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Un grazie alla squadra ma ora non svendiamo i gioielli, altrimenti si finisce in B

Un grazie alla squadra ma ora non svendiamo i gioielli, altrimenti si finisce in B

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Ho dovuto insistere con l’arbitro e il Var: il rigore c’era. Il Cagliari è squadra equanime e ha ristabilito i conti, risarcendo il Genoa delle proprie incapacità. Lo ha fatto con un rigore e questa volta il merito ce lo prendiamo tutto noi, arbitri e Var, una cricca di 5 o 6 esperti, per una volta sono rimasti a bocca asciutta, il merito è totalmente nostro. Il Genoa non ha un attacco scadente, solo che alle sue punte hanno tagliato le unghie. Noi abbiamo provato, perché certe partite servono a quello, una difesa a cinque, che non ha scontato troppo le ultime esposizioni difensive.

Pisacane negli spazi stretti si esalta, rimbalza e scatta come una molla, pronto all’anticipo. Se la squadra gioca male lui diventa sgraziato e incerto, se la squadra gioca bene, può ingannare chiunque. Io lo schiererei solo nelle partite dove il Cagliari giocherà bene. Bradaric può essere uno su cui puntare, specie se teniamo Cigarini. Cerri, altra utilità di questa partita, ha potuto giocare dall’inizio. Non vorrei infierire, Qualche anno fa ebbi una discussione con un opinionista che mi aveva corretto in una trasmissione televisiva. Cerri era un futuro campione, promettente perché era giovane. Gli diedi appuntamento a oggi, all’incirca, sperando di dovergli chiedere scusa. Come ricevute, grazie. Purtroppo di testa è solo alto, non scatta, perde palla per lentezza. Pavoletti ha fatto ampiamente il suo dovere. È come un pugile che tira un pugno ogni tanto, perde ai punti, ma si du piga du smerma, come diceva Gianni Sulis.

Adesso ringraziando la squadra tutta, perché molte soddisfazioni ce le ha date, chiediamo alla dirigenza di non gettare al vento i milioni che ci pioveranno da due sole vendite. Molti della rosa lasciamoli andare, li abbiamo ospitati e non li rimpiangeremo, compresi alcuni oggetti misteriosi che a questo punto schiererei, due olive non si negano mai, figuriamoci una. Stando attenti, perché una squadra è come una antica famiglia nobiliare, costretta a vendere i gioielli di famiglia, ma alla fine questi finiscono. E si finisce in B, con modalità già successe.

Quindi un programmato piano di acquisti, i giocatori collaudati li abbiamo, se c’è un ruolo scoperto cerchiamo di colmarlo, va bene un vecchio ogni tanto, ma non una comitiva di anziani a spese del comune. In fondo il nostro pubblico lo merita, quello che va allo stadio soprattutto, l’ha sempre meritato, perché a parte certe omologazioni alle mode comportmentali italiane, il nostro lo ricordo (e la mia memoria scava molto indietro) equilibrato e sportivo oltre il tifo di parte. Non era raro assistere a una disputa salace e basta, se un fuorigioco o rigore c’era o non c’era. Sia detto con tutte le eccezioni del caso.

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