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Una vacanza a Vienna, a tempo di valzer

Una vacanza a Vienna, a tempo di valzer

Appoggiate l’orecchio a questa conchiglia: oggi è così che vi spiego la mia vacanza a Vienna. Appoggiate l’orecchio a questa conchiglia speciale, che suona, in una specie di valzer, la nostra vacanza. E ascoltate questo brusio di sottofondo, che accompagna le nostre voci: quella di mio marito, di mio figlio Giovanni [giovane con disturbo dello spettro autistico, N.d.R.], di Simone, amico di famiglia e fratello acquisito di Giovanni, e la mia.

Siamo in aeroporto, in procinto di partire per la nostra meta. Tra recarci in aeroporto due ore prima e il ritardo di un’ora e mezza alla partenza dell’aereo, ci abbiamo messo “solo” cinque ore per arrivare alla destinazione! Metteteci pure che nelle tre ore che sono rimasta in aereo ero “agli arresti domiciliari”, perché per le tratte brevi e medie la sedia piccola non è prevista e dunque… niente bagno! Diciamo che non sono arrivata a Vienna fresca come una rosa!
E ora sentite questo brusio… Come? Non sentite niente? Ah, è vero, lei è silenziosa! Lei? Sì, la nostra ospite motorizzata, il mio scooter, per l’occasione ribattezzato “Peggy”. Una rossa snella e agile che è salita con me sull’aereo.
Gli scooter pieghevoli hanno il loro perché, e anche se Leo era possente ed è stato il primo amico a motore, beh, Peggy mi seguirà spero a lungo nelle mie scorribande future. Grazie a lei ho sopportato con meno difficoltà la ricerca degli appartamenti, che è stata un po’ difficoltosa, e mi sono goduta le strade di Vienna. E senza tema di smentite, mio marito la ringrazia di avergli risparmiato il mio dolce peso, soprattutto nelle salite o nei terreni un po’ sconnessi ( che però lì sono pochi).

Ecco, le sentite? Le strade di una città di fine agosto sono sicuramente più tranquille, quelle di Vienna ancora di più, molti vanno in bicicletta o su tram nuovi e silenziosi. I treni no, quelli sono sempre gli stessi dappertutto e abitando vicino a una stazione, diciamo grazie ai tappi per le orecchie!
La voce di sottofondo, invece, è quella del navigatore sulla macchina, perché non abbiamo voluto rischiare il trasporto pubblico… Avremmo dovuto, però, visto che i miei tre “cavalieri” mi hanno assicurato che erano tutti accessibili.
Il suono della mia conchiglia non mente: la mia vacanza a Vienna mi ha fatto incontrare una città che è una “vecchia signora”, proprio come la mia Roma, ma che pure si è resa accessibile e friendly nei miei confronti. Le strade e i marciapiedi sono ampi e agibili, l’asfalto tenuto bene, le macchine si tengono lontane dagli scivoli. I musei, che in media non costano più di quelli di Roma, sono tutti dotati di audioguide e resi accessibili per chi si muove con le quattro ruote. Eppure sono palazzi storici, non meno di quelli di Roma. Ci sono scale, ma ci sono ascensori per superarle. Ci sono stanze dove gli oggetti non si possono toccare, ma ci sono audioguide per descriverle.
Lo spirito dell’Impero Austroungarico echeggia ancora al Castello di Schönbrunn e nella casa di Mozart risuona la sua musica e il suo carattere irriverente.

Vienna è una città elegante e quieta, anche se come tutte le vere signore nasconde le sue tentazioni come il Prater, unica tra le attrazioni di Vienna ad assomigliare all’Italia. In peggio. Come tutti i parchi divertimento, infatti, è praticamente non accessibile in ogni sua parte, tranne i ristoranti, si intende. Nessuna delle attrazioni, nemmeno la ruota, è accessibile con la sedia a rotelle, e di certo questo fa forse più effetto lì, visto che il resto è fruibile.
Non posso parlare invece del teatro, perché, ahimè, la mia compagnia ha votato contro una serata di musica classica che, lo giuro, è solo posticipata.

Ora però la conchiglia cambia di nuovo musica, e siamo sul Danubio, una delle ultime sere. Sul fiume aleggia ogni tipo di aroma, visto che ci sono una serie di bar ben distribuiti lungo la riva. La gente cammina, si siede lungo il fiume, ascolta musica. Ma non c’è confusione. Si riesce a sentire la voce del fiume e io e Peggy ci sentiamo a nostro agio, ascoltandolo respirare.
Ho condiviso queste mie sensazioni con i miei compagni di viaggio e perfino Giovanni è stato insolitamente tranquillo, quella sera. Il Danubio ha incantato tutti, anche se non eravamo nella solita barca per turisti.
E veniamo ai parchi, verdi, meravigliosi, completamente fruibili da Peggy e da me. Eccolo lo spirito di Vienna: quello di una signora di altri tempi, che conosce i gusti dei suoi ospiti perfino se arrivano da lontano e se li vede per la prima volta, li mette a suo agio.

Per il ritorno vorrei fare un piccolo annuncio alle compagnie aree: signori, quando si toglie la batteria a uno scooter pieghevole, questa non può camminare! Non staccate anche i circuiti sotto la scocca, ed evitate di romperla per farlo! La mia povera Peggy ha rischiato parecchi insulti ingiustificati da parte mia, perché non camminava una volta arrivati a Roma. Ma non era colpa sua, visto che avevate appunto staccato i contatti, addirittura rompendo un pezzo di scocca nel farlo.
Rispettare gli ausili altrui è dovuto, anche se siete una compagnia low cost, e basta un po’ di attenzione per attuarlo.

Questo è stato un piccolo inconveniente, ma spero che la mia conchiglia magica vi abbia trasmesso il giusto messaggio: con le giuste precauzioni, a meno che non siate un Indiana Jones carrozzato, potete sicuramente viaggiare e sperimentare nuove esperienze.
Progettate il viaggio in modo tale da essere sicuri di un’accessibilità buona e adatta a voi come alloggio, informatevi delle cose interessanti in città e della loro accessibilità e abbiate comunque un pizzico di mente aperta… And English, naturalmente, almeno… per poter sopravvivere!

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