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Uomini violenti che non risparmiano nessuno

Uomini violenti che non risparmiano nessuno

Cardito e Genzano. Due vicende molto simili. Due ragazzi di 24 anni hanno massacrato i figli delle loro compagne: il primo ha ucciso il piccolo Giuseppe, di soli sette anni, perché “aveva rotto la sponda del letto”. Il secondo ha massacrato una bimba di due anni perché “piangeva troppo”. Al momento la piccola è ricoverata nel reparto di terapia intensiva del Bambin Gesù e la prognosi è ancora riservata. Due casi di cronaca che, oltre la naturale emozione che provocano per la loro brutalità e per l’età delle vittime, parlano di una violenza strutturale all’interno della famiglia. Ridurre tutto a un improvviso raptus di violenza non ci aiuta a capire né a prevenire. Possiamo dire che Tony Essobti Badre e Federico Zeoli siano stati colti da un momento di rabbia o di follia? Non possiamo saperlo, in questi casi serve una perizia approfondita per capire bene cosa sia scattato nella testa di questi due giovani uomini. Quel che è certo nel caso di Federico Zeoli è che aveva dei trascorsi violenti nei confronti della compagna e della bambina, essendo stato già denunciato per stalking e lesioni.

Aumentano i maltrattamenti in famiglia in Italia

I bambini che vivono in una famiglie con un uomo violento sono spesso vittime due volte.  Sono vittime di violenza assistita, con gravi conseguenze psicologiche per il loro sviluppo e la loro crescita costretti a vedere le loro madri o altri membri del nucleo familiari percossi, insultati, umiliati, ma anche vittime di abusi diretti nei loro confronti. I dati degli ultimi anni indicano che anche le violenze i sui minori sono in crescita in Italia. Secondo il rapporto redatto da “Terre des Hommes”, i maltrattamenti all’interno del nucleo familiare sono aumentati: 1.723 bambini ne sono stati vittime nel 2017, il 6% in più rispetto agli anni precedenti. Se la violenza nei confronti delle donne – fisica e psicologica – avviene soprattutto all’interno delle mura domestiche, questo vale anche per i minori. Accade all’interno delle famiglie così dette tradizionali – quelle che dovrebbero preservare i valori “sani” della nostra società – così come in famiglie allargate o composte da genitori separati. La violenza maschile non guarda in faccia nessuno.

Violenza in famiglia: con il Ddl Pillon rischiamo passi indietro

I motivi sono molti: sono politici, sono sociali, sono culturali. Lo testimonia il movimento globale delle donne ‘Non una di meno’ e il #metoo che ha travolto il mondo del cinema e dello spettacolo. Ma in Italia, e non solo, la politica sembra andare da un’altra parte. Il disegno di legge presentato dal senatore della Lega Simone Pillon riforma il diritto di famiglia. Secondo i suoi contestatori renderà molto più difficile per le donne allontanarsi dai mariti violenti, dato che spesso sono costrette a dipendere economicamente da loro. E, senza un’indipendenza economica, andarsene è difficile. Non solo: prima di separarsi, le coppie devono rivolgersi a un mediatore familiare (a pagamento) per arrivare alla condivisione di un “piano genitoriale” per le questioni riguardanti i figli. Durante questo procedimento è vietato rivolgersi a un avvocato. E questo riguarda anche le donne e i minori vittime di violenza, che non sono minimamente tutelati.

La nostra è una società dove la violenza familiare è purtroppo endemica, dove le relazioni – soprattutto quelle tra uomo e donna – sono fatte di gerarchie e cultura del possesso. Gli abusi e i maltrattamenti contro le donne non possono più trovare giustificazioni, perché la violenza maschile non risparmia nessuno, nemmeno i bambini.

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