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Un database per le donne cinesi BreedReady | Punto Informatico

Un database per le donne cinesi BreedReady | Punto Informatico

Ci troviamo nostro malgrado a scrivere sempre più spesso di leak, della scoperta di enormi database contenenti informazioni e dati personali, talvolta liberamente accessibili da chiunque in palese violazione di qualsiasi forma di privacy. Quello che riportiamo oggi è però del tutto particolare e, per certi versi, ancor più preoccupante rispetto ad esempio alle Collection che raccolgono username e password sottratte a miliardi di utenti.

Le donne cineseBreedReady

Si tratta di un archivio ospitato da un server localizzato in Cina, ora messo offline, ma raggiungibile fino a pochi giorni fa. Al suo interno i record relativi a 1,8 milioni di donne con tanto di nome, cognome, età, numero di telefono, livello di educazione, stato civile e persino link di collegamento al profilo Facebook (laddove disponibile), nonostante nel paese asiatico il social network di Mark Zuckerberg non sia fruibile se non affidandosi a sistemi come le VPN. Ciò che però richiama più di tutto l’attenzione è il campo indicato come BreedReady a cui per ognuna delle donne elencate viene attribuito il valore di “0” oppure “1”.

La Cina e il calo delle nascite

Non è del tutto chiaro a cosa si riferisca né a quali finalità sia destinato il database. Ignoti anche i suoi autori. Tra le ipotesi plausibili quella che conduce a una qualche sorta di iniziativa messa in campo a livello governativo per schedare i cittadini di sesso femminile con predisposizione alla maternità, forse in relazione al calo delle nascite che nel 2018 ha toccato il suo picco con soli 15,6 milioni di neonati (fonte National Statistics Bureau), due milioni in meno rispetto ai dodici mesi precedenti. È il dato più basso dal 1961, nonostante la politica del figlio unico introdotta alla fine degli anni ’70 sia stata abolita nel 2013.

Gran parte delle donne presenti risiedono nella capitale Pechino. Il range di età va da 15 a 95 anni, mentre prendendo in considerazione esclusivamente quelle ritenute “BreedReady” l’intervallo si restringe da 18 a 39 anni. A scoprire l’archivio è stato Victor Gever, ricercatore della GDI Foundation olandese. Queste le sue parole affidate alla redazione del sito The Verge.

Non sappiamo chi ci sia dietro al database né quale sia la sua intenzione… questa è la parte che più ci preoccupa.

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