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Sacra Famiglia, personale, volontari e famiglie uniti per migliorare la qualità di vita di chi soffre

Sacra Famiglia, personale, volontari e famiglie uniti per migliorare la qualità di vita di chi soffre

In occasione della Giornata del Malato l’Arcivescovo celebra una Messa nella Fondazione di Cesano Boscone, che il direttore Paolo Pigni presenta nelle sue peculiarità

di Cristina
CONTI

L’ingresso della Fondazione (foto Pedrelli)

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Paolo Pigni (foto Pedrelli)

Sacra Famiglia, realtà d’eccellenza sulla frontiera delle fragilità

Giornata del Malato, Messa con l’Arcivescovo in Santa Maria di Lourdes

Il Messaggio di papa Francesco

«Il dono è la chiave per vincere la cultura dell’indifferenza» e «la gratuità dovrebbe animare le strutture sanitarie cattoliche, perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare»: concetti evidenziati da papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale del Malato, che la Chiesa celebra lunedì 11 febbraio. Ne parliamo con il dottor Paolo Pigni, direttore della Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone, che domani accoglierà l’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, in arrivo alle 10.30 per celebrare la Messa per gli ospiti e il personale. «Nella nostra struttura abbiamo più di 1.300 volontari che si occupano gratuitamente di disabili gravissimi, di persone anziane che talvolta non hanno nessun parente – sottolinea Pigni -. I volontari animano il nostro villaggio, fatto di fragilità e caratterizzato da un senso particolare della vita. In un contesto in cui sono presenti professionisti di alto livello, ogni giorno ci accorgiamo di come sia importante il rapporto tra personale sanitario, volontari e famiglie. È su questo che deve concentrarsi la nostra attenzione. È necessario dare un senso nuovo di integrazione tra volontari e operatori per far stare meglio le persone fragili e assicurare loro una migliore qualità della vita».

Che cosa rappresenta per voi la visita dell’Arcivescovo?
Monsignor Delpini è sempre molto vicino alla nostra struttura e viene qui spesso, perché da noi è ricoverata una comunità di sacerdoti anziani che hanno problemi di salute. I due momenti più forti di questa presenza sono però appunto l’11 febbraio, in occasione della Giornata del Malato, e la via Crucis del Venerdì Santo. Si tratta di momenti di incoraggiamento, ma anche di vicinanza, in cui ci sentiamo parte della comunità cristiana ambrosiana. Domani in particolare, anche se si celebra la Giornata del Malato, per noi sarà un momento di festa e per chi vive qui è un’occasione importante. L’Arcivescovo coglie questi aspetti e noi gli siamo davvero grati per la sua presenza.

Tra le molteplici attività che svolgete, quali vi pongono all’avanguardia?
La Fondazione Sacra Famiglia nel 2018 ha seguito circa 13 mila persone, attraverso il lavoro di 2 mila dipendenti, che operano in tante strutture residenziali, un ospedale e diversi centri diurni. A Cesano Boscone si svolge circa la metà di questa attività. Negli ultimi anni, in particolare, abbiamo prestato una forte attenzione alla qualità della vita delle persone, in qualunque condizione esse si trovino. Da parte nostra, inoltre, c’è stata una risposta a bisogni particolari che vengono dall’esterno, soprattutto provenienti dal territorio milanese, ma anche da altre realtà. Da questo punto di vista, la nostra attenzione si è concentrata anzitutto su persone anziane fragili ancora residenti presso il loro domicilio. Abbiamo preso in carico in modo ampio e articolato persone che avevano gravi difficoltà e problemi di salute, che vivevano nelle proprie case da soli o con l’assistenza di familiari. Per loro la figura principale di riferimento è stata quella del clinical manager. Abbiamo dato sostegno concreto e in modo innovativo alle famiglie che dovevano convivere con un anziano malato di demenza o con disabilità, senza che questi dovessero allontanarsi dalla propria abitazione o dai propri cari, anche con consigli specifici e incontri professionali. Tra i nuovi bisogni che sono emersi, c’è stata poi una domanda imponente da parte delle famiglie che hanno bambini affetti da autismo. In questo caso abbiamo portato avanti un trattamento specifico sul bambino, affiancato dalla formazione di genitori e insegnanti, cercando di raccordare tra loro questi tre attori, per dare una risposta riabilitativa. I riscontri su questo versante sono stati molto positivi sullo stato del bambino. Gli stessi dati lo dimostrano: proprio per quanto riguarda l’attività di counseling sull’autismo, siamo passati da 40 bambini seguiti nel 2013 ai 600 di oggi.

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