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Rapina nel centro commerciale di Bari, imputati tre brindisini: Dna e immagini

Rapina nel centro commerciale di Bari, imputati tre brindisini: Dna e immagini

BRINDISI – Dopo gli arresti per la rapina nella gioielleria Sarni Oro del centro commerciale La Mongolfiera di Bari, per la Procura non ci sono dubbi sulle responsabilità di tre ragazzi di Brindisi: il pm ha chiesto il processo per Raffaele Iaia, 24 anni, Davide Piliego, 27, ed Emanuele Taurisano 21, tutti in carcere dallo scorso 4 febbraio, per il colpo consumato il 7 giugno 2018. Bottino del valore di 60mila euro, circa. Presero  a martellate le vetrine e fuggirono, restando a piedi per un problema all’auto.

L’udienza preliminare

Chiuse le indagini sulla rapina, il pubblico ministero titolare del fascicolo, Larissa Catella, ha esercitato l’azione penale ed è stata fissata a giugno l’udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale di Bari, competente per territorio.

A carico dei tre, restano come gravi indizi di colpevolezza il Dna e le immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza dell’oreficeria.

Per rogatoria, dinanzi al giudice di Brindisi, tutti e tre hanno decisero di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma Iaia e Taurisano, difesi dagli avvocati Daniela D’Amuri e Laura Beltrami, avrebbero rilasciato dichiarazioni spontanee, ammettendo gli addebiti per poi precisare di non sapere dove sia finito il bottino perché i gioielli sarebbero stati abbandonati in una zona campagna, alle porte di Cellamare, più o meno vicino al punto in cui la loro auto si fermò. Forse per un guasto al motore, stando a quanto ipotizzano i carabinieri Fatto sta che non partiva più. 

Il Dna e le tracce di sudore

Del bottino (valore complessivo pari a 59.268 euro) non è stata trovata traccia nelle abitazioni dei tre ragazzi, mentre diversi gioielli sono stati trovati nella zona in cui è stata rinvenuta l’auto della rapina. Nell’abitacolo i carabinieri hanno rinvenuto guanti e passamontagna sui quali hanno isolato tracce di sudore. 

 Il profilo genetico è praticamente una firma: è stato ricavato su cappello e guanti, per Iaia; su una manica di un maglioncino forato all’altezza degli occhi e della bocca e usato come passamontagna per Taurisano e su un guanto per Piliego. Non già un semplice indizio, ma una prova come si legge nel provvedimento di arresto a carico dei tre che, al momento restano in carcere.

La fuga e la richiesta di un passaggio

In libertà c’è almeno un quarto ragazzo, ritenuto componente del gruppo, nel ruolo di “autista”, di Brindisi anche lui.  Dalla ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Triggiano, emerge che i quattro fuggirono a bordo di una Giulietta Alfa Romeo, risultata rubata a Brindisi il 2 maggio 2018. I ragazzi  furono costretti ad abbandonarla.

Si trovarono in una zona di campagna in agro di Cellamare. A quel punto decisero di chiedere aiuto a un pensionato che videro nel giardinetto di una villetta. Volevano  un passaggio, disse lui ai carabinieri. Fu il nipote che era in casa a telefonare ai militari. L’anziano non si fidò dei quattro. Il nipote neppure e per questo decise di raggiungere gli uffici per raccontare quanto era successo poco prima.

La fuga in bus del quarto 

I quattro, proseguendo a piedi,  riuscirono a aggiungono la fermata di un autobus poco distante. Qui i carabinieri, già in allerta per la rapina avvenuta circa un’ora prima, effettivamente videro quattro ragazzi. Uno del gruppo, accortosi dei militari, si allontanò riuscendo a salire su un bus per Bari. Gli altri invece furono fermati dai carabinieri e sottoposti a perquisizione. Addosso non aveva nulla. Neppure i documenti di riconoscimento e furono portati negli uffici del comando: “Calzini e scarpe sporchi di terreno”.

Il finto incontro con delle ragazze

Ai carabinieri fornirono le proprie generalità e dissero di essere arrivati a Cellamare da Brindisi per “incontrare delle ragazze conosciute sul web”, ma che “all’appuntamento” si sarebbero presentati dei ragazzi che li “aggredivano con pugni e calci”. Nessun livido venne riscontrato dai carabinieri. I tre, alla fine, riuscirono a rientrare a Brindisi.

Il 7 giugno, attorno alle 21, venne  trovata l’auto con i quattro sportelli aperti: “all’interno un anello con la targhetta Sarni Oro, scaldacollo, passamontagna e guanti”. A terra  “numerosi gioielli” poi riconosciuti come quelli rubati nel punto vendita della galleria commerciale.

Il telefonino

C’era anche un telefonino cellulare intestato a un uomo  di nazionalità straniera: i tabulati hanno indicato una serie di contatti con una utenza in arrivo e in partenza proprio la mattina della rapina, con aggancio delle celle che coprono il tratto BrindisiBari.

 

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