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Recensione: The Golden Glove

Recensione: The Golden Glove

10/02/2019BERLINO 2019: Il nuovo lungometraggio di Fatih Akin è ben fatto, ma è anche uno dei film più atroci e sanguinosi mai proiettati in competizione in un grande festival cinematografico

Immagina Lucian Freud e Mike Leigh che si uniscono per fare un serial-killer movie, con Quentin Tarantino che mette i dischi per accompagnare le scene di stupro e omicidio, e in pratica avrai il film di Fatih Akin in concorso al 69° Festival di Berlino. Ambientato negli anni ’70, The Golden Glove [+:
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scheda film] è basato sull’omonimo romanzo tedesco del 2016 di Heinz Strunk sul famigerato assassino Fritz Honka, che ha ucciso diverse persone ad Amburgo.

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Il guanto d’oro del titolo è un umido pub pieno di vecchi e miserabili alcolizzati che Honka frequentava abitualmente, appena fuori dalla Reeperbahn, una zona che i Beatles frequentavano notoriamente prima di trovare Ringo Starr e la fama mondiale. Akin ci presenta una versione piena di droghe e prostitute del quartiere a luci rosse di St Pauli. Questa è la città portuale tedesca che ancora barcolla dopo essere stata ridotta in macerie nel 1943, e l’unica cosa che salva questi personaggi dal tedio mortale è l’alcol versato nei loro shot e le pinte di birra.

Il gruppo di personalità che frequentano il pub è sapientemente disegnato dalla sceneggiatura di Akin e restituito magistralmente dal suo direttore della fotografia, Rainer Klausmann. I ragazzi seduti ai bar hanno soprannomi come “Anus”, “Cola Rhum Waltraud” e “SS Norbet”, e guardano le vecchie prostitute e le donne tossiche sedute ai tavoli. L’enfasi è sull’orrore, e i primi piani fanno sembrare che queste figure stiano per darci un pugno in faccia.

E poi c’è la performance straordinaria di Jonas Dassler nei panni di Honka. Akin ha notato una somiglianza tra l’attore di Remscheid e Honka quando era ai Bavarian Film Awards, dove Dassler ha ottenuto il premio per il miglior attore giovane per le sue interpretazioni sia in LOMO: The Language of Many Others [+:
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scheda film] di Julia Langhof che The Silent Revolution [+:
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scheda film] di Lars Kraume. Dassler è una bestia: il trucco protesico incrostato sul suo viso gli dona un naso da boxer, i denti di uno scheletro e le cicatrici di una notte con Freddy Krueger. La fisicità pesante lo vede muoversi sullo schermo come Quasimodo. Lo incontriamo per la prima volta, con il culo in aria, mentre ispeziona il corpo della vecchia donna obesa che ha appena massacrato. Il suo appartamento è un porcile. Ci sono foto di ragazze nude sul muro, ci sono bambole – e non pensate nemmeno di andare in bagno! Si chiede per un po’ se tagliare il corpo, dopo averlo trascinato con fatica giù per le scale. E questa è una delle scene più gradevoli.

Questa è la brutale, brutta, episodica storia di un killer, e Akin si assicura di non glorificare Honka, rendendo lui e il suo mondo così oscuri, dolorosi e disgustosi da essere quasi troppo selvaggio da guardare. Persino i pompieri vomitano davanti a ciò che vedono. È un film per stomaci forti; è fatto con maestria, ma è anche uno dei film più atroci, sanguinosi e violenti mai proiettati in competizione in un grande festival cinematografico, e sarebbe consigliabile portarsi dietro un sacchetto per il vomito.

The Golden Glove è una coproduzione tedesco-francese di bombero international, Warner Bros Film Productions Germany e Pathé, presentata da Warner Bros Pictures. Le vendite internazionali sono affidate a The Match Factory.

(Tradotto dall’inglese)

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