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Una lama come avambraccio, Capitan Uncino era longobardo e ...

Una lama come avambraccio, Capitan Uncino era longobardo e …

Nel Museo di Antropologia “G. Sergi” della Sapienza è conservato il corpo del guerriero longobardo cui mancano la mano destra, il polso e parte dell’avambraccio: è l’importante testimonianza di una amputazione perfettamente guarita e di pratiche di cura moderne in un’epoca pre-antibiotica.

“T US 380”, questo il nome di un guerriero di 1300 anni fa, era tra gli inumati della necropoli longobarda di Povegliano Veronese.

Gli esperti del Laboratorio di Paleoantropologia e bioarcheologia del Dipartimento di Biologia dell’Università La Sapienza di Roma hanno potuto analizzare i resti di buona parte dello scheletro di un uomo che aveva superato i 45 anni e a cui mancava la mano destra, il polso e parte dell’avambraccio. Si tratta dell’esito di un’amputazione perfettamente guarita, per cui le ossa direttamente interessate, radio e ulna, mostrano le trasformazioni più evidenti. Altri segni su ossa e denti, oltre ai dati raccolti nello scavo, mostrano che l’individuo era dotato di una protesi armata, probabilmente costituita da un manicotto (su cui era inserita una lama ed era tenuto ancorato al braccio da un cappuccio e da legacci in cuoio).

Capitano Uncino? Era un guerriero longobardo

Dagli studi condotti insieme al Dipartimento di Scienze dell’antichità e alla Scuola di Dottorato in Archeologia della Sapienza, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, è emerso come questo corpo sia una importante testimonianza di amputazione perfettamente guarita e di pratiche di cura moderne.

I ricercatori hanno preso in considerazione diverse circostanze per spiegare da una parte le cause, e quindi cosa può aver portato all’amputazione dell’avambraccio, dall’altra gli esiti, ovvero come si sopravviveva 1300 anni fa, in un’epoca pre-antibiotica, a un’operazione così rischiosa.

Verosimilmente questo taglio deve essere stato eseguito da sinistra verso destra, dalla porzione laterale dell’avambraccio verso quella mediale, ovvero in direzione del centro del corpo. L’amputazione si è verificata a seguito di un forte trauma all’avambraccio. Diversi sono gli scenari che si possono prendere in considerazione. Uno di questi è che l’arto sia stato amputato per ragioni mediche. Forse l’avambraccio si era fratturato a causa di una caduta accidentale con conseguente frattura scomposta. Quindi, l’inizio di una necrosi potrebbe aver portato ad un intervento chirurgico per rimuovere il tessuto morto dalla parte sana dell’osso. Tuttavia, data la natura guerriera nel popolo longobardo, è verosimile ipotizzare anche che il trauma sia stato causato durante un combattimento. Una terza causa per l’amputazione dell’arto può essere rintracciata nella punizione giudiziaria, praticata occasionalmente nelle comunità longobarde.

Sopravvisse all’amputazione senza antibiotici 

L’uomo sepolto nella T-US-380 sopravvisse alla perdita dell’avambraccio in un’epoca in cui gli antibiotici non erano disponibili, mostrando un forte senso di attenzione e cure costanti da parte della comunità in cui viveva. Ciò suggerisce un ambiente pulito e un’assistenza intensiva fin dalle prime fasi della guarigione. È degno di nota ricordare che diversi balsami a base di erbe erano conosciuti dalle popolazioni longobarde con scopi antisettici e antiemorragici.

Inoltre, con ogni probabilità era stata applicata una protesi. Le osteofitosi e la forma del callo osseo, insieme al rinvenimento di “residui di cuoio” e di una lama di ferro – entrambi in corrispondenza dell’avambraccio destro, come riportato dalla scheda di scavo – ne suggeriscono la presenza. Tale supporto produceva una pressione sull’osso tale da aver spinto le due ossa ad un processo di unione e alla formazione del callo osseo. Altre parti dello scheletro mostrano i segni dell’adattamento a questa condizione, come la scapola destra, che suggerisce un cambiamento nell’orientamento del braccio. Anche i denti mostrano difetti collegati alle condizioni di vita dell’individuo dopo l’amputazione, indicando il loro uso per scopi diversi dalla masticazione, soprattutto sul lato destro, in conseguenza dell’uso della bocca come mano suppletiva, forse anche per serrare ogni giorno i legacci di cuoio della protesi.

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