delle gengive, gli altri sintomi associati alla parodontite sono l’alitosi, l’abbassamento delle gengive, lo spostamento e la mobilità dei denti e, infine, la sensibilità diffusa al caldo e al freddo.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

A causare la parodontite sono i batteri parodontopatogeni e le loro tossine, che determinano un’infiammazione dei tessuti parodontali, con rilascio di proteine pro-infiammatorie (leucociti e fibroblasti). L’infiltrato infiammatorio attiva così la distruzione del tessuto osseo e la progressione della malattia che, come abbiamo visto, rappresenta la principale causa della caduta dei denti.

Tra le cause scatenanti di questa patologia c’è prima di tutto la mancanza di igiene orale quotidiana, che resta fondamentale per la prevenzione e il contrastare il manifestarsi dei sintomi. Se la placca e il tartaro non vengono rimossa a casa e con regolari sedute da uno specialista può attivare il processo di infiammazione e farlo diventare cronico.

Anche il fumo rappresenta un importante fattore di rischio: chi fuma ha una probabilità tre volte maggiore di ammalarsi rispetto ai non fumatori e risponderà anche meno bene ai trattamenti curativi. Statisticamente è dimostrato che un fumatore ha condizioni di paradontite quindici volte più avanzate di chi non fuma e rischia di prenderla anche al di sotto dei 40 anni.

Parodontite in gravidanza

Durante la gravidanza è necessario prestare una maggiore attenzione a denti e gengive. I livelli alti di progesterone e di estradiolo nel sangue, infatti, comportano un alto rischio di infiammazioni gengivali: tessuti e mucose diventano più sensibili.

Anche l’incremento degli estrogeni influenza il sanguinamento e l’infiammazione gengivale perché aumenta il volume del sangue in circolo. Non è però una buona ragione per rassegnarsi alla cosiddetta “gengivite gravidica”, che va comunque prevenuta e curata.

Il fluido crevicolare, infine, ossia il liquido contenente zuccheri e proteine che si trova nel colletto gengivale, aumenta durante la gravidanza e, oltre a facilitare l’aumento di placca batterica, alimenta i batteri gram-negativi che causano la parodontite. L’igiene dentale in gravidanza, allora, sarà più importante che mai!

Cure, trattamenti e rimedi

La parodontite dev’essere curata appena compaiono i primi sintomi. Si possono utilizzare, per affievolire il fastidio dei sintomi (ma non per eliminare le cause dell’infiammazione), delle cure di tipo farmacologico che prevedono farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), farmaci corticosteroidi o specialità farmacologiche disinfettanti-antibatteriche. A questi farmaci possono essere affiancati (ma non utilizzati in sostituzione) rimedi naturali come aleo vera gel da applicare sulle gengive, echinacea, propoli, tarassaco o equiseto.

Sono diversi i trattamenti dentistici utili per fermare la malattia. Si può operare una rimozione della placca e del tartaro (la cosiddetta “detartrasi”) oppure una levigatura radicolare, ossia la rimozione del tartaro nascosto sotto la gengiva.

A volte i trattamenti citati non sono sufficienti e si può ricorrere a interventi di chirurgia: chirurgia dei lembi, innesti di tessuto molle, innesto osseo. Esistono, tuttavia delle cure meno invasive ma assolutamente efficaci, come il metodo PERIOBLAST proposto da EDN IMI, che prevede l’utilizzo sistematico e combinato di analisi biomoecolari, microscopio operatorio e laser. Attraverso una diagnosi precisa, che utilizza analisi biomolecolari di laboratorio, si possono capire i fondamenti biologici dell’infezione, elaborando così trattamenti personalizzati basati sull’utilizzo combinato del microscopio operatorio e del laser: il primo permette di trattare le radici evitando l’apertura delle gengive, mentre il laser elimina i batteri patogeni annidati nelle zone non facilmente raggiungibili con i farmaci e stimola la ricrescita ossea naturale.

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