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Treviso, arriva la mozione anti-gay e anti-aborto

Treviso, arriva la mozione anti-gay e anti-aborto

La mozione è stata proposta dal consigliere di maggioranza Vittorio Zanini. Questo era prima tra le file del PDL come assessore, poi è arrivato al consiglio comunale di Treviso, dopo il passaggio alla Lista Zaia – Gentilini. Il testo sarà al vaglio della commissione Sociale, per passare poi al consiglio, nel caso venisse approvata. La mozione viene denominata anti-aborto e anti-gay. Il testo difatti propone una serie di iniziative per “impedire” alla donna di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, e contiene un duro attacco alle famiglie omogenitoriali. Queste saranno in un certo modo bandite. Per assicurare il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre. Un nuovo passo indietro per l’amministrazione trevigiana.

Le premesse della mozione mostrano un insieme di opinioni che rifiutano categoricamente le coppie omosessuali. Quest’ultimo termine viene utilizzato dal consigliere Zanini una sola volta, quasi a non considerarle. Il punto fondamentale è uno solo: ribadire la natura della famiglia tradizionale, composta da due persone di sesso opposto. Un rifiuto categorico quindi nei confronti dell’aborto, dell’utero in affitto e ad altre forme di concepimento di un bambino. Il testo, di fatto, elimina semplicemente tutte le coppie diverse da quelle eterosessuali. 

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Il testo della mozione sembra scritto da un sostenitore convinto delle varie associazioni pro life che periodicamente attaccano la pratica dell’utero in affitto e le coppie omosessuali. Le quali “ruberebbero” i neonati alle loro madri. La prima premessa della mozione Zanini inizia con una frase molto significativa, riguardante la vita di ogni essere umano, la quale deve essere salvaguardata e protetta dal suo concepimento fino alla morte. Riferendosi molto sottilmente così sia all’aborto che all’eutanasia e al testamento biologico. Poi inizia ad attaccare la pratica dell’aborto, e per farlo parla di una promozione della sensibilizzazione già in età scolastica, quando invece basterebbe inserire un corso di educazione sessuale. Ma non si può parlare di ragazzi e ragazze adolescenti, che stanno scoprendo il loro corpo e il sesso. Ma di futuri genitori.

Altro attacco poi all’utero in affitto, che definisce pratica abominevole. Questa sarebbe difatti da considerarsi uno “strumento contrario alla natura dell’uomo e alla maternità e paternità responsabile“. Arriva poi alle coppie omosessuali, anzi, senza nemmeno nominarle, le aggira parlando dei diritti dei bambini. “Condividendo e sostenendo con forza che i figli hanno diritto ad un padre maschio e ad una madre femmina, e che sono il frutto di un atto d’amore reciproco tra uomo e donna, senza scorciatoie e forzature tecniche […]“. Conferma poi la diversità e l’unicità dei soli due generi binari, maschile e femminile.

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