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Star allo Specchio: Cristiana Capotondi e il gioco del make-up

Star allo Specchio: Cristiana Capotondi e il gioco del make-up

Cristiana Capotondi, 38 anni, l’attrice italiana dal volto romantico, è stata la mia compagna di viaggio nel raccontare i protagonisti del beauty-case femminile. Si è fatta notare con «Notte prima degli esami», ha lavorato per grandi registi, dai fratelli Taviani a Pupi Avati, da Fausto Brizzi a Carlo Mazzacurati e Alessandro Genovesi, e di recente ha interpretato il ruolo di Nina nel film «Nome di donna» di Marco Tullio Giordana, una storia sui diritti delle donne, contro gli abusi e le violenze.

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Il 10 gennaio uscirà il suo nuovo film «Attenti al Gorilla». Cristiana Capotondi, però, non è solo una donna da set, è anche impegnata nella vita reale. Ha conquistato di recente il titolo di vice-presidente della Lega Pro dei calciatori, lei stessa è calciatrice, passione che le è nata per merito del nonno tifoso della Roma. A proposito di gioco, Cristiana di fronte alle videocamera di Star allo Specchio ha mostrato come ci sa fare in uno di quelli che da sempre conquista le donne, il trucco.

Ci racconta la sua prima volta con il make-up?
«Sono quelle cose che fai di nascosto, adesso che sono cresciuta lo posso dire: tutte le figlie a 12 anni prima di uscire di casa rubano la matita nera della mamma e la mettono per far vedere che sono più grandi. Il passaggio dall’essere bambina a giovane donna è scandito proprio simbolicamente dal trucco. Come una presa di consapevolezza del proprio corpo che può richiamare su di sé degli sguardi diversi. Il trucco nella vita è sempre legato a momenti delicati, per me è quello prima di andare in scena quando riordini le idee e ti concentri».

In tempi di crisi economica aumentano le vendite di rossetti, un indicatore definito dagli economisti «lipstick index», le è mai capitato di comprare un rossetto per immediato comfort?
«È un regalo che si fa sempre tra donne, si regalano rossetti, lucidalabbra, cose piccole ma che hanno appunto un effetto consolatorio immediato, ti rendono diversa con un piccolo gesto e un piccolo investimento economico. Il rossetto per me ha a che fare con la protezione delle labbra, cerco sempre di tenerle ben idratate e protette. Le labbra sono importanti perché svolgono un lavoro di storytelling e raccontano quanto una donna si sia curata e resa più bella, non ha fatto solo la doccia prima di uscire di casa, insomma».

Il colore del rossetto si sceglie spesso a seconda dell’umore è d’accordo?
«Sì. Il rossetto rosso è la donna che si propone, lancia un messaggio richiama l’attenzione sulla bocca, una parte del viso che è la prima forma di comunicazione quando ci si innamora dell’altro. È per la donna che non vuole passare inosservata. Il rosa potrebbe essere un buon compromesso».

Sarà per questo che c’è una palette di nude e possiamo scegliere tra una miriade di tonalità del colore della pelle? Il rossetto è davvero man repellant?
«Il rosso direi che più che creare distanza crea spavento nel maschio, perché quella promessa di fuoco che arriva dal colore delle labbra lui deve essere in grado di mantenerla. Il mio uomo non ama il rossetto, né il trucco in generale, quando mi trucco mi dice “che cos’hai in faccia?”. Siamo a questo. Ma il suo approccio mi dà grande fiducia nel futuro perché quando sarò una signora anziana con occhi chiari, quelli restano per sempre, so che gli piacerò ancora».

In cosa è brava nel trucco?
«Sono campione europeo di mascara. Diciamo che vogliamo lanciare i campionati Guerlain di mascara. Ho letto un’intervista di Julia Roberts che parlava di dividere le ciglia con la spilla da balia, ecco io non arrivo a questo. Ma il mascara va saputo mettere, perché riflette la personalità. Se è messo appallottolato fa capire che una donna arriva sulle cose in modo distratto. Se è steso sulle ciglia in modo ordinato, può far intuire che quella donna è del segno della vergine. È il gesto più complicato, è vero che anche disegnare una bocca rossa ha la sua difficoltà, ma il mascara per me conta molto».

