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Svizzera, lo sciopero delle donne in viola per la parità dei diritti

L’ultima protesta del genere nel paese risale al 1991, quando mezzo milione di donne scesero in strada per chiedere pari opportunità ed il congedo per la maternità

14 giugno 2019Le statue avvolte di viola a Neuchatel, il traffico bloccato a Losanna, un pugno chiuso, simbolo del femminismo, proiettato su un grattacielo a Basilea: le donne in tutta la Svizzera hanno scioperato per chiedere la parità di retribuzione. Hanno messo in atto varie azioni per sfogare la loro frustrazione con la persistente discriminazione di genere e le lacune salariali nella ricca nazione alpina. Lo sciopero arriva quasi tre decenni dopo il primo sciopero nazionale delle donne per la parità di retribuzione.

Le donne svizzere hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 1971 e fino al 1985 avevano bisogno del consenso del marito per lavorare o addirittura per aprire un conto in banca. Ancora oggi guadagnano in media il 19% in meno degli uomini e – secondo un recente sondaggio di Amnesty International – il 59% di loro denuncia di avere subito molestie sessuali almeno una volta nella vita. È per chiedere una piena parità di diritti, di stipendio e di rispetto che centinaia di migliaia di svizzere sono scese in piazza in diverse città del Paese. Un’onda viola – questo il colore scelto dalle manifestanti – che ha messo in scena uno sciopero declinato tutto al femminile. 

L’evento ripropone dopo trent’anni la prima “grève des femmes” nazionale, avvenuta nel 1991. Fu la più grande manifestazione di piazza nella storia svizzera, secondo il Guardian, con oltre 500.000 donne che abbandonarono il loro posto di lavoro per protestare contro la discriminazione. In tante ritengono che da allora siano stati fatti pochi progressi reali, anche se alcune cose sono cambiate: ci sono state otto ministre donne al governo e il diritto al congedo di maternità è stato sancito dalla legge. 

Le donne restano tuttavia sotto rappresentate nei ruoli dirigenziali delle aziende e il sostegno che arriva dal pubblico per la crescita dei figli è molto scarso, mentre nel privato rimane estremamente caro. “Nel 2019 – denuncia una delle organizzatrici della protesta, Clara Almeida Lozar, intervistata dalla locale Swissinfo – stiamo ancora ricercando l’uguaglianza. Ma c’è molto più di questo: il problema è che la cultura del sessismo fa parte della vita quotidiana in Svizzera, è invisibile e ci siamo così abituati che non ci accorgiamo nemmeno che c’è”. 

I raduni sono stati alimentati anche su Twitter dove da giorni sono trending topic gli hashtag #Frauenstreik e #GrèvedesFemmes, sciopero delle donne in tedesco e in francese. Le manifestazioni hanno preso il via nella notte a Losanna, dove le donne hanno fatto suonare le campane della cattedrale, illuminata di viola per l’occasione. Poi hanno fatto un falò con cravatte e reggiseni. A Berna, il parlamento ha fatto una pausa di 15 minuti. Il quotidiano Le Temps ha lasciato spazi vuoti dove sarebbero dovuti apparire gli articoli firmati dalle giornaliste.

Alcuni datori di lavoro hanno denunciato lo sciopero come illegale ma molte grandi aziende hanno adottato un approccio più pragmatico e alcune, come Migros e la Swiss Railways, hanno perfino sostenuto l’iniziativa. D’altronde recenti sondaggi di opinione hanno mostrato che il movimento delle donne è appoggiato da più del 63% della popolazione.

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