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Shopping center, sfida finale Al Tar anche le associazioni

Shopping center, sfida finale Al Tar anche le associazioni

Non sarà, quasi certamente, l’ultimo round in questa sfida lunga già 25 anni tra chi vuole e chi non vuole un centro commerciale davanti al castello del Catajo. Ma la decisione del Tar, il 28 febbraio, è un passaggio decisivo e quasi definitivo per le sorti di un progetto che ormai si è caricato di tanti valori simbolici. Il paesaggio contro il cemento, un modello di sviluppo legato all’ambiente contro uno legato al commercio. E ci sono i temi del consumo di suolo, dell’economia, del lavoro.

lo stop

In mezzo a tutto, c’è il vincolo che la Soprintendenza ha calato sull’area a dicembre del 2017, fissando un principio di inedificabilità che ha congelato l’investimento da 70 milioni della Deda srl. Ma la società e il fondo Devar Claims che la finanzia, hanno fatto ricorso contro il ministero dei Beni culturali. E ora si aspetta il pronunciamento del Tar, che però potrebbe non essere definitivo perché un ricorso successivo al Consiglio di Stato è tutt’altro che improbabile.

il fronte del no

Della partita saranno anche le associazioni di categoria e ambientaliste e i comitati locali che in questi anni si sono battuti contro lo shopping center da 433 mila metricubi. Comitato “Lasciateci respirare”, Confesercenti, Ascom, Confagricoltura, Cia, Legambiente e Italia Nostra, insieme al Comitato La Nostra Terra e al coordinamento Associazioni ambientaliste del Parco Colli, hanno depositato l’altro ieri un intervento in giudizio per ribadire che una parte significativa della comunità considera quel centro dannoso dal punto di vista ambientale e per le ricadute che avrebbe sulla salute dei cittadini di un territorio molto vasto.

i tre motivi

Il “contro-ricorso” contesta punto per punto i tre temi con cui Deda e Devar Claims si presentano al Tar. «Intanto per noi il ricorso sarebbe proprio inammissibile perché il Tar non potrebbe sindacare di vincoli paesaggistici», premette l’avvocato Davide Furlan. «Detto questo, le società contestano l’estensione e l’intensità del vincolo, il fatto che la Soprintendenza l’abbia calato per fermare il centro commerciale e anche il procedimento con cui si è data risposta alle osservazioni di Deda. Noi rispondiamo che la Soprintendenza abbia giustamente ritenuto di tutelare i valori paesaggistici e storici intorno al castello, vietando di costruire nell’area intorno, che è ancora in buone condizioni e preziosa. In quanto alla tempistica del vincolo, è chiaro che è stato messo è proprio per rispondere a una minaccia. Ma questo non è illegittimo. Anzi, per fortuna è stato messo almeno in quel momento».

i perché

«Ci battiamo per azzerare il consumo di suolo, per difendere la cornice del Catajo e affermare un modello di sviluppo diverso», sottolinea Lorenzo Cabrelle di Legambiente.«Un’opera così, devasta 20 ettari di suolo agricolo e arricchisce pochi», sostiene Roberto Betto della Cia. «Abbiamo sempre perso le battaglie contro i centri commerciali, ma questa può andare diversamente. Ma sarà lunga e difficile», aggiunge Maurizio Francescon della Confesercenti. «Christianne Bergamin di Lasciateci Respirare ricorda invece le responsabilità del Comune che non ha fatto suo il vincolo e continua atenere fermi i piani di intervento, come a voler favorire l’arrivo dello shopping center. E questa contro le scelte del sindaco Moro è una battaglia parallela che neppure il Tar potrà chiudere. —

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