Qual è la sua tecnica per applicarlo?
«Passo lo scovolino sulle ciglia e quando arrivo alla punta le piego, in modo da avvolgerle un po’, così faccio due cose in una. Ho ciglia lunghe ma bionde, fuori dal mascara nessuno le vede. Poi lo metto e mi dicono ci sono!».

C’è stato un ruolo in cui il trucco ha avuto un’importanza rilevante per entrare nel personaggio?
«È stato quello di Lucia Annibali, nel film per la tv “Io ci sono”, lei ha il viso deturpato e mi è stata creato con skin tight e trucco prostetico. Molto fastidioso e difficile da realizzare, c’è un team di truccatori italiani che è chiamato in casi di emergenza come se fosse la Croce Rossa anche e Hollywood per costruire volti. È un make-up molto invasivo, fa sudare, si tratta di maschere faticose da tenere e che richiedono bravura nel curare la pelle dopo».

«Se metti un rossetto sorridi. È il migliore rimedio anti-gravità, tira su tutto», lo ha detto Olivier Échaudemaison, make-up artist storico e direttore artistico della maison Guerlain che ha truccato le dive della Old Hollywood, lo fa anche lei?
«Il sorriso è la mia attitudine naturale, ma se ho il rossetto sento che è sottolineato».

Un segreto carpito dalle dive d’altri tempi?
«Nelle foto avevano sempre un’apertura tra il labbro superiore e il labbro inferiore, un buchino, un passaggio d’aria che donava un senso di maggiore sensualità. Ma se lo replico io non è sensuale o femminile, sembro Zoolander, ho provato, ma credo che nei nostri tempi non funziona. Sono contenta di esser nata in un’epoca in cui possiamo uscire con le ballerine, una t-shirt, i jeans ed essere cool. Dall’altro lato quando guardo l’eleganza che quelle donne avevano indossando quegli abiti penso che dovremmo imparare da loro. L’ideale sarebbe quell’eleganza con i nostri abiti, anche se spesso gli abiti si portano dietro il movimento. Il mio consiglio è: in casa vestiamoci con i tacchi a spillo, le gonne strette, poi quando usciamo manteniamo la postura che ci regalano e indossiamo i nostri abiti più semplici, ma restiamo regali».

Come abbina i rossetti all’abbigliamento, ovvero come lo personalizza, è una da tono su tono, ho preferisce il mix match?
«Vado fuori dagli abbinamenti. L’abbinamento perché funzioni deve essere perfetto, rossetto e borsa, rossetto e maglietta o rossetto e scarpe. Il rossetto è come portare un bell’orecchino, è un dettaglio, si presta molto a essere il punto di forza del look di una persona. Ti fa diventare un foglio rosa, non bianco, con un punto di colore».

Un tip che si è portata a casa con sé dai set e dai backstage?
«La matita dentro e sopra nell’occhio. La metti dentro nella rima superiore come se facessi una piccola riga di eyeliner. Ma deve essere waterproof perché non volete improvvisamente specchiarvi per strada e “dire chi è quella donna con la matita fino al mento?”, per poi scoprire che quella donna siete voi. Si fa così, alzate la palpebra e applicate la matita nella rima interna superiore dell’occhio. È un trucco adatto a chi ha le ciglia chiare come me, le rende un po’ più scure. Un’altra cosa che ho scoperto è che nel backstage il make-up artist spesso usa il rossetto anche sulle palpebre per creare un trucco in nuance. Ecco non lo fate perché la texture dei rossetti sugli occhi non funziona, è fastidiosa».

Le sue buone ragioni per indossare un rossetto?
«Se avete un umore girato mettevi un rossetto, è un modo per occuparvi di voi. Il trucco è questo: ti dedichi a te stesso e dai un po’ di colore alla giornata. La cura perfetta per chi è meteoropatico».

Ha un segreto da selfie?
«Fai la faccia più bella che hai e guarda la luce come se guardassi la vergine Maria che assurge al cielo. E ricordate: quando diventate “grandi” e vi vedete strane non dipende da voi, perché ben illuminate siamo tutte bellissime. Dobbiamo sempre guardare la luce».

